Veleni tra docenti all’UniFg, Limone: “Non siamo un covo di baroni”. E su Cafarelli dice: “Scelta di Landella”

Il Magnifico: “Sono dalla parte di chi subisce un’ingiustizia e di tutti i colleghi ricercatori che combattono per il merito e per la serietà della nostra istituzione”

L’Università degli Studi di Foggia è stata al centro di un capitolo dell’ importante inchiesta di Carlo Bonini per i longform di Repubblica, scaturito dall’annosa questione dell’esposto sui progetti europei all’allora facoltà di Agraria e al Distretto agroalimentare regionale, che poi ha generato, dall’esposto dei docenti Sandro Del Nobile e Diego Centonze, una indagine della Guardia di Finanza sui presunti time sheet falsi, tuttora aperta.

L’ultimo aggiornamento di questa dolorosa vicenda è stato l’isolamento dei 4 professori del Safe afferenti agli insegnamenti di Chimica e di Tecnologie alimentari, segnalata da una lettera alla Ministra dell’Università del Governo Draghi da parte dell’associazione Trasparenza e Merito, che si batte contro i baronati e le ingiustizie concorsuali negli atenei italiani. Il Ministero in tutti i casi raccolti dal longform di Bonini si è costituito parte civile, compreso quello di Foggia. Sul tema abbiamo intervistato il rettore Pierpaolo Limone, trovatosi suo malgrado dentro una querelle in corso dal difficile esito.

Anzitutto, rettore, come valuta la presenza dell’Unifg sul longform Repubblica di Carlo Bonini? La reputa una diffamazione?

Io sono convintamente “dalla parte di Agnese”, per riprendere il titolo di La Repubblica, cioè sono dalla parte di chi subisce un’ingiustizia e di tutti i colleghi ricercatori che combattono per il merito e per la serietà della nostra istituzione. Se in università qualcosa non funziona lo dobbiamo segnalare e aggiustare. Senza mezzi termini. Così come se qualcosa non funziona nel giornalismo o in un altro segmento della società. Chiedo solo di non fare di tutta l’erba un fascio, perché è facile scadere nel giustizialismo rancoroso che annebbia il giudizio e ci allontana dalla verità delle cose. Trovo, ad esempio, diffamanti le generalizzazioni, perché ciascun caso di mala-università è unico e va verificato con rigore. L’intera Università italiana, nonostante le riforme, il cambio generazionale, le valutazioni incessanti e i risultati straordinari a livello mondiale, non può essere rappresentata sempre come un covo di baroni. Noi a Foggia in particolare lavoriamo nel pieno rispetto delle regole, siamo attenti al dialogo con tutte le componenti, stiamo investendo risorse importati nella formazione continua e nel benessere organizzativo.

Al momento del suo insediamento lei disse che avrebbe sanato le discordie e i motivi di scontro nella comunità accademica, cosa è andato storto?

Non mi pare che le cose siano andate storte. Si è fatto moltissimo. Gran parte della nostra comunità accademica condivide gli obiettivi di sviluppo di Ateneo e i metodi che stiamo utilizzando per raggiungerli. Le nostre scelte sono frutto di ascolto e partecipazione. Se ci sono divergenze, si risolvono democraticamente nell’ambito degli organi collegiali. Nonostante tutte le migliori intenzioni purtroppo persiste una situazione di disagio che è isolata, eppure vistosa. Le radici di alcune discordie sono profonde e risalgono ad una decina di anni fa. Incomprensioni che si sono trasformate in conflitti che hanno da tempo intrapreso vie giudiziarie e che evidentemente non si possono più sanare con una stretta di mano. L’ateneo afferma comunque una posizione convintamente garantista, ribadisce la piena fiducia nella magistratura e attenderà l’espressione di giudici terzi. Vigileremo intanto che non ci sia alcun pregiudizio per nessuno e tutti i colleghi siano messi nelle condizioni di lavorare al meglio.

Il Dafne: era davvero inevitabile lasciar fuori i 4 docenti dell’esposto dei progetti DA.Re.? Cosa l’ha indotta a prendere le parti degli altri docenti? Ci può spiegare in cosa consiste il “difficile clima” che si viveva al Safe?

