I braccianti schiavizzati e rimproverati dall’imprenditrice. Il ruolo della società d’intermediazione di Orta Nova

Marucci e Cataldo avevano costituito una cooperativa denominata SudItaly. In cima alla piramide c’era Angela Siena. Le carte dell’inchiesta “Schermo”

Nuovi dettagli sul blitz anticaporalato “Schermo” messo a segno da procura e carabinieri con 7 arresti e 5 aziende finite sotto il controllo giudiziario. La società di intermediazione SudItaly di Orta Nova degli imprenditori Nicola Marucci e Danilo Cataldo reclutava i lavoratori per assegnarli alle imprese. In alcuni passaggi dell’ordinanza pubblicati dalla gazzetta del mezzogiorno si legge che “Marucci e Cataldo costituivano una cooperativa denominata SudItaly che formalmente assumeva braccianti che, in realtà, in numero e con identità differenti venivano reclutati tramite Danssokho (il presunto caporale senegalese 32enne, ndr) presso i campi non autorizzati della provincia e ciò avveniva su richiesta di Siena Angela Maria (imprenditrice ai domiciliari, ndr) e con l’ausilio logistico di Lattanzio Luigi (altro arrestato, ndr) che li conduceva sui campi”.

“Sui campi – si legge ancora – i braccianti venivano richiamati e redarguiti dal Marucci quando questi riceveva lamentele dalla Siena: il Marucci si occupava di decidere chi di loro dovesse lavorare e le modalità di impiego gestendo anche il trasporto con mezzi di fortuna”.

L’indagine muove dalla denuncia di due cittadini della Guinea Bissau i quali dichiararono di essere stati avvicinati nell’ottobre 2019 da un tale di nome “Nicola” di cui non conoscevano le generalità, ma solo il numero di telefono, che chiedeva loro di lavorare per lui per la raccolta delle olive e delle rape. Accettato il lavoro, lo stesso si svolgeva in una condizione di sfruttamento e di interposizione fittizia: i due riferirono di aver percepito una retribuzione oraria di 5 euro l’ora, al di sotto del minimo contrattuale, ugualmente accettata stante il bisogno di lavorare e peraltro non completamente riscossa in quanto, a fronte di 23 giornate di lavoro svolte, sia da loro che da altri braccianti, avevano percepito compensi relativi a sole 10 giornate di lavoro mediante un accredito cumulativo della somma di 2mila euro sulla Postepay di S. effettuato a nome di tale B.H. in data 18 febbraio 2020. A seguito di tali denunce – si legge nell’ordinanza – emergendo aspetti rilevanti ai fini della configurazione dei reati di cui all’articolo 603 bis del codice penale prendevano avvio le indagini dei militari della Legione carabinieri Puglia compagnia di San Severo.

Dalle indagini risulta che Marucci faceva collocare formalmente nell’anno 2019 e nel 2020 circa 150 lavoratori (tra cui i denuncianti) presso l’azienda individuale del cittadino tunisino B.H. procedendo alla sola comunicazione Unilav (necessaria in caso di controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro in modo da far apparire i committenti come effettivi titolari dei rapporti di lavoro instaurati con i braccianti). I lavoratori erano stati impiegati tramite un sistema di contrattazioni e un giro di fatture anche in aziende agricole gestite da Donato Placentino e presso la Coop. La Piramide all’epoca dei fatti amministrata da Siena Angela Nazaria e Calabrese Giuseppe.



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