I socialisti suonano la carica per il futuro di Foggia. “Dopo indignazione e fiaccolate, si passi ai fatti concreti”

“L’altra volta ci fu una proposta ampia, di vero cambiamento culturale, che i cittadini non hanno premiato. Si potrebbe ricominciare da lì, da quell’esperienza”, ha detto Luigi Iorio

“L’altra volta ci fu una proposta ampia, di vero cambiamento culturale, che i cittadini non hanno premiato. Si potrebbe ricominciare da lì, da quell’esperienza. Dobbiamo partire dalle tematiche e non dalle persone”. È schietto il coordinatore della segreteria nazionale del Psi Luigi Iorio nel corso del partecipatissimo incontro tenutosi al ristorante in fiera per i 130 del Partito socialista, che è stata l’occasione per parlare di Foggia, dello scioglimento comunale e di legalità pubblica. Insieme ai socialisti Mino Di Chiara, Giulio Scapato e Michele Santarelli e al segretario nazionale Enzo Maraio il Psi ha voluto al tavolo alcuni ospiti, come il sindaco di San Severo Francesco Miglio, l’ex direttore di Confesercenti Franco Granata e soprattutto l’ex candidato sindaco del centrosinistra nel 2019, l’ingegner Pippo Cavaliere, da sempre socialista.

Per il segretario cittadino Di Chiara, il centrosinistra deve riannodare i fili di quella campagna elettorale. “Due anni fa le elezioni sono state truccate, perché non dovremmo ripartire da Pippo Cavaliere?”, si è chiesto. Dal suo canto l’ingegnere oggi membro del Comitato di solidarietà nazionale antiracket e antiusura nominato dalla ministra Luciana Lamorgese ha parlato di una “città depredata, umiliata, da ricostruire come Kiev e Mariupol”, con le dovute differenze. Ad ascoltarlo molti suoi sostenitori, tra cui Fabio Romano ma anche la segretaria del Pd Lia Azzarone accompagnata dall’ex assessore al Personale della prima giunta MongelliAngelo Castelluccio.

Le sue parole sono apparse come un nuovo impegno diretto. “Non dobbiamo accontentarci della sola indignazione, della protesta e della memoria – ha detto -. È necessario scendere in campo, rimboccarsi le maniche fino a sporcarsi le mani. Dobbiamo convincerci che la nostra vita personale e lavorativa non può svolgersi in un luogo appartato e dimentico delle asprezze, delle bellezze e delle piaghe della comunità a cui apparteniamo. Non è più pensabile che ci si limiti alla deplorazione, che ci si abbandoni al disgusto e alla disperazione e che dopo un po’ si ritorni a pensare solo a se stessi. Così non se ne esce e nel frattempo la stampa internazionale, anche di Oltreoceano continua ad esaltare il degrado dilagante della nostra città. Avere a cuore il destino della propria città comporta sacrifici e rinunce, significa avere la forza di mettere da parte interessi personali di qualsiasi natura, anche economici. Significa mettersi in gioco. Accettiamo la sfida”. Sono seguite metafore calcistiche e citazioni socratiche. “Dopo l’indignazione, la rabbia e le fiaccolate, si passi ai fatti concreti”, ha concluso.