Il Pronto soccorso di Foggia è indecente. Pasqualone: “Primo obiettivo assieme a controlli su gare”. E apre a gestione in house

L’intervista al nuovo commissario straordinario del Policlinico “Riuniti”, Giuseppe Pasqualone. “Non sono venuto per restare sei mesi. Parteciperò all’avviso per la direzione generale”

Il primo aspetto che lo ha colpito è stato “lo stato indecente del Pronto soccorso”. Il nuovo commissario straordinario del Policlinico “Riuniti” di Foggia, Giuseppe Pasqualone, sta cercando di correre, per comprendere una macchina complessa travolta recentemente da indagini giudiziarie sulla gestione degli appalti. “Non sono venuto per restare sei mesi”, ammette, “parteciperò all’avviso per la direzione generale”. Nei piani c’è il completamento del trasferimento dei reparti al Deu, la gestione di alcuni servizi in house, la riqualificazione di diverse strutture e una “capillare attività di controllo”.

Commissario, aveva un ruolo importante all”azienda zero’ fortemente voluta da Emiliano, perché ha accettato l’incarico a Foggia?

In realtà ce l’avrei ancora quell’incarico… Foggia è una sfida, non sono venuto per restare solo 6 mesi. Parteciperò all’avviso per la direzione generale.

Ha avuto modo di girare il Policlinico? Ha già idea sulle priorità?

Mi ha colpito innanzitutto lo stato indecente dei luoghi del Pronto soccorso. Ho trovato un contrasto molto forte tra la struttura, per certi versi spaventosa, e lo straordinario impegno del personale. Dalla prossima settimana girerò tutti i reparti. Sono molto operativo, seguirò ogni cosa.

C’è già una data per il trasferimento al Deu?

No, ma lo faremo prima possibile. Ci sono questioni tecniche ed amministrative da risolvere in fretta. Poi c’è il problema organizzativo, che va anche affrontato, partendo da quello che abbiamo e mettendo in campo strategie da condividere con la primaria del pronto soccorso, che ho avuto modo di apprezzare perché fa questo lavoro con passione e dedizione.

Tra le sue esperienze c’è Sanitaservice Bat e diversi anni all’Asl Brindisi. Due esperienze completamente diverse rispetto alla guida di un Policlinico…

Sono complessità diverse. A Brindisi forse avevamo un numero di accessi superiori, con tre pronto soccorso e una stagione estiva micidiale. E la gestione dei piccoli ospedali non è affatto semplice, perché sono sempre in affanno. Porterò qui l’esperienza maturata in un’azienda che stava messa molto male, in un territorio molto difficile. L’altro aspetto che mi sento di mettere a disposizione, soprattutto degli operatori, è la mia capacità di saper fare strategie per raggiungere obiettivi. Mi sento portato per questo, in particolare se la attuo in un contesto di bilancio.

Arriva in un’azienda che è stata travolta dalle indagini della magistratura sugli appalti, modificherà la squadra di comando?

Al Riuniti si percepisce il lavoro di Vitangelo Dattoli, si avverte il suo impulso. Del resto, è una persona di rilievo. Vorrei sfruttare questo vantaggio nella programmazione. Sul discorso degli appalti, invece, farò uno screening approfondito. Quando arrivai a Brindisi ci furono molti arresti per una maxi inchiesta e abbiamo regolarizzato tutto.

Cosa pensa del project financing per il nuovo ospedale? È favorevole alla gestione mista pubblico-privato?

Non so se c’è qualcosa in ballo come gara, ma io sono per la gestione pubblica. Ci sono settori, come la riabilitazione, dove il sistema pubblico potrebbe essere carente, e lì si potrebbe pensare al privato, ma dove il sistema pubblico è in grado di gestire al meglio, deve farlo.

In via Pinto sono sempre stati contrari alla gestione in house dei servizi. Lei ha guidato Sanitaservice. È un’esperienza che vorrà portare in questa azienda?

Questa è un’altra questione che dobbiamo affrontare. La ritengo un vantaggio per alcuni servizi, perché permette una velocità organizzativa, assunzionale e operativa che non è quella delle Asl. Però al tempo stesso, essendo controllata dal pubblico, riesce a non avere tutte quelle problematiche che derivano dal privato puro. Per esempio, in Sanitaservice avevo messo in piedi una squadra per i lavori al Pronto soccorso che interveniva – e risolveva i problemi – i  tempi rapidi. C’è un vantaggio nelle manutenzioni. E nell’ausiliariato. Per le pulizie, invece, non la vedo appropriata. Bisogna approfondire il tema, per il quale ovviamente deve esserci l’assenso della Regione.

Un approccio ragionieristico, da commercialista?

No, non ho mai fatto né il ragioniere né il commercialista. Sono stato invece uno dei primi ad entrare nel mondo delle due diligence, ovvero conoscenza dovuta, che non vuol dire conoscere i bilanci, ma capire come è stata gestita un’azienda e se i riflessi sul bilancio sono quelli attesi. Nella mia carriera ho dato una mano ad aziende di una certa rilevanza, come Parmalat, anche per aspetti gestionali…

Da chi si farà affiancare per questo mandato commissariale?

Non posso anticiparlo, ma già ho individuato i miei collaboratori. Una cosa è certa: io sono un accentratore ma solo a livello di conoscenza delle cose, per il resto i collaboratori devono essere anche loro operativi e assumersi delle responsabilità.

Saranno del territorio o di fuori?

Un po’ e un po’. Fa bene mischiare.

Lei viene dalla stagione “bocconiana” di Nichi Vendola, l’ideatore della scuola di management pubblica per la sanità. Uno che ha sempre detto che la politica deve restare fuori da Asl e ospedali. Condivide?

Il primo incarico me lo diede Vendola, ma io non sono bocconiano, vengo dall’università di Bari (sorride). La politica se guarda al bene collettivo è una risorsa, se invece diventa clientelismo non troverà mai sfogo qui dentro. Anzi, invito ad evitare.

Per i rapporti con il territorio, Asl e privati, come si muoverà?

Avverto molti passi in avanti su questo, gli ultimi direttori generali hanno lavorato bene. Si è visto durante il Covid. Continuerò su questa strada.

Adesso però non ha una interlocuzione di ampio respiro, visto che il suo omologo all’Asl di Foggia è in scadenza.

Vito Piazzolla lo conosco dal 2000. Lui ha lavorato molto per far progredire l’attività territoriale in un territorio molto complesso. Ha fatto un buon lavoro. Resta da capire cosa fare con la parte ospedaliera…

È convinto del progetto per l’Irccs al Davanzo?

S0no già stato contattato, dovrà andare avanti. È un’idea buona, che mi piace.

Serviranno anni anche qui, lei ha fatto cenno alla necessità di snellire alcune procedure. La spaventa la burocrazia?

La burocrazia non è uno spauracchio, bisogna avviarle bene le procedure per non avere problemi, e chiuderle subito. Altrimenti durano dieci anni. Il Deu è un caso emblematico.

Perché Emiliano ha pensato proprio a lei per Foggia?

Bisognerebbe chiederlo a lui.