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Home - Quando il Covid ci contagia ‘bucando’ la terza dose: sintomi, dopo quanto si manifesta e quanto dura

Quando il Covid ci contagia ‘bucando’ la terza dose: sintomi, dopo quanto si manifesta e quanto dura

Di Redazione
22 Marzo 2022
in Coronavirus, Sanità & Salute
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Migliaia di persone in Italia in questi giorni hanno contratto il Covid e si sono ammalati durante questa ‘era’ Omicron. Sintomi sopportabili, ma fastidiosi. Tanti quelli che si contagiano malgrado abbiano seguito alla lettera le prescrizioni: mascherine, distanze, vaccinazione prima dose e seconda (richiamo), booster (terza dose), profilassi con igienizzanti e disinfettanti, ventilazione degli ambienti. Cosa succede allora, perché siamo ancora esposti al rischio contagio nonostante le precauzioni?

Chi prende il Covid

Questo virus non guarda in faccia a nessuno. Personaggi illustri sono stati sfiorati recentemente dal colpo di coda del Covid, nonostante le precauzioni prese: tra gli altri, si sono ritrovati positivi al tampone il cantante Ermal Meta, il conduttore televisivo Piero Chiambretti e il calciatore Daniele Baselli. In linea di massima, dopo la terza dose, si sviluppano forme meno gravi, in quanto funziona la protezione data dalla vaccinazione anche sulle varianti. Ma oggi circolano virus più contagiosi con mutazioni inedite, cioè il virus è sostanzialmente simile ai suoi progenitori, ma ha modificato in qualche punto la conformazione dello Spike, l’arpione che si applica alle cellule per lanciare l’infezione. Ragione per cui, è più facile ricadere nella trappola.

Dopo essere stati travolti dallo tsunami partito da Wuhan abbiamo dovuto fare i conti, una dopo l’altra, con le varianti della Sars-Cov2. Recentemente la Delta ha ceduto il passo, anche in Italia, alla variante Omicron, destinata a imperversare in primavera. Dopo tante ondate violente, l’ultima sfuriata dei coronavirus vede emergere Omicron1, Omicron2 e una serie di sottotipi per cui, fatte salve le variabilità individuali (alcuni sono naturalmente più coriacei, altri più vulnerabili) le mutazioni del virus in circolazione continuano a prodursi, mettendo a dura prova la capacità del sistema immunitario di difendere l’organismo, anche nelle persone robuste e prestanti. Detto in altri termini, il vaccino protegge dalle gravi conseguenze, ma non è uno scudo impenetrabile.

Sintomi

Chiambretti si era ammalato una prima volta l’anno scorso, e nonostante abbia sviluppato anticorpi, e si sia sottoposto al booster, ha dichiarato di aver avuto una ricaduta con sintomi pesanti: mal di gola, cefalea incessante (cerchio alla testa che non passa). La disavventura capitata a Ermal Meta, che su Twitter ha mostrato l’esito delle analisi del tampone, è analoga: ha scritto di essere stato abbastanza male nonostante le tre dosi di vaccino ricevute. Le persone infettate con Omicron 2, precisa da parte sua Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, hanno sintomi sovrapponibili alla Omicron. La novità sono i sintomi gastrointestinali quali nausea, vomito e diarrea possono essere presenti, e sviluppare una forma morbosa diversa dell’affezione respiratoria che ha caratterizzato i mesi passati. La febbre, quando accompagna l’esordio della sintomatologia, oscilla intorno a 38°. La sindrome attuale assomiglia a una influenza, con dolore muscolare, spossatezza, senso di stordimento, mal di testa. L’interessamento delle prime vie aeree (rinite, faringite, laringite, tracheite) può variare, non sempre è presente.

Quanto dura

La durata media della malattia è di 5-7 giorni, occorre tenere presente che i sintomi di esordio rischiano di essere confusi con allergia, influenza o raffreddore, mentre meno frequenti sono le turbe sensoriali con perdita di olfatto (odori) e gusto (sapori), che erano sintomi premonitori della malattia spesso presenti nelle precedenti ondate.

Dopo quanto si manifesta

L‘incubazione della malattia è in media di 3 giorni. Essendo più contagiosa della precedenti, Omicron2 riesce a colonizzare le mucose delle prime vie aeree anche con una carica virale relativamente bassa.

Quando finirà il Covid

L’osservazione dei casi, e il calo relativo nella diffusione tra i giovani, considerando l’effetto protettivo dato dall’elevata percentuale di persone vaccinate o già infettate, ha spinto alcuni esperti a ritenere che questa potrebbe essere l’ultima ondata di contagi, e che si avvicina il momento in cui la pandemia di Covid-19 somiglierà a una sorta di raffreddore, con recrudescenza in coincidenza con l’abbassamento delle temperature, lasciandoci relativamente liberi d’estate.

