È foggiano uno dei massimi esperti di uva da tavola. Donato Antonacci confermato segretario scientifico dell’OIV

È un vero e proprio punto di riferimento mondiale per lo studio delle tecniche di produzione e coltivazione

È uno dei maggiori esperti di uva da tavola su scala globale, le sue ricerche sono state alla base della produzione normativa comunitaria e da poco è stato confermato segretario scientifico della sottocommissione “Uva da tavola, uva passa e prodotti non fermentati della vite” all’interno dell’OIV, l’Organizzazione Internazionale della vigna e del vino. Donato Antonacci, originario della provincia di Foggia, è un vero e proprio punto di riferimento per lo studio delle tecniche di produzione e coltivazione delle uve che si consumano a tavola; una tipologia di frutta che, a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, ha perso circa un terzo della sua quota di produzione, in particolar modo nel sud Italia dove vi era una consolidata tradizione.

Lo studioso originario di Orta Nova si sta da tempo interrogando su questo decremento di produzione, tanto da cercare di mettere a punto delle tecniche che possano portare alla nascita di nuove tipologie di uve, più adatte alle richieste del mercato e alle condizioni climatiche in continuo mutamento. Queste ricerche sono state portate avanti da Antonacci durante la sua lunga esperienza come direttore del centro di ricerca (CREA) di Turi, un polo di riferimento per tutta l’Italia centro meridionale, che fa capo direttamente al Ministero delle Politiche Agricole. Questa lunga esperienza in ambito agricolo è stata riconosciuta dall’OIV che ha rinnovato la fiducia nelle mani di Donato Antonacci, confermandogli l’incarico di segretario scientifico. L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, con sede a Parigi, è un’organizzazione scientifica intergovernativa cui l’Italia aderisce insieme ad altri 47 paesi. Ha diverse sottocommissioni, una delle quali è quella dell’uva da tavola di cui Antonacci fa parte. Qui nascono le risoluzioni che vengono portate all’attenzione dell’UE che è competente per normare il settore per i paesi membri.

“Ho dedicato gran parte della mia vita allo studio dei vitigni antichi – spiega a l’Immediato, Donato Antonacci -. Riuscire a preservare uve come il Nero di Troia vuol dire avere un vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi che producono vino. Ma per preservare queste qualità è necessario studiare delle tecniche di adattamento al cambiamento climatico. Gli stessi criteri che si possono estendere all’uva da tavola. Personalmente sono stato il fautore della coltivazione protetta sotto telo plastico finalizzata alla produzione anticipata, una tecnica ora diffusa a livello mondiale. In sostanza si anticipa l’invio sul mercato dell’uva da tavola per sfruttare le stagioni calde e il periodo favorevole”.

Lo studio biotecnico delle uve da tavola ha portato anche alla nascita di circa 40 nuove varietà, di cui 36 portano la firma di Donato Antonacci. Così sono nate la Maula, una nuova varietà apirena, e anche la Daunia, un evidente tributo alla terra d’origine dello studioso. Ma sulla provincia di Foggia Antonacci sottolinea il ritardo nel muoversi verso le nuove sperimentazioni. “Queste nuove tipologie nascono per non ricorrere sempre alle varietà vivaistiche internazionali, anche per avere delle uve più adatte al nostro clima. Purtroppo la Capitanata non ha capito l’importanza delle nuove sperimentazioni e sta perdendo quasi del tutto la produzione di uva da tavola”.

Sullo sfondo c’è un mercato che va sempre più alla ricerca di uve senza semi, per le quali serve sempre meno manodopera, ma sempre e comunque molta acqua. È questo il vero dramma della provincia di Foggia che perde fonti di approvvigionamento a causa della siccità e delle annose carenze infrastrutturali. Su questo sta spostando il suo interesse il ricercatore foggiano, oltre che sul tema del riutilizzo delle plastiche. “Il problema dell’acqua è molto importante e riguarda tutte le colture agricole – conclude Antonacci -. Dobbiamo necessariamente soffermarci su questo. Foggia può dire molto in termini di agricoltura, ma deve convertirsi ed innovarsi, senza perdere la propria vocazione”.



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