Lupara bianca, neo pentito può far luce sui grandi misteri del Gargano. Numerose famiglie con il fiato sospeso

C’è attesa per le rivelazioni del collaboratore di giustizia Andrea Quitadamo. Gli inquirenti sperano di ottenere informazioni utili sulla sorte di alcuni scomparsi

Ci sarà la verità sui casi di lupara bianca? Le famiglie ci sperano. Il recente pentimento di Andrea Quitadamo detto “Baffino junior” potrebbe fare luce su alcune misteriose sparizioni tra Mattinata e Vieste, area di riferimento del clan Romito-Ricucci-Lombardi, gruppo criminale con base a Manfredonia di cui faceva parte il neo collaboratore di giustizia.

Nei giorni scorsi, Quitadamo ha comunicato il suo intento di pentirsi dal carcere di Palmi in Calabria, dove è detenuto per il blitz antimafia “Omnia Nostra” del dicembre scorso. Una decisione a sorpresa visto lo spessore criminale del giovane, fratello minore di Antonio Quitadamo alias “Baffino”, quest’ultimo al vertice della frangia mattinatese del clan in questione. Gli inquirenti hanno già attivato un programma di protezione per il pregiudicato e la sua famiglia.

La mafia garganica è nota per i delitti di lupara bianca e Mattinata rappresenta uno dei centri con il maggior numero di casi. Negli ultimi 20 anni, nei boschi del promontorio, proprio nell’area tra il centro mattinatese e Vieste, sarebbero scomparsi nel nulla molti giovani, quasi certamente vittime di efferati omicidi. Uno strazio per intere famiglie, totalmente all’oscuro di cosa sia accaduto ai propri cari.

Ma oggi, attraverso ciò che “Baffino junior” dichiarerà agli inquirenti, sperano di ottenere la verità i parenti di Francesco Armiento, Salvatore Ranieri, Francesco Simone, Angelo Iaconeta, Matteo Masullo, Francesco Li Bergolis, Alessandro Ciavarella, Pasquale Notarangelo e altre vittime di lupara bianca, probabilmente rapite e ammazzate senza pietà dalla mafia foggiana e garganica. Nelle scorse ore, la signora Luisa Lapomarda, madre del mattinatese Armiento, ha commentato il pentimento di Quitadamo augurandosi che possa fare chiarezza su quanto accaduto al figlio, scomparso nell’estate del 2016. Per un periodo della sua vita, Armiento frequentò persone molto vicine al neo collaboratore di giustizia e per questo motivo la donna si augura di sapere finalmente cosa sia accaduto al suo ragazzo.

Ma Quitadamo non è l’unico pentito di rilievo della criminalità foggiana. Negli ultimi anni hanno iniziato un percorso con la giustizia i foggiani Alfonso Capotosto, Carlo Verderosa e Alessandro Mastrorazio e i garganici Giovanni Surano, Danilo Pietro Della Malva e Orazio Coda, questi ultimi tre appartenenti al clan Raduano di Vieste, alleato proprio dei Romito. I foggiani Capotosto e Verderosa erano invece componenti del gruppo criminale Moretti-Pellegrino-Lanza, anche quest’ultimo legato ai manfredoniani.

I CASI 

Armiento

Francesco Armiento, 29enne di Mattinata, scomparso il 27 giugno 2016. Era uscito per dirigersi a Mattinatella ma sua madre, Luisa Lapomarda, non lo vide rientrare. Carabinieri, Protezione Civile e vigili del fuoco setacciarono tutta la zona. La madre di Armiento volle anche il coinvolgimento del commissariato di Manfredonia per una più sinergica ricerca. Fiaccolate e appelli, finora, sono serviti a poco. Forse qualche amicizia sbagliata e una vecchia storia di cronaca nera dietro la scomparsa del giovane. La donna riferì successivamente di essere certa della tragica fine del figlio tanto che scrisse una drammatica lettera ai suoi assassini: “Restituitemi almeno il corpo”.

Ciavarella

Alessandro Ciavarella è scomparso a gennaio 2009 da Monte Sant’Angelo. Il ragazzo aveva soltanto 16 anni quando scese dalla sua abitazione per un caffè con gli amici prima di sparire nel nulla. In una lettera anonima giunta nel novembre 2010 all’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse, un anonimo scrisse: “Alessandro era un bravissimo ragazzo ma è stata l’influenza di quelli amici sbagliati che l’ha tradito. Si era messo in un giro più grande di lui e neanche sapeva come uscirne fuori. Aveva fatto amicizia con soggetti che frequentavano il bar sotto casa sua”. A 13 anni da quell’episodio, la madre continua a cercare la verità. Il suo appello non è mai cambiato di una virgola: “Chi sa, parli!”.

Iaconeta

Angelo Iaconeta, 37 anni di Mattinata. L’uomo, guardiano in un lido del litorale di Mattinata, scomparve il 7 luglio 2003 ma solo il 16 luglio i genitori segnalarono il caso ai carabinieri. L’auto dell’uomo fu ritrovata in località “Baccone”, nella Foresta Umbra. Tante le ipotesi investigative, compresa la pista passionale. Ma 19 anni anni dopo, regna ancora il mistero.

Li Bergolis

Francesco Li Bergolis, allevatore 41enne originario di Monte Sant’Angelo, imparentato con la famiglia mafiosa garganica, scomparve il 24 giugno 2010. Il 6 luglio successivo l’auto dell’uomo, una Fiat Punto, fu ritrovata in località “Selvaggio”, zona boschiva di Vieste. Di lui nessuna traccia.

Masullo

Un caso eclatante nell’Alto Tavoliere riguarda Matteo Masullo, 30 anni detto “Bacchettone” per il fisico snello, scomparso il 7 febbraio 2017. La sua auto fu ritrovata in agro di San Severo. L’ultima persona a vederlo fu la fidanzata a Termoli, in Molise. Masullo salutò la ragazza dicendole che avrebbe raggiunto degli amici per sbrigare una faccenda. Svanito.

Notarangelo

Pasquale Notarangelo, viestano, 26 anni, sparì dalla circolazione nel maggio 2017. Figlio di Onofrio Notarangelo, morto ammazzato nell’ambito di una guerra di mafia e nipote del boss Angelo “Cintaridd” Notarangelo, anche quest’ultimo ucciso in un agguato, uscì con la sua Fiat Punto per incontrare alcuni amici. La sua auto venne poi ritrovata parcheggiata in località Coppitella. Fu la moglie a denunciare la scomparsa ai carabinieri. La morte del giovane sarebbe collegata ad un conflitto tra clan che per anni ha macchiato di sangue il territorio di Vieste.

Ranieri

Salvatore Ranieri, 25 anni, scomparve addirittura nell’agosto del 2003. All’epoca era custode di un campeggio di Vieste. Nel 2018, il ritrovamento di alcuni oggetti nei boschi del Gargano sembrarono ricondurre proprio al giovane, ma non ci furono ulteriori sviluppi.

Simone

Francesco Simone, impiegato in un pastificio di Mattinata, scomparve il 23 luglio 2009 a 25 anni. La sua auto, una Volkswagen Lupo, fu ritrovata a Mattinatella. “La verità già la sappiamo – dissero a l’Immediato il padre Salvatore Simone e la madre Lina Ciliberti -. Non siamo mai stati fermi ma cerchiamo ancora giustizia”. Parole molto forti, riferite alla nostra testata nel luglio 2016, giorno di una fiaccolata organizzata in seguito alla scomparsa di Francesco Armiento. In quella occasione erano presenti anche i parenti di Angelo Iaconeta. (In alto, Armiento, Masullo e Simone; sotto, Iaconeta, Li Bergolis e Notarangelo; nella foto grande, il pentito Quitadamo)

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