La costituzione di un Dipartimento, disciplinata dallo Statuto di Ateneo, prevede la presentazione al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione di una proposta progettuale da parte di un gruppo di docenti proponenti. La costituzione del DAFNE è stata quindi deliberata dal Consiglio di Amministrazione su parere favorevole del Senato Accademico: entrambi gli Organi si sono espressi all’unanimità. Nessuno è stato lasciato fuori. Analogamente la richiesta di quattro docenti di afferire al Dafne è stata vagliata, discussa, e democraticamente respinta, sempre all’unanimità, dal Senato Accademico. Peraltro, i docenti in questione in più circostanze avevano riferito di voler cambiare Dipartimento, proprio perché le condizioni di lavoro si erano progressivamente deteriorate. Mi spiego meglio: mesi prima della costituzione del Dafne i 4 docenti del SAFE avevano condiviso con l’amministrazione la volontà di cambiare dipartimento. Io ho fatto il possibile per realizzare questa loro attesa, ma non abbiamo trovato la giusta soluzione. Il problema è quindi esploso solo perché la costituzione del DAFNE ha anticipato l’azione autonoma di trasferimento che i 4 docenti avevano già intrapreso. Ci tenevano evidentemente ad essere i primi ad andare via. Ma mi pare che il problema si riduca a una questione di principio e francamente stento a capire il clamore. Io credo che gli organi accademici abbiano agito, oltre che nel pieno rispetto delle regole, nel rispetto di tutti, soprattutto per tutelare i 4 colleghi. In qualsiasi contesto organizzativo, se ci sono gruppi di colleghi che vivono un conflitto è necessario ricercare tutte le soluzioni possibili per recuperare l’armonia. I docenti cambiano abitualmente dipartimento, per motivi diversissimi. L’opportunità di lavorare in contesti diversi, consente di recuperare serenità e gioia di lavorare. Nel nostro caso a tutti i docenti sono stati garantiti laboratori, spazi e insegnamenti. Non si è recato alcun danno a nessuno e quindi gli organi collegiali hanno cercato solo di mettere tutti nelle condizioni migliori per lavorare con la cura di superare un difficile clima fatto di scontri quotidiani che rischiavano di paralizzare un’intera area.

Il professor Del Nobile lamenta il fatto che sta per avviare un terzo ricorso al Tar per provvedimenti disciplinari ai suoi danni. A differenza di alcuni organismi, tra cui quello del Rettorato, non ha potuto difendersi con il servizio avvocatura dell’istituzione, sebbene il docente definisca alcune decisioni prese nei suoi confronti personalistiche e non legate alla carica ricoperta. L’Università in tutta questa vicenda si è sempre schierata contro i 4 professori, non avrebbe dovuto invece essere “neutrale”? Qual è la sua visione?

I procedimenti disciplinari sono stati sempre attivati e gestiti dall’Università di Foggia salvaguardando il contraddittorio, assicurando le cautele e le garanzie per il destinatario che la legge impone. Tant’è che anche in sede di ricorso al TAR è stata confermata la responsabilità disciplinare emersa in sede procedimentale a carico del prof. Del Nobile. L’Università non si schiera con o contro nessuno per partito preso, si valutano le situazioni e si agisce caso per caso. Se un singolo docente viola le regole incorre, giustamente, in una sanzione disciplinare. Infine, per rispondere alla seconda parte della sua domanda l’avvocatura può difendere eventualmente l’Università e non il singolo collega semplicemente perché la legge non lo prevede.

Infine, una domanda relativa alle ultime vicende amministrative: ritiene ancora personale la scelta della prof Barbara Cafarelli nell’accettare l’incarico nella Giunta dei tecnici del sindaco di Foggia Franco Landella? Con i ripetuti arresti e le varie indagini in corso al Comune, che sembrano non risparmiare nessuno né la politica né la tecnostruttura, l’Università non rischia di essere travolta nel fango e di perdere autorevolezza?

Non siamo una struttura verticistica e né tanto meno autoritaria. I docenti hanno un’ampia libertà che, peraltro, è garantita costituzionalmente. Come lei sa benissimo ci sono docenti universitari parlamentari, consiglieri e persino premier. È normale avere un assessore di matrice accademica in una giunta, anzi direi che nella maggior parte delle università italiane ci sono docenti che svolgono incarichi politici o amministrativi. Da questo a pensare che io abbia dato un’indicazione al sindaco ne corre. Anzi ci tengo a chiarire che il sindaco mi ha cortesemente chiamato al telefono informandomi della volontà di nominare come suo assessore un docente universitario, ci siamo poi incontrati e mi ha anticipato dei possibili nomi, in seguito ad alcune sue valutazioni, mi ha richiamato il giorno