Mafia foggiana: grave il figlio del boss, colpito alla testa dai killer. La pista della vendetta dietro l’agguato a Francavilla

Il 16enne si trova in condizioni critiche al “Gemelli” di Roma, il padre è invece ricoverato al “Riuniti” di Anzio-Nettuno. I sicari si sono finti poliziotti. Ecco le ipotesi al vaglio degli investigatori

Scene da “Il Padrino” in provincia di Roma dove la mafia foggiana è tornata a sparare. Due killer, fingendosi poliziotti, hanno provato ad eliminare il boss foggiano Antonello Francavilla e suo figlio di 16 anni. Il capoclan, vertice della batteria Sinesi-Francavilla, si trovava in un’abitazione di via Greccio a Nettuno, in provincia di Roma, a scontare i domiciliari con braccialetto elettronico, dopo la condanna a 6 anni nel processo per estorsioni “Rodolfo”.

Francavilla, 45enne, è stato raggiunto da almeno cinque proiettili in varie parti del corpo. Il figlio, invece, ferito a testa e torace. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 e i poliziotti di Anzio. Il boss è stato trasferito nell’ospedale “Riuniti” di Anzio-Nettuno, il figlio, in condizioni più gravi, al “Gemelli” di Roma, trasportato in eliambulanza. Per il ragazzo necessario un intervento neurochirurgico di urgenza e successivamente un’operazione di chirurgia toracica. Infine, sarà trasferito in Terapia intensiva pediatrica.

La scia di sangue

Ma chi vorrebbe la morte del pregiudicato? Dietro l’agguato di oggi potrebbe esserci la storica rivalità tra le batterie foggiane, forse poco propense ad un eventuale ritorno “sulla scena” di Antonello Francavilla, unico boss di spicco fuori dalle carceri.

L’agguato a Sinesi (nel riquadro) del 2016

Da non sottovalutare l’ipotesi di una vendetta, nell’ambito di un sanguinario botta e risposta tra le stesse batterie che ciclicamente si fanno la guerra per il controllo criminale del territorio. A settembre 2016 un commando armato tentò di uccidere Roberto Sinesi, capo assoluto del clan e suocero di Antonello Francavilla. Sinesi e il nipotino di 4 anni (figlio piccolo di Antonello) rimasero gravemente feriti, mentre la figlia del boss mafioso (moglie del pregiudicato ferito oggi) restò illesa. Pochi giorni dopo, i Sinesi-Francavilla si vendicarono tentando di uccidere i fratelli Giuseppe e Fabio Trisciuoglio, figli del capoclan Federico. A fine ottobre, sempre del 2016, i Sinesi-Francavilla puntarono l’altra batteria, Moretti-Pellegrino-Lanza, ammazzando in un bar Roberto Tizzano e ferendo Roberto Bruno. Per questo fatto di cronaca sono stati condannati in via definitiva a 20 anni di galera, Francesco Sinesi e Cosimo Damiano Sinesi, rispettivamente figlio e nipote di Roberto. 30 anni, invece, all’esecutore materiale, il garganico Patrizio Villani.

L’attentato all’autosalone dei Trisciuoglio

Stando alle carte del processo “Decimabis”, maxi operazione contro la mafia foggiana, il pentito Giuseppe Folliero riferì che il tentativo di omicidio nei confronti dei fratelli Trisciuoglio sarebbe stato commesso da lui e altre due persone (Giovanni Rollo e ancora Villani) “in quanto la batteria dei Sinesi-Francavilla – si legge – intendeva vendicarsi dell’agguato in cui era rimasto coinvolto Sinesi il 6 settembre 2016. Effettivamente, l’8 settembre 2016, verso le ore 21, vennero esplosi alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’autosalone denominato ‘Auto Trisciuoglio’, all’altezza del numero civico 63-65, ove insiste l’autosalone gestito dai fratelli Trisciuoglio, figli del pluripregiudicato Federico, quest’ultimo elemento apicale della criminalità organizzata locale”. Per questa vicenda, la Dda ha chiesto 3 anni e 4 mesi di reclusione per Folliero, 12 anni per Rollo e 10 per Villani. Sentenza entro la primavera. (In alto, una foto da 7colli.it; nel riquadro, Antonello Francavilla)

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