Covid, il Riuniti di Foggia in grande affanno. Crescono ricoveri e operatori sanitari positivi

La primaria del Ps: “Ci arrivano diversi accessi inappropriati. Gente che ha qualche linea di febbre o persone con il mal di denti”. Preoccupa la crescita di operatori sanitari positivi al virus

Salgono a 13 (su 16 disponibili) i posti letto occupati in Terapia intensiva al Policlinico Riuniti di Foggia. Tra i ricoverati con il Covid c’è anche una bimba di 10 anni, arrivata in ospedale con altre patologie e poi risultata positiva al virus. Ma la situazione è sicuramente più grave negli altri reparti, che al momento risultano quasi tutti pieni.

Nell’ultimo report settimanale divulgato dall’ospedale figuravano 128 ricoverati contro i 108 del 14 gennaio scorso. Solo che l’evoluzione è costante e i numeri continuano a crescere.

Un aspetto da considerare è certamente l’aumento del numero di medici e operatori contagiati. Con grandi criticità soprattutto in Pronto Soccorso. Nel reparto diretto da Paola Caporaletti (in foto) l’ultima settimana è stata particolarmente difficile, con 4 medici a casa perché positivi: un dato di rilievo per un organico già sottodimensionato. Uno scenario per certi versi “drammatico”, nel quale coesistono due criticità importanti, con i camici bianchi contagiati e la difficoltà di gestire il percorso Covid per via del numero elevato di richieste (molte inappropriate).

“Abbiamo problemi noti di riduzione dell’organico, così come quasi tutti i Pronto soccorso italiani – spiega Caporaletti -, il carico di lavoro è sempre elevato, ovviamente con la pandemia – e i contagi – la complessità è aumentata notevolmente. Ci sono due percorsi da gestire, e la contagiosità di Omicron ha creato ulteriori scompensi nella gestione organizzativa. Per fortuna, stiamo affrontando questa situazione senza creare disservizi, grazie allo spirito di sacrificio e all’abnegazione del nostro personale. Non può essere altrimenti, perché i medici di Pronto soccorso hanno una caratteristica peculiare: non si fermano mai”.

Il reparto, infatti, continua ad essere il punto di riferimento per tutti. “Ci arrivano diversi accessi inappropriati, come gente che ha qualche linea di febbre da qualche ora o persone con il mal di denti – continua -, questo risente di un approccio culturale errato, che va cambiato. La percezione soggettiva spesso prevale su tutto il resto e può determinare situazioni di conflitto e aggressioni. Su questo c’è molto da lavorare, bisogna cooperare per uscire da questa emergenza che tiene dentro le difficoltà strutturali della carenza di medici e gli effetti della pandemia”.

Del resto, i numeri parlano chiaro: ci sono ben 13 posti vacanti in Pronto soccorso. La direzione, al momento guidata dal commissario Michele Ametta, sta rispondendo nei limiti del possibile alle richieste, anche lavorando in raccordo con i reparti. Ma non basta. Servirà trovare soluzioni di ampio respiro per evitarsi di trovarsi costantemente in imbuti organizzativi potenzialmente capaci di paralizzare i servizi.

“Stiamo facendo il massimo per garantire il meglio – conclude Caporaletti -, la nostra azienda sta tenendo e si sta distinguendo. Speriamo che questa situazione possa terminare in tempi brevi”.

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