“Chi fa inchieste diventa una persona pericolosa e da bloccare”. Lorusso chiede l’intervento del Parlamento

Il segretario nazionale della Fnsi, a margine del corso di formazione per giornalisti tenutosi a Palazzo Dogana, è intervenuto con parole nette sul caso del direttore della nostra testata, Francesco Pesante

Raffaele Lorusso segretario nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana a margine del corso di formazione per giornalisti tenutosi a Palazzo Dogana è intervenuto con parole nette sul caso del direttore della nostra testata, Francesco Pesante.

“È una vicenda inquietante quella che ha colpito il collega Francesco Pesante – ha rimarcato – perché si è voluto colpire la sua attività di cronaca e lo si è fatto in maniera molto invasiva a nostro parere perché innanzitutto è stato contestato al collega un reato anche difficile da sostenere, quello di ricettazione. E quello è stato il modo per sequestrargli gli strumenti di lavoro e risalire così alla sue fonti e quindi bruciare il segreto professionale. Questa sta diventando purtroppo una pratica diffusa su tutto il territorio nazionale. Chi fa inchieste diventa una persona pericolosa, una persona da bloccare. E come la si blocca? Andando a sequestrargli i suoi strumenti di lavoro per risalire alle sue fonti. Succede sempre più spesso, è successo in un caso altrettanto eclatante con la trasmissione Report.

Il procuratore capo Vaccaro e la pm Pensa

Noi riteniamo che sia necessaria una riflessione e un intervento del Parlamento che sollecitiamo da tempo per rafforzare la tutela normativa del segreto professionale dei giornalisti, la tutela della segretezza delle fonti. Poter garantire la segretezza delle fonti dà la possibilità di avere una informazione libera per i cittadini. Colpire i giornalisti significa colpire il diritto dei cittadini ad essere informati e colpire la stessa democrazia”.

C’è diritto di cronaca nel rendere pubblici i documenti video di un penitenziario, luogo chiuso agli sguardi esterni per eccellenza? Lorusso è netto: “Esiste una giurisprudenza consolidata della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che stabilisce che quando c’è un interesse pubblico, quando c’è una notizia, non c’è segretezza che tenga. Anche il video di una telecamera carceraria può essere svelata, se quel video è entrato nella disponibilità del giornalista e c’è un oggettivo interesse pubblico nel conoscere cosa c’è in quel video, il giornalista fa bene a pubblicarlo”.



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