Reinfezioni

“Questo virus sta ancora circolando parecchio – ha dichiarato Claudio Mastroianni, presidente della Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali – registriamo molte reinfezioni nei giovani. La cosa positiva è che il vaccino, soprattutto la dose booster, protegge dalla malattia grave e dalla necessità di ricovero ospedaliero. Anche l’anno scorso si era verificata una ripresa dei casi in questo periodo. Abbiamo a che fare con varianti più contagiose, con l’infezione che colpisce anche i vaccinati”.

Perché sta ripartendo

L’ìmmunologo americano Anthony Fauci indica tre fattori che alimentano questa fase della pandemia: il ritorno alla socialità con l’allentamento di una serie di misure di protezione, il calo della copertura anticorpale accordata dai vaccini, e la presenza crescente dell’ ultima variante omicron BA.2 che è molto più contagiosa, senza peraltro provocare sintomi gravi nelle persone vaccinate. Dunque le ultime ondate del Covid potrebbero trasformarsi in un’endemia, una fase in cui il virus continuerà a circolare ma senza causare le emergenze sanitarie. I vaccini si confermano efficaci per la protezione dalle forme gravi della malattia (92% nei vaccinati con booster rispetto ai non vaccinati); percentuale che scende al 72% per quanto riguarda la prevenzione dal contagio. Il tasso di ricoveri in terapia intensiva per i non vaccinati risulta di 13 volte più alto rispetto ai vaccinati con booster. In calo da tre settimane la percentuale dei casi segnalati in età scolare (26%) secondo dati dell’Istituto superiore di sanità.

Contagi e varianti

Abbiamo visto che tutte le volte che ci sono assembramenti il virus riprende a circolare. Nell’ultima settimana si è registrato un aumento del numero dei casi segnalati, ma il numero delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva continua a calare. Non esiste più una sola Omicron, occorre distinguere. La Omicron BA.2 è la versione del virus Sars-CoV-2 più contagiosa del 30% rispetto alla sorella maggiore, sarebbe nata in India lo scorso dicembre per poi diffondersi al resto del pianeta, Europa compresa. In Israele sono stati descritti due casi di variante chimera di SarS-Cov-2, che combina la Omicron con la sua sottovariante Omicron 2.

La comparsa di varianti chimera si era già registrata per altri virus in passato. “Questi sono argomenti che interessano medici e ricercatori, ma per la popolazione generale non cambia nulla. Abbiamo già assistito al terrorismo sulle varianti, mi auguro non si faccia anche con questa”, ha dichiarato Matteo Bassetti, presidente della Società italiana terapia antinfettiva. “Finché il virus circolerà, ci saranno altre varianti, sia della Omicron, sia di altre famiglie, ma ci auguriamo – ha concluso lo specialista – che siano ancora meno gravi della Omicron, nei vaccinati”.

Dove si rischia di più il contagio

La pandemia ha evidenziato la necessità di mantenere le concentrazioni di particolato a bassi livelli per molteplici ragioni legate alla salute e alle modalità di diffusione del virus. Negli ambienti chiusi è facile per il SARS-COV2 diffondersi, rimanere vitale e infettare altri soggetti in presenza di persone positive asintomatiche o lievemente sintomatiche. Quindi tutti gli edifici o luoghi frequentati dal pubblico, mezzi di trasporto, aule scolastiche, locali pubblici, ristoranti, uffici, hotel, musei, teatri, cinema, senza dimenticare i luoghi di cura, ambulatori e residenze assistite. Da tenere sotto controllo il tasso di anidride carbonica nell’aria (CO2) associati alla ventilazione naturale (o in alternativa a quella meccanica controllata) con utilizzo di dispositivi validati per la purificazione dell’aria con filtrazione nanometrica. “Gli studi oggi disponibili hanno quantificato in valori inferiori all’1% il rischio di contrarre il Covid-19 laddove vengano mantenuti livelli di CO2 inferiori a 700 parti per milione”, precisa Alessandro Miani, presidente Sima, Società Italiana di Medicina Ambientale. Dunque si conferma la necessità, per fare prevenzione, di arieggiare spesso i locali chiusi, monitorare i valori per evitare concentrazioni di anidride carbonica, strategie di decontaminazione specifiche basate sulla ventilazione e purificazione dell’aria.

Tags: contagiCovidOmicronterza dose
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