Omicidio Trotta nella bruschetteria di Vieste, arriva la svolta. Beccati 5 uomini tra cui il boss Raduano

Il capoclan viestano sarebbe stato il mandante dell’agguato allo scopo di vendicare la morte del cognato Vescera. Preso anche uno dei presunti killer, il sanseverese Angelo Bonsanto

Possibile svolta nell’omicidio di Omar Trotta, giovane garganico ucciso nel luglio del 2017 nel suo locale di Vieste. Nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Omnia Nostra” contro il clan Lombardi-Ricucci-La Torre, i magistrati della Dda di Bari hanno stretto il cerchio attorno a cinque sospettati: il boss di Vieste Marco Raduano detto “Pallone”, Angelo Bonsanto di San Severo, legato ai Moretti di Foggia a loro volta alleati dei Lombardi, i viestani Gianluigi Troiano e Danilo Della Malva alias “U’ Meticcio” e il mattinatese Antonio Quitadamo, questi ultimi due collaboratori di giustizia.

I cinque, “in esecuzione del medesimo disegno criminoso e in concorso tra loro e altre persone (almeno un altro esecutore)”, avrebbero ucciso Trotta “con premeditazione e per abietti motivi” consistiti in una vera e propria ritorsione. Secondo l’impianto accusatorio, il viestano sarebbe stato ammazzato perché, in qualità di componente del contrapposto gruppo Miucci-Perna-Iannoli, avrebbe partecipato all’omicidio di Giampiero Vescera, cognato di Raduano, “di cui non riconosceva la supremazia criminale – riportano gli inquirenti – disubbidendo all’ordine di esilio da Vieste e pagamento di 100mila euro”.

Gli autori dell’azione omicidiaria intendevano acquisire nel territorio “un incontrastato controllo criminale” anche attraverso l’agguato a Trotta, ferito mortalmente con un revolver calibro 38. I killer provarono ad eliminare anche Tommaso Tomaiuolo che in quel momento era con Trotta ma il giovane, braccio destro del boss di Monte Sant’Angelo Enzo Miucci, rimase ferito ma riuscì a scampare alla morte.

Secondo la Dda, Raduano fu mandante e organizzatore dell’omicidio, Troiano avrebbe avuto il compito preliminare di fornire agli esecutori una fotografia di Trotta e successivamente di avvisare gli esecutori della presenza del viestano nel luogo del pianificato omicidio. Bonsanto avrebbe avuto il ruolo, insieme ad altro complice, di esecutore materiale dell’omicidio presso il ristorante “L’Antica Bruschetteria del Corso”. Della Malva, quale ausiliario di Raduano, avrebbe preso parte all’organizzazione dell’omicidio fornendo assistenza logistica e materiale nella loro breve permanenza viestana ai due esecutori materiali dell’omicidio. Infine, Quitadamo avrebbe fornito la pistola calibro 38 a Bonsanto e avrebbe accompagnato quest’ultimo e l’altro killer, subito dopo l’omicidio, lontano da Vieste.
Si tratta di fatti commessi con chiaro metodo mafioso “al fine di agevolare – scrivono i pm antimafia – il gruppo Radiano-Della Malva, articolazione viestana del clan Lombardi-Ricucci-La Torre”. (In alto, Raduano, Della Malva, Quitadamo, Bonsanto e Troiano; sotto, Trotta)



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