“Vogliamo la verità su Angelo Iaconeta”, la famiglia lancia un accorato appello ai vertici dell’Antimafia

Svanito nel nulla nel lontano 2003 all’età di 37 anni, vittima di lupara bianca. Oggi i parenti tornano a chiedere giustizia e “sperano” nelle dichiarazioni del recente collaboratore di giustizia

Angelo Iaconeta non venga dimenticato”. La famiglia dell’uomo scomparso a Mattinata nel 2003 all’età di 37 anni chiede giustizia e si rivolge alle autorità per fare luce sulla vicenda del proprio caro. L’avvocato Pierpaolo Fischetti, legale dei parenti di Iaconeta, ha inviato una missiva alla Direzione distrettuale antimafia di Bari rivolgendosi al procuratore capo, Roberto Rossi.

I familiari hanno ricordato la triste storia dell’uomo, svanito nel nulla il 7 luglio 2003 ed “archiviato” nel 2010. “Non c’è dubbio – scrivono i parenti – che la sparizione sia riconducibile, almeno in ipotesi, a contesti di criminalità organizzata di un caso ormai acclarato di ‘lupara bianca’; dagli ultimi avvenimenti di cronaca giudiziaria, cui è stato dato ampio risalto dalla stampa, con particolare riferimento alla collaborazione di giustizia di alcuni esponenti di spicco della criminalità garganica, risulta il ‘pentimento’ di tale Andrea Quitadamo, di anni 32, alias ‘Baffino’, appartenente all’efferato clan dei Mattinatesi”.
L’auspicio della famiglia è che i recenti collaboratori di giustizia dell’area del Gargano, ed in particolare Quitadamo, possano fornire “nomi o particolari situazioni di apprendimento di fenomeni criminali in merito alla sparizione o qualsiasi altro elemento utile alle indagini”.

“Le recenti storie giudiziarie insegnano che nulla in tale ambito risulta intangibile e che talvolta occorre aspettare che determinati cicli si esauriscano per conoscere almeno in parte la verità di certi accadimenti – il commento dell’avvocato Fischetti -. Dopo quasi venti anni dalla scomparsa misteriosa di Angelo Iaconeta avvenuta nel Comune di Mattinata, ormai appare chiaro che una scomparsa cosiddetta di ‘lupara bianca’ non possa essere stata perpetrata su un territorio controllato militarmente da aggregazioni criminali, senza la loro mano o tantomeno il loro avallo o comunque la loro mera conoscenza che una simile azione si potesse concretizzare”.

“Pertanto – prosegue il legale -, oggi i genitori, i familiari e gli amici tutti di Angelo a fronte anche di annunciate e declamate collaborazioni con la Giustizia di alcuni esponenti di spicco di compagini criminali organizzate e fiduciosi nel nuovo vertice della Direzione distrettuale antimafia territoriale, ancora una volta fanno appello alle professionalità di chi è chiamato a tutelare gli interessi dello Stato di diritto affinché si prodighino con rinnovato vigore per la ricerca di elementi utili di questa scomparsa, la quale trascina a sé, e sin da principio, inconfessabili e scellerati patti tra chi per scelta ha scelto il male e chi per necessità si è avvalso di essi”. (In alto, da sinistra, il procuratore Rossi e Angelo Iaconeta; sullo sfondo, Mattinata)

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