“Ricostruire sinergia tra magistratura e stampa è una priorità”. Il caso del telefono sequestrato al cronista anima il dibattito

L’analisi dell’autore di “Report”, Stefano Lamorgese e del penalista Fischetti sulla vicenda dell’accusa di ricettazione mossa dalla Procura di Foggia nei confronti del giornalista Pesante

Continua ad animare il dibattito la vicenda del cellulare sequestrato al direttore de “l’Immediato”, Francesco Pesante. Il giornalista è indagato per ricettazione per aver pubblicato il video dell’omicidio di Alessandro Scrocco, avvenuto il 17 maggio scorso; accusa immediatamente contestata con forza da Federazione nazionale stampa italiana, Assostampa e Ordine dei Giornalisti di Puglia. L’episodio è stato illustrato, questo pomeriggio, a Lamezia Terme dall’autore di “Report”, Stefano Lamorgese, durante uno degli incontri organizzati nell’ambito della manifestazione “Trame – Festival dei libri sulle mafie”: “Il pm – ha sottolineato – invece di utilizzare la sensibilità che quella notizia ha pubblicato, se la prende col giornalista. Questa è una distorsione”. Lo stesso concetto ribadito questa mattina dal direttore de “l’Immediato”, intervistato a caldo davanti alla Questura dopo aver recuperato il cellulare sotto sequestro per circa 48 ore. “È stato violato il diritto-dovere di non rivelare le mie fonti – ha detto Pesante – e di rispettare il segreto professionale. Ringrazio i colleghi e il sindacato per la solidarietà. Spiace constatare il silenzio della politica, immagino dovuto a mere questioni di opportunità”.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato penalista Pierpaolo Fischetti, negli ultimi anni vittima di minacce da parte della mafia garganica: “Se concordiamo tutti sul fatto che liberare la nostra terra da un cancro sociale ed economico efferatissimo e funesto sia una priorità, è necessario che tutti gli sforzi siano orientati nella stessa direzione. Ciò è possibile solo nel reciproco rispetto delle procedure e soprattutto delle persone. È indubbio come nel recente passato i risultati raggiunti nella lotta alla mafia su tutto il territorio della provincia di Foggia dagli organi istituzionali, in particolare dalla competente Procura della Repubblica, siano decisamente ragguardevoli e questo – senza escludere alcuno – è avvenuto anche grazie ad una riflessa sinergia con il quarto potere, che è l’informazione. Per questo spiace constatare come si stiano alzando i toni. Il caso, a tutti noto, che ha visto protagonisti la magistratura e l’Immediato, con alcune scelte discutibili su metodologie investigative e aspre critiche giornalistiche, in questi termini non giova a nessuno. L’auspicio – conclude Fischetti nella sua nota – è che possa essere presto ricostruita una collaborazione tra organi inquirenti e stampa, finalizzata alla ricerca della verità e al rispetto dei cittadini ad essere informati”. (In alto, Lamorgese e Fischetti; sotto, la pm Pensa e Pesante)

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