Alessandro Ciavarella scomparso nel nulla 13 anni fa. Lo sfogo: “Ad un certo punto il problema resta solo dei familiari”

L’amarezza di Annalisa Loconsole referente di “Penelope”, l’associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse. “Il suo ricordo resti perché è dalla storia che si riparte per il cambiamento”

“Monte Sant’Angelo non dimentica Alessandro Ciavarella. Non lo farà mai”. Così il sindaco Pierpaolo D’Arienzo ha ricordato il giovane scomparso l’11 gennaio 2009 all’età di 16 anni. Regna ancora il mistero su cosa sia successo ad Alessandro, una delle numerose vittime di lupara bianca sul Gargano. Il giovane svanì nel nulla in una fredda domenica d’inverno, dopo aver salutato sua madre e sua sorella: “Esco con gli amici”, le ultime parole pronunciate ai familiari. Alessandro non fece più ritorno, come inghiottito dalla fitta nebbia di quel giorno. Quando i carabinieri iniziarono le ricerche, qualcuno sostenne di averlo visto salire su una golf grigia. Con chi uscì? Chi incontrò? Chi lo vide per l’ultima volta? Sulla sua scomparsa l’ombra di un terribile omicidio. Per lui si mobilitò la cittadina di Monte Sant’Angelo. Le fiaccolate degli studenti e gli striscioni delle squadre sportive locali.

Giunse anche una lettera anonima: “Alessandro era un bravissimo ragazzo ma è stata l’influenza di quegli amici sbagliati che l’ha tradito. Si era messo in un giro più grande di lui e neanche lui sapeva come uscirne fuori”. Parole avvolte nel mistero. Vani gli appelli della famiglia, che si ripetono incessantemente, ogni anno, per richiamare l’attenzione sul caso, ma soprattutto per scuotere le coscienze di chi conosce tutta la verità, ma tace, di chi ha visto, ma ha paura.

Ad impegnarsi in prima linea per fare luce sulla storia di Alessandro, l’associazione per le persone scomparse “Penelope”. Abbiamo sentito la referente per la Puglia, Annalisa Loconsole che tempo fa aveva inviato una lettera alla Procura di Foggia per chiedere che venissero effettuate delle verifiche su alcuni resti ossei rinvenuti nelle campagne della vicina Mattinata. “Purtroppo non abbiamo ottenuto risposte” – commenta a l’Immediato, Loconsole. Silenzio anche sulla proposta formulata dall’associazione al Comune di Monte di intitolare una strada o un’aula a Ciavarella. Inoltre, il Covid ha bloccato eventuali iniziative nelle scuole in memoria del giovane: “Ho la sensazione che ad un certo punto il problema resti solo dei familiari”, dichiara con amarezza. “Intere famiglie vivono un dramma, ignare di cosa sia successo ai propri congiunti. È più di un lutto, qui si parla di storie interrotte e di persone di cui non si sa più nulla. Credo che il ricordo di Alessandro debba rimanere nella società perché è dalla storia che si riparte per il cambiamento. Monte Sant’Angelo, fortunatamente, non è la stessa di 13 anni fa, ma quella storia non può essere cancellata. I ragazzi devono conoscerla”.

Oltre al ricordo e alle iniziative lodevoli, in questi 13 anni ha regnato anche molta omertà. “La vicinanza della comunità non è mancata, ma non c’è mai stata l’intenzione di andare in fondo alla vicenda – conclude Loconsole -. Capire cosa sia accaduto ad un ragazzo di appena 16 anni, con un quartiere e delle amicizie che forse non è riuscito ad evitare. Ciò che è accaduto a lui poteva accadere a tutti”.

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