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Home - Assalto ai gioielli “Bulgari”, oltre 40 anni di galera a Scirpoli e soci. Il capo dei mattinatesi incastrato dal Dna

Assalto ai gioielli “Bulgari”, oltre 40 anni di galera a Scirpoli e soci. Il capo dei mattinatesi incastrato dal Dna

Di Francesco Pesante
18 Marzo 2022
in Cronaca
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Un colpo milionario firmato da garganici, cerignolani e uomini della Bat. Il 15 ottobre del 2016, un commando armato assaltò un portavalori della società di trasporti “Ferrari” con all’interno la bellezza di 4 milioni e 52mila euro. Azione di fuoco commessa a Bollate in provincia di Milano, lungo la rampa di accesso della strada provinciale Monza-Rho.

Il gruppo criminale era capeggiato da nomi di rilievo della malavita locale, su tutti Francesco Scirpoli detto “Il lungo” e Antonio Quitadamo alias “Baffino”, esponenti di spicco del clan dei mattinatesi, legati a doppio filo ai manfredoniani Lombardi e ai viestani Raduano. Dopo lunghe indagini, i responsabili vennero arrestati e infine condannati in primo grado a pesanti pene per un complessivo di oltre 40 anni di reclusione. Poi la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha confermato 8 anni e 4 mesi a Scirpoli, mentre ha fatto lo sconto a Quitadamo, condannato a 8 anni e 6 mesi contro gli oltre 9 anni del primo grado.

Confermate, inoltre, le condanne al manfredoniano Catello Lista, 8 anni e 2 mesi, al canosino Raffaele D’Assisti, 6 anni e 10 mesi, al 43enne di San Ferdinando di Puglia Francesco Mavellia, 7 anni e 4 mesi, e al barlettano Carmine Valerio, 5 anni e un mese. Procedimento a parte per altri presunti componenti del commando tra cui il cerignolano Giancarlo Valerio D’Abramo, ritenuto dagli inquirenti tra i capi del gruppo di rapinatori.

Scirpoli e soci “si impossessarono di gioielli di marca ‘Bulgari’ – riporta la sentenza della Corte d’Appello – e si impossessarono di una pistola Glock 17 sottraendola ad una guardia giurata. I rapinatori cosparsero completamente di benzina una delle auto utilizzate per commettere la rapina; non riuscirono tuttavia a portare a termine il loro proposito di darla alle fiamme, e si allontanarono a bordo di altre due autovetture, permettendo così agli operanti di repertare delle tracce biologiche su quel veicolo”.

Nel riquadro, Scirpoli e Quitadamo

La posizione di Scirpoli, incastrato dal Dna

Vani i tentativi della difesa di ribaltare la decisione dei giudici di primo grado. Particolare la posizione di Scirpoli, rimasto ferito durante il colpo ed incastrato dalle tracce di sangue. Nonostante le contestazioni degli avvocati, secondo i giudici fu “corretta l’esecuzione dell’esame del Dna che ha portato all’identificazione dello Scirpoli”.

Secondo la difesa di Scirpoli “le raccomandazioni nazionali e internazionali dichiarano di utilizzare una concentrazione di Dna non inferiore a 500 picogr/microlitro”. I legali hanno citato anche “la sentenza Knox-Sollecito“, secondo cui “nell’ipotesi di tracce di esigua entità in cui non è possibile ripetere l’amplificazione (ossia la procedura volta ad evidenziare le tracce genetiche di interesse sul campione e dunque ad attribuire una traccia biologica ad un determinato profilo genetico), la ripetizione dell’analisi è assolutamente necessaria perché il risultato di essa possa ritenersi affidabile, così da emarginare il rischio di falsi positivi entro margini statistici di insignificante rilievo”.

Ma per la Corte d’Appello “i reperti sottoposti ad accertamenti tecnici sono stati repertati secondo quanto previsto dalle Procedure Gestionali del Servizio Polizia Scientifica”. Inoltre, “nel corso del sopralluogo – riporta ancora la sentenza d’Appello – sono state individuate 3 evidenti tracce di interesse su un sacco per valori che fuoriusciva dalla fiancata del furgone portavalori. Queste tracce, risultate poi di natura ematica, sono state repertate direttamente sulla scena del crimine mediante taglio della porzione di tessuto interessata, inserite all’interno di altrettante provette ed introdotte in una busta di sicurezza”.

Infine, “bisogna tenere conto – si legge – che non esiste un ‘valore fisso’ per la soglia ItDna poichè si tratta di un valore dipendente dalla sensibilità della strumentazione che viene calcolata per ogni laboratorio. Le strutture che posseggono strumentazioni all’avanguardia, quali sono i laboratori di Genetica Forense della Polizia Scientifica e delle altre Forze di Polizia, posseggono soglie ItDNA più basse, generalmente attorno a 0,1 ng di Dna, che consentono di analizzare in modo affidabile anche campioni caratterizzati da limitate concentrazioni di Dna”.

Il dito di “Baffino” 

Tra gli indizi che hanno incastrato Quitadamo c’è quello comparso nel video della rapina, registrato dalle telecamere in dotazione al blindato. “È sufficiente richiamare la nitidezza dell’immagine – acquisita in occasione del fotosegnalamento del 31 ottobre 2016 – per apprezzare senza dubbio alcuno che Quitadamo presenta il dito medio della mano sinistra deviato e ripiegato nello stesso modo di quello che appare nel fotogramma che riprende il rapinatore armato di fucile a pompa accanto a Giancarlo Valerio D’Abramo mentre si appresta ad utilizzare la motosega”.

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Tags: Bollatemafiarapina portavaloriScirpoli mattinata
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