Comune di Foggia sciolto per mafia… e sfrattato! Landella avrebbe bucato una rata di leasing per la sede di Via Gramsci

Il palazzo di vetro potrebbe dover essere restituito al suo legittimo proprietario. L’immobile era oggetto dal 2002 di una locazione finanziaria per la sistemazione di uffici comunali

Se sono vere le indiscrezioni agostane tra i corridoi semivuoti del Comune di Foggia, presto l’Ente potrebbe trovarsi senza un pezzo ingente del proprio patrimonio. Stando ad alcuni rumors che circolano tra gli ex consiglieri, gli ex amministratori e alcuni funzionari, il Comune, con sentenza del Tribunale di Foggia, avrebbe da poco ricevuto lo sfratto dalla sede comunale di via Gramsci.

Il palazzo di vetro potrebbe dover essere restituito al suo legittimo proprietario. L’immobile era oggetto dal 2002 di una locazione finanziaria per la sistemazione di uffici comunali. La società che aveva dato in leasing lo stabile è la Later Fin srl. E il valore del contratto si aggirava intorno ai 21 milioni di euro, da spalmare in meno di 15 anni. Ebbene, secondo più di una indiscrezione, confermata a l’Immediato da due ex eletti e da un funzionario, nel 2014 l’amministrazione Landella appena insediata, consigliata dai dirigenti, ha mancato il pagamento dell’ultima rata, supportata dal Salva Enti, secondo cui non si possono onorare fitti passivi.

Come si sa, nel leasing il pagamento è condizione per l’esercizio del diritto di riscatto del bene. Con tutte le rate pagate, il sito di via Gramsci sarebbe stato acquisito al patrimonio comunale. Ma con l’assenza di questa ultima rata, la Later Fin avrebbe richiesto la risoluzione del contratto, confermata dalla sentenza del Tribunale, che non solo lo avrebbe sciolto, ma avrebbe anche sentenziato il pagamento da parte del Comune di Foggia degli oneri di occupazione abusiva, che va dal 2014 al 2021. Uno degli ultimi atti di Landella, dopo le dimissioni a seguito dell’indagine per corruzione e concussione a suo carico, era stata la nomina di due importanti amministrativisti baresi per risolvere la questione in Corte d’Appello. Nulla da fare però, il tempo è scaduto.

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