Crisi nera per le Rsa pugliesi, travolte dall’emergenza Covid ora sono senza contratto. “Strutture insostenibili a rischio chiusura”

Ieri, circa 450 residenze sanitarie assistenziali e centri diurni pugliesi hanno manifestato a Bari perché “la Regione, probabilmente l’unica in Italia, non ha completato l’iter di accreditamento”

Nuova tegola per le Rsa pugliesi. Dopo lo tsunami dell’emergenza Covid, con focolai che hanno interessato pressoché tutte le strutture, ora si palesa una oscura nube all’orizzonte. La giunta guidata da Michele Emiliano, l’estate scorsa aveva approntato un piano per il pagamento delle attività nei moduli in pre-accreditamento, per traghettarle fino a gennaio 2021, deadline per i nuovi contratti per i servizi di assistenza sui territori. Uno snodo decisivo, finalizzato a dare un po’ di ossigeno a chi ha sostenuto costi fuori portata per affrontare la pandemia e concedere maggiori garanzie a chi, pur avendo la liquidità necessaria, ha investito per alzare gli standard alla luce dei nuovi parametri di riferimento.

Tutto inutile, almeno fino a questo momento. Ieri, circa 450 residenze sanitarie assistenziali e centri diurni pugliesi hanno manifestato a Bari perché “la Regione, probabilmente l’unica in Italia, non ha completato l’iter di accreditamento”. “Abbiamo chiesto un incontro, dovremmo essere convocati a breve – ha commentato Antonio Perruggini, presidente dell’associazione ‘Welfare a Levante’ che rappresenta circa 100 gestori -, non sono ancora accreditate con il sistema sanitario regionale circa il 90% delle 500 strutture che sviluppano circa un miliardo di fatturato, hanno 20mila dipendenti e assistono 40mila pazienti anziani non autosufficienti e disabili, molti dei quali gravi”. Allo stato, quindi, “solo il 10% circa delle strutture gode degli accordi contrattuali e del conseguente riconoscimento della quota Lea, avvenuto senza evidenza pubblica con una evidente discriminazione verso tutto il resto del comparto”.  “Le procedure di conferma delle autorizzazioni, degli accreditamenti, l’adozione delle tariffe – conclude – sono ferme, così come non è assicurata la copertura di spesa dei posti previsti dal fabbisogno di accreditamento”.

Uno scenario che piega il segmento sanitario che sconta le maggiori fragilità. Se si escludono le grandi realtà, che riescono ad avere liquidità ed economie di filiera, diversi centri di riferimento dei Monti Dauni e del Gargano alle attuali condizioni non sarebbero più sostenibili. “Abbiamo sostenuto costi importanti, circa 20mila euro mediamente per le strutture più piccole, per assicurare sistemi adeguati di protezione e percorsi durante la pandemia – spiega Carlo Rubino, gestore di Rsa e centri diurni nei Monti Dauni -, abbiamo svolto funzioni da ‘ospedali Covid’, riorganizzando le strutture e gestendo i pazienti all’interno: un filtro per certi versi decisivo per decongestionare i nosocomi durante le fasi critiche. Ora invece non riusciamo nemmeno a parlare con Emiliano. Ci avevano garantito un percorso, con delibera di giunta, ma al momento è tutto sospeso nel vuoto. Così diverse realtà rischiano di chiudere…”.

Il manager di Sanità Più, Luca Vigilante, nelle more delle procedure di verifica degli standard da parte delle Asl, propedeutici ai contratti, ha proposto “l’invio di autocertificazioni con verifica successiva per accelerare l’iter”. “La Regione potrebbe agire penalmente sui presidenti in caso di dichiarazioni mendaci, attivando tutte le procedure previste dalla legge per sanzionare le irregolarità – commenta -. Siamo in una fase delicata, abbiamo fatto importanti investimenti tecnologici, elevando di molto gli standard tecnologici e alberghieri. Al momento, tutto questo comporta una esposizione ulteriore che si aggiunge agli importanti costi sostenuti per garantire Dpi adeguati ed ogni misura adottata per il contenimento del virus”.

Anche Raffaele De Nittis, con una decine di strutture (Rsa e centri diurni) controllate in Puglia, punta il dito contro la Regione. “Soffrono anche le grandi realtà – ammette -, certo la solidità finanziaria ci aiuta, ma gli effetti soprattutto nel residenziale sono mostruosi. Le strutture sono in perdita. Non vengono ancora pagate le quote di compartecipazione sui posti letto accreditabili, mentre sono triplicati i costi per il personale e quadruplicati quelli per i dispositivi di protezione. Senza contratti molte strutture non sono sostenibili”, chiosa. Il consigliere regionale Antonio Tutolo ha presentato una interrogazione all’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco per trovare una soluzione rapida alla crisi del settore, che sta mettendo peraltro a rischio circa 40mila addetti. “La mancata visione organizzativa e di programmazione dedicata al settore socio sanitario pregiudica la regolare attuazione di tutte le procedure previste per l’attuazione dell’articolato normativo e regolamentare citato in oggetto con grave ripercussione sui livelli occupazionali e la tenuta della dovuta assistenza da assicurare alla popolazione anziana non autosufficiente e disabile – scrive l’ex sindaco di Lucera -. I casi di contagio sono risultati in aumento e nessun sostegno di carattere finanziario, organizzativo o materiale è assicurato alle strutture socio sanitarie residenziali obbligate a ridurre la propria ricettività e quindi i fatturati a seguito delle disposizioni regionali per la costituzione di ‘zone grigie’ pur non essendo strutture dedicate alla cura di malattie infettive. E’ evidente il conseguente rischio di tenuta finanziaria delle gestioni, della protezione dei pazienti e dei livelli occupazionali delle piante organiche”, precisa. Per questo, oltre all’adempimento di quanto giù previsto dalla Giunta, ha chiesto “ristori in favore di tutte le strutture sanitarie che hanno sostenuto dall’inizio della pandemia costi indipendenti dalle loro gestioni, assicurando la protezione a migliaia di pazienti”. Altre regioni lo hanno fatto, riconoscendo fino a 4 euro per anziano al giorno. La Puglia, al momento, non ha previsto ancora nulla.

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come