“Il cervello è vittima o causa di un problema al cuore o ai polmoni?”. Zanasi e Mundi rispondono alle Giornate Geriatriche

Depressione, demenza o declino cognitivo? Parte spesso da questa domanda la diagnosi di un disturbo complesso che colpisce gli anziani soli. “L’obiettivo di questa due giorni di studio era di mettere più professionisti e più specialisti intorno ad un tavolo, mettendo al centro il problema del cervello”

Grande partecipazione medica per la prima delle due Giornate Geriatriche, organizzate dal Direttore del Dipartimento di Geriatria, Medicina e Lungodegenza del Policlinico Riuniti Massimo Zanasi in collaborazione col dottor Ciro Mundi, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neurologia e ospitate a Palazzo Dogana a Foggia dal titolo “Il cervello tra polmone, cuore e dintorni…”.

Depressione, demenza o declino cognitivo? Parte spesso da questa domanda la diagnosi di un disturbo complesso che colpisce gli anziani soli. Sempre più spesso per riconoscere alcune patologie serve una rete di medici che coinvolge geriatri, psichiatri e neurologi non solo per i disturbi depressivi unipolari ma anche per la gran parte dei disturbi psichici quali depressione minore e i sintomi sotto soglia di depressione latente, che assai di frequente hanno conseguenze sulle funzioni metaboliche e sul cuore.

Nel 2040 si passerà dal 12 al 22 per cento di popolazione anziana nel mondo e il 15% di essa sarà interessata da un disturbo psichico, con l’Alzheimer in testa.

“L’obiettivo di questa due giorni di studio era di mettere più professionisti e più specialisti intorno ad un tavolo, mettendo al centro il problema del cervello- ha detto il professor Zanasi a l’Immediato– Può sembrare una banalità, ma negli anziani, in una scala di priorità, i problemi di tipo cognitivo sono al primo posto. Tutto il dilemma viene dal provare a capire se il cervello è vittima o causa di un problema. Da qui nasce la logica del convegno, per capire le interrelazioni tra un disturbo cardiologico e polmonare e un problema cognitivo”.

E ha proseguito: “Spesso noi geriatri siamo chiamati a fare da semafori tra i vari specialisti, il cardiologo continua a fare il cardiologo, il pneumologo lo stesso, non si interfacciano con noi geriatri senza tener conto della tipologia del paziente, che è complesso e fragile”.

Secondo un recente studio anglosassone chi ha avuto il Covid presenta un invecchiamento cognitivo e neuronale di circa 10 anni. La demenza senile viene accelerata dal coronavirus.

Questo dato non sorprende il direttore dell’Ospedale Lastaria. “Il Long Covid o il post Covid tra i suoi sintomi ha la tempesta cognitiva- conferma Zanasi- è vero che la memoria si riduce come la capacità intellettiva del soggetto anziano. Il Covid ha delle conseguenze cardiache, come l’aritmia o l’infarto e ha disturbi ventilatori importanti successivi. Se il Covid interviene in soggetti già debilitati l’aggravamento è inevitabile. Credo che si debba fare un po’ di marketing farmaceutico, non so da quanti anni non viene fuori una terapia per la demenza. Questo ci potrebbe fornire due interpretazioni: o la demenza è poco importante- e non mi pare- oppure le armi che abbiamo in possesso sono scadenti. La ricerca non riesce a trovare nuove soluzioni”.



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