“Terra Rossa”, mossa a sorpresa della Procura di Foggia: chiesto l’incidente probatorio. Ansia di Di Bari per riabilitare immagine

Gli inquirenti vogliono ascoltare subito le persone offese per evitare il rischio che col passare del tempo possano rendersi irreperibili. Intanto, problemi di comunicazione per l’ex capo Immigrazione

Incidente probatorio per “Terra Rossa”. È la richiesta avanzata dai pm Vaccaro e Simeone nell’ambito dell’inchiesta anticaporalato che coinvolge imprenditori e aziende della provincia di Foggia. Questa la mossa a sorpresa della Procura. Gli inquirenti vogliono ascoltare subito le persone offese, quasi tutti migranti, per evitare il rischio che col passare del tempo possano rendersi irreperibili. Attraverso lo strumento dell’incidente probatorio, i magistrati intendono anticipare l’acquisizione e la formazione di una prova già nella fase delle indagini preliminari. La richiesta dei pm è ora al vaglio della gip Margherita Grippo.

Nel frattempo, non si escludono nuovi sviluppi: gli inquirenti potrebbero ascoltare altre persone, vicinissime agli imprenditori coinvolti, per raccogliere ulteriori elementi sul sistema di sfruttamento del lavoro già tracciato dalle carte dell’inchiesta.

Nome altisonante in “Terra Rossa” è quello di Rosalba Bisceglia, moglie di Michele Di Bari, ex capo Immigrazione al Viminale, dimessosi dopo la misura cautelare (poi revocata) nei confronti della coniuge. Si ventila l’ipotesi che lo stesso Di Bari possa essere sentito dagli inquirenti.

Questione di comunicazione

L’entourage dell’ex prefetto originario di Mattinata, forse ansioso di riabilitarsi dinanzi all’opinione pubblica, è reduce da un grosso scivolone comunicativo che ha sortito l’effetto contrario a quello sperato. Un passo falso evidenziato dalla Procura di Foggia in una nota stampa. A qualcuno, la revoca della misura per Bisceglia era parsa come la caduta di tutte le accuse a carico dell’imprenditrice, ma non era così. Tanto che l’azienda della donna è tuttora sotto il controllo giudiziario.

“Il gip nel provvedimento di revoca delle misure cautelari – aveva scritto il procuratore capo, Ludovico Vaccaro in una nota stampa – ha espressamente affermato che anche all’esito dell’interrogatorio di garanzia, il quadro indiziario non risulta mutato ed anzi per certi versi può ritenersi confermato. Il gip ha ritenuto ‘non più sussistenti’ le esigenze cautelari anche in considerazione dello stato di incensuratezza dell’indagata e del comportamento processuale della stessa. Pertanto la revoca delle misure è avvenuta non per il venir meno del quadro indiziario, ma per la cessazione delle esigenze cautelari ravvisate in sede di applicazione della misura”.

“L’ispettore del lavoro mi ha detto che…”

Il quadro indiziario è rafforzato da una serie di intercettazioni che metterebbero in risalto proprio la figura dell’imprenditrice. “Il ruolo che rivestiva nell’azienda – riporta l’ordinanza della gip Grippo – è deducibile dalla progressiva registrata il 4 ottobre 2020, allorquando la Bisceglia chiamava il caporale Bakary Saidy per mettersi d’accordo su come pagare un bracciante che non disponeva di Iban. I due si accordavano su come poter effettuare il pagamento al lavoratore, se con assegno circolare o con disposizione di pagamento. L’imprenditrice concludeva allora dicendo che avrebbe provveduto a fare un assegno circolare, che il bracciante avrebbe potuto poi scambiare in banca. Bisceglia, che probabilmente aveva concordato con il caporale di fare in altro modo, riferiva il motivo per il quale era stata costretta ad adottare tali accorgimenti, spiegando che ciò dipendeva dai controlli che erano stati fatti qualche giorno prima dagli ispettori (Bisceglia: “Ci sent… domani mattina noi andiamo in banca. Perché l’Ispettore del Lavoro mi ha detto che non posso fare in altro modo… non posso dare soldi in contanti… perché c’è stata anche l’ispezione… quindi… va bene…”).

Assunti braccianti non in regola

In una conversazione del 12 settembre 2020, Bisceglia, “inizialmente indicata semplicemente come donna poiché non ancora identificata – riportano sempre gli inquirenti -, chiama il caporale Saidy e subito dopo la risposta di questi gli passa tale Matteo che dal tono della conversazione dovrebbe essere persona già nota al Saidy. I due concordano per iniziare a lavorare alcuni giorni e, a questo punto, il Bakary interloquisce direttamente con Bisceglia che gli chiede di portare i documenti per poi procedere all’ingaggio dei lavoratori prima di iniziare sui campi”.

Secondo gli inquirenti “la rilevanza di tale progressiva emerge nel ruolo di gestione materiale dell’azienda da parte di una donna diversa dai loquenti che, dalle precedenti conversazioni, va identificata proprio in Bisceglia che, senza nemmeno conoscerli, assume per la sua azienda dei braccianti sulla base di documenti forniti dal Saidy (braccianti che, come vedremo, non sono in regola in quanto fuggiranno tutti durante il controllo). Nella conversazione, chiede direttamente le modalità di pagamento del lavoro da eseguire consentendo di accertare, in tal modo, che il caporale non ha concordato il pagamento ‘ad ora’, così come è solito fare con gli imprenditori, ma un pagamento ‘a giornata’ di lavoro che, stante quanto palesato dal medesimo, sarebbe di 35 euro al giorno per 6 ore. Tale somma risulta palesemente difforme alle tabelle del contratto collettivo Nazionale che prevede una somma netta di euro 50.05 per 6:30 di lavoro”. (In alto, foto archivio; nei riquadri, Vaccaro, Di Bari e Bisceglia)

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