“Lo Stato lasciò Filomena alla mercé del suo assassino Aghilar”. Pesanti accuse nel processo al killer di Orta Nova

Sodrio: “La vittima scriveva di essere seguita dai sodali di Aghilar. Com’è possibile che una donna così terrorizzata abbia mai potuto rifiutare di essere messa in sicurezza?”

Udienza importante questa mattina in Corte d’Assise a Foggia (presidente Talani, giudice a latere Accardo) nel processo a carico di Cristoforo Aghilar, reo confesso dell’omicidio della 56enne Filomena Bruno, avvenuto ad Orta Nova nel pomeriggio del 28 ottobre del 2019. Sono stati infatti sentiti come testimoni del pubblico ministero Rossella Pensa un ufficiale e un sottufficiale dei carabinieri, che furono tra i principali investigatori ad occuparsi della tragica vicenda. Rispondendo alle domande di accusa, parte civile e difesa, i testimoni hanno riferito sui giorni precedenti all’omicidio e su come Aghilar si fosse accanito contro tutta la famiglia della Bruno, con minacce andate avanti per settimane e con il tentato omicidio della stessa vittima e del fratello nella serata del 26 ottobre (solo due giorni prima del delitto), presso un bar ad Orta Nova.

Il maresciallo della stazione del centro dauno ha ripercorso tutta la fase delle convulse ricerche di Aghilar, anche attraverso l’Interpol, dato che il pregiudicato era stato segnalato come presente in Germania, ricerche che poi erano continuate in Orta Nova e tutti i dintorni una volta che i carabinieri avevano accertato come l’assassino avesse fatto ritorno nel paese d’origine, con la chiara intenzione di uccidere tutta la famiglia della vittima Filomena Bruno. Un dato importante emerso dalle testimonianze dei militari dell’Arma è stato quello relativo alle misure di protezione nei confronti della vittima, soprattutto dopo il tentato omicidio della stessa Filomena Bruno solo due giorni prima dell’omicidio. Entrambi i testi, sia l’ufficiale che il sottufficiale, hanno riferito che alla Bruno fu proposto di essere trasferita in una struttura protetta (come prevede anche la legge “codice Rosso”), ma la stessa vittima rifiutò perché non voleva lasciare il figlio affetto da sindrome di Down e l’anziana madre che assisteva da anni (poi testimone oculare del delitto). È emerso che la Bruno presentò ben tre denunce tra il 5 ed il 26 ottobre, portando anche messaggi vocali via WhatsApp di Aghilar, contenenti pesanti minacce di morte, e per tutte queste minacce si diceva terrorizzata per sé e per i figli (i due maggiori erano già scappati in altre località fuori Orta Nova proprio per sottrarsi alla furia dell’imputato).

A detta dei carabinieri, fu quindi proposto alla Bruno di essere trasferita in una località segreta, ma questa rifiutò e si limitò a trasferirsi temporaneamente a casa dell’anziana madre, tra l’altro situata di fronte all’abitazione della vittima, dove poi avvenne l’omicidio. Tesi questa da sempre contestata dalle parti civili con l’avvocato Michele Sodrio, per le quali invece non fu affatto proposto alla Bruno di andare in una casa rifugio per donne maltrattate o minacciate. Sul punto abbiamo sentito proprio il legale: “Premetto ancora una volta di essere un accanito ammiratore dell’Arma dei Carabinieri, alla quale deve andare il nostro plauso per tutto quello che fa ogni giorno, ma sono certo che in questa vicenda siano stati commessi degli errori gravissimi. Io credo ai miei clienti quando affermano con assoluta certezza che Filomena non ebbe affatto una proposta di trasferimento in altra località, tanto meno appare logico e credibile che una tale proposta sia stata fatta senza anche proporre un trasferimento del figlio diversamente abile e dell’anziana madre. Anzi, Filomena nelle sue denunce si diceva terrorizzata da Aghilar e chiedeva più un volte un ‘aiuto concreto’, proprio perchè era convinta che l’assassino prima o poi avrebbe colpito, vista la sua crudeltà e brutalità. Se davvero vi fosse mai stata una proposta di collocamento in altra località, come mai di questa iniziativa non esiste un verbale scritto, come invece si fa sempre in questi casi? Vi sono numerosissimi messaggi WhatsApp inviati dalla Bruno al maresciallo dei carabinieri di Orta Nova, dove la vittima anche dopo le denunce chiedeva aiuto e protezione, scriveva di essere seguita dai sodali di Aghilar. Com’è possibile che una donna così terrorizzata abbia mai potuto rifiutare di essere messa in sicurezza per il tempo strettamente necessario a catturare l’allora latitante Cristoforo Aghilar? Spero che la Giustizia abbia la capacità di far emergere la verità”.

Secondo Sodrio “questa volta lo Stato ha sbagliato e non ha dato l’adeguata protezione ad una madre di famiglia, lasciandola alla mercé del suo assassino. Abbiamo in corso una causa civile risarcitoria al Tribunale di Bari su questa vicenda e siamo decisi ad andare fino in fondo. Questi drammi vanno prevenuti, perchè dopo è sempre troppo tardi”. Con i due investigatori sentiti oggi è stata completata la lista dei testimoni del pm e così il processo si avvia rapidamente alla conclusione. Prossima udienza il 10 dicembre, per l’ascolto di due testimoni della parte civile e poi toccherà ai testimoni dell’imputato. (In alto, Aghilar, Bruno e Sodrio)