Una fake news le accuse cadute per Bisceglia. L’Associazione Magistrati esprime solidarietà alla Procura di Foggia

“Terra Rossa”, anche l’Anm interviene sulla vicenda a sostegno del lavoro dei pm: “La revoca della misura cautelare è stata disposta non perché siano venuti meno gli indizi di colpevolezza”

Continua a tenere banco il caso di Rosalba Bisceglia, imprenditrice agricola coinvolta nell’operazione anticaporalato “Terra Rossa”, nota anche per essere moglie di Michele Di Bari, ex capo Immigrazione al Viminale. Dopo lo scivolone di una testata nazionale che aveva pubblicato erroneamente la notizia del proscioglimento della donna, è intervenuta sulla questione l’Associazione Nazionale Magistrati Giunta Distrettuale di Bari e Sottosezione di Foggia per rimarcare quanto già dichiarato dal procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro in un recente comunicato stampa.

“Alcuni giornali – riporta il comunicato stampa dell’Anm – hanno pubblicato con titoli ad effetto la notizia della revoca della misura cautelare non detentiva cui era stata sottoposta la sig.ra Livrerio Bisceglia nell’inchiesta sul caporalato avviata dalla Procura della Repubblica di Foggia, sostanzialmente affermando che pm e giudice avevano errato accusando una innocente e che le accuse si erano dimostrate infondate all’esito dell’interrogatorio di garanzia.

Sarebbe bene che tutti sapessero che nel caso di interesse la revoca della misura cautelare è stata disposta non perché siano venuti meno indizi di colpevolezza, ma perché il gip ha ritenuto venute meno le esigenze cautelari, che è cosa ben diversa e non riguarda affatto gli elementi di accusa sino ad ora raccolti.
Sarebbe bene che tutti sapessero che la sig.ra Livrerio Bisceglia non è mai stata indicata come ‘una specie di capo nella piramide del caporalato’ e che la Procura della Repubblica dopo l’esecuzione delle misure cautelari non ha emesso comunicati e non ha effettuato conferenze stampa per evitare i clamori mediatici che invece altri hanno ritenuto di creare.
Sarebbe bene che tutti sapessero che, ferma la libertà di critica – proseguono dall’associazione magistrati -, i risultati di una indagine si accertano davanti ad un giudice in un palazzo di giustizia e non in trasmissioni televisive o articoli di giornale.
Sarebbe bene sapere che né il pm né il giudice hanno mai affermato che gli indagati nella indagine sul caporalato fossero colpevoli e che essere indagati non significa essere colpevoli”.

E ancora: “Sarebbe bene che tutti sapessero che la libertà di informazione e di critica si devono basare sulla completezza delle notizie e soprattutto sulla loro verità.
Sarebbe bene che tutti sapessero che il rispetto che si deve nei confronti degli indagati nell’inchiesta sul caporalato in provincia di Foggia deve essere dato anche al pm che sta indagando e al gip che ha deciso l’applicazione delle misure cautelari.
Sarebbe bene che tutti si interroghino sul fatto che le conseguenze negative delle indagini sulla vita personale e professionale di chi ne è oggetto e di chi nelle stesse non è direttamente coinvolto possono anche dipendere dal clamore mediatico e da altre logiche che sono del tutto estranee al lavoro della magistratura. Sarebbe stata cosa opportuna e corretta che prima di pubblicare certe notizie si fosse accertata la loro verità e che ora si dia la stessa pubblicità al comunicato della Procura della Repubblica sulla vicenda. L’Associazione Nazionale Magistrati, Giunta Distrettuale di Bari e sottosezione di Foggia, esprimono la loro solidarietà ai magistrati della Procura della Repubblica di Foggia e dell’Ufficio del Gip del Tribunale di Foggia”.

Nel frattempo, come riportato nei giorni scorsi da l’Immediato, le indagini vanno avanti. I pm hanno avanzato richiesta di incidente probatorio al giudice per ascoltare subito le persone offese.

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