Nel carcere di Foggia 550 detenuti su 360 posti: il grido di dolore degli agenti. Pronto dossier da consegnare al prefetto

Chieste misure straordinarie per ridare al penitenziario sicurezza e rispetto della legalità. La lettera del sindacato Sappe

Agenti picchiati e sotto organico, ma anche sovraffollamento. Questi alcuni dei temi che da anni rendono incandescente la situazione nel carcere di Foggia. Il penitenziario di via delle Casermette è stato scenario, nelle ultime settimane, di alcuni episodi piuttosto eclatanti. Hanno fatto molto discutere il suicidio di Alessandro Lanza, 43enne esponente della batteria mafiosa Sinesi-Francavilla e l’aggressione di Giuseppe Perdonò (batteria Moretti) ai danni di un poliziotto penitenziario. 

Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, ha scritto una lettera al prefetto di Foggia, Carmine Esposito per chiedere aiuto: “Egregio signor prefetto – riporta la missiva firmata dal segretario nazionale, Federico Pilagatti – la segreteria regionale del Sappe, maggior sindacato di categoria, ha la necessità di conferire con Lei al fine di portare alla Sua attenzione la delicata situazione presente presso la Casa Circondariale di Foggia, in un momento in cui il capoluogo della Daunia e la sua provincia si trovano in uno stato di grave di emergenza criminale.

Per combattere la criminalità, lo Stato ha inviato a Foggia ingenti unità delle forze dell’ordine per controllare il territorio, e ha costituito una sezione della DIA con la chiara volontà di sconfiggerla definitivamente. Quindi sono scesi in campo uomini e mezzi a volontà al fine di rafforzare tutti i presidi di sicurezza, con la sola eccezione del carcere di Foggia che benchè rappresenti uno dei più importanti snodi poiché deve ricevere, custodire, gestire i pericolosi delinquenti, è rimasto completamente dimenticato e sguarnito.

Carmine Esposito

Purtroppo – prosegue Pilagatti – dobbiamo denunciare che ai vari comitati nazionali per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutisi a Foggia e presieduti da vari ministri degli Interni, hanno partecipato anche i vari capi del DAP che al termine degli incontri dopo aver salutato il ministro, se ne sono tornati (in tutta fretta) a Roma non ritenendo necessario neppure verificare la situazione del carcere del capoluogo dauno. Eppure il penitenziario di Foggia da tempo versa in una crisi gravissima determinata sia dalla carenza di personale (circa 80 unità tolte dall’organico negli ultimi 20 anni) che dal sovraffollamento dei detenuti che in questi giorni ha raggiunto le 550 unità presenti a fronte di 360 posti, con una percentuale che supera il 50%, mentre a livello nazionale la media è circa del 10%”.

Secondo il Sappe, “i poliziotti penitenziari di Foggia sono stati abbandonati dall’amministrazione che non ha posto in essere alcun serio correttivo”. A causa del numero esiguo di agenti, “la gestione della sicurezza” sarebbe “pari a zero”, e questo nonostante la presenza di “poliziotti professionali e preparati” che verrebbero “abbattuti come birilli” dai detenuti “soprattutto nelle ore pomeridiane e notturne”.

E ancora: “Signor prefetto, diciamo ciò poiché negli ultimi tempi decine di poliziotti hanno subito aggressioni da parte dei detenuti, riportando lesioni tali da chiedere le cure del locale nosocomio, senza poi dimenticare che negli ultimi tempi, in diverse operazioni, sono stati rinvenuti telefonini e sostanze stupefacenti. Il Sappe ritiene che lo sforzo che lo Stato sta mettendo in campo a Foggia per dare un duro colpo alla criminalità non possa prescindere anche dall’adozione di misure straordinarie per ridare al carcere sicurezza e rispetto della legalità; anche perché situazioni critiche come quella accaduta lo scorso anno con l’evasione di ben 72 detenuti che hanno sconvolto l’intera città, provocando paura ed insicurezza, non debbano più accadere. Insicurezza creata anche dalle continue uscite di detenuti dal carcere presso strutture sanitarie esterne per visite o ricoveri che in molti casi – evidenzia il Sappe -, non avrebbero motivo di esserci.

Proprio per questo, quale massimo rappresentante della sicurezza anche al fine di evitare situazioni drammatiche, le chiediamo un breve incontro in cui le consegneremo un dossier preparato dal Sappe poiché in questo momento non è in gioco solo la sicurezza del penitenziario e dei suoi lavoratori, ma dell’intero territorio. In attesa di risposta, a nome dei poliziotti penitenziari di Foggia, di cui rappresentiamo la stragrande maggioranza, la ringrazio e le porgo distinti saluti”. (In alto, un’immagine della protesta del 9 marzo 2020 quando evasero 72 detenuti)



In questo articolo: