Omicron 2 e le altre varianti: cosa dicono gli esperti. “Non sappiamo quanto potranno rivelarsi pericolose”

La ‘sorella’ di Omicron si sta diffondendo nel Nord Europa. Ciccozzi: “Il vaccino la copre”. Garattini: “Nuove varianti si affacciano, non sappiamo quanto pericolose”

Roma, 17 gennaio 2022 – “Omicron 2 la vendetta”, ironizza qualcuno sui social. Ma non è uno scherzo: esiste una variante della variante Omicron responsabile del Covid-19, ed è stata ribattezzata, appunto, Omicron 2. Per l’esattezza viene indicata come BA.2, ed appartiene allo stesso ceppo di Omicron (B.1.1.529) ma si distingue per alcune mutazioni sulla proteina Spike, il ‘gancio’ che permette al virus SarsCov 2 di attaccare le cellule. Era già presente in Sudafrica, attualmente si sta diffondendo nei Paesi del Nord Europa, in particolare in Danimarca, ma è stata sequenziata anche in Cina e in Israele.

Omicron 2 deve allarmare?

Cosa sappiamo di Omicron 2? Difficile per il momento dire se sia più pericolosa o più contagiosa: al momento non ci sono evidenze scientifiche che attestino che si comporti diversamente da Omicron.

Ne parla Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma, che utilizza parole rassicuranti. “Potrebbe essere una sottovariante di Omicron che ha però, probabilmente, le sue stesse caratteristiche, e quindi non deve allarmare perchè il vaccino la copre“. Per i non vaccinati invece il rischio del ricovero e della terapia intensiva non va sottovalutato. Per quanto riguarda la trasmissibilità “non credo che vedremo una variante più contagiosa“.

Rischio nuove varianti pericolose

In ogni caso la capacità del virus Covid di mutare (vista la sua larghissima diffusione) non lascia tranquilli e porta la comunità scientifica internazionale a insistere sui vaccini, l’arma più importante per arginare il contagio e dunque le mutazioni. Nuove varianti sono già state sequenziate: la stessa Omicron ha un’altra ‘sorella‘ : un articolo del Global Times spiega come studi abbiano dimostrato che esiste una terza mutazione, BA.3. Al momento delle tre, la prima BA.1 (quella che tutti chiamiamo tout court Omicron), è la più diffusa. Ma non è ancora chiaro quale possa essere l’evoluzione futura.

“Oggi abbiamo varianti diverse da quelle di un anno fa e che potrebbero essere diverse da quelle che avremo fra un mese, si stanno affacciando altre varianti che non sappiamo quanto potranno rivelarsi pericolose“, dice Silvio Garattini, presidente dell’Istituto “Mario Negri” di Milano intervenendo oggi ad Agorà su Rai 3. “L’importante è vaccinare tutto il mondo – ha ribadito – fino a quando non saranno vaccinati tutti, saremo tutti in pericolo. Se ne parla molto ma si fa molto poco”.

Per la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides non è ancora il momento di iniziare a trattare il coronavirus come se fosse endemico: “Più si diffonde – spiega in un’intervista alla Stampa – e maggiore è il rischio che emerga una variante ancor più pericolosa“. Omicron “non dovrebbe essere considerata una variante più leggera”, inoltre più si diffonde, “maggiore è il rischio che emerga una variante ancor più pericolosa”.

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Varianti e nuovi vaccini

Emerge però tra gli esperti una linea, la stessa che il virologo Anthony Fauci ha spiegato a Che tempo che fa su Rai 3. I vaccini attualmente utilizzati contro il Covid sono concepiti per combattere il ceppo virale, e funziona anche contro le varianti: le rende meno pericolose. “Dobbiamo continuare a somministrare quello che abbiamo, e fare i richiami per avere una protezione generale. Non possiamo pensare di inseguire ogni variante cercando vaccini diversi, ma anzi puntare a migliorarne uno solo che sia universale e sappia reagire alle varianti”.

Quarta dose

Sull’eventualità di una quarta dose però l’Ema (Agenzia europea per il farmaco) frena. Anche per Guido Rasi, immunologo e consulente del commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo, non è l’ora di un nuovo richiamo. Lo dice in un’intervista alla Repubblica: “Non ha senso mantenere il sistema immunitario continuamente attivato. Abbiamo una memoria che ci aiuta anche quando gli anticorpi calano. Forse non sarà in grado di evitare l’infezione, ma la malattia grave sì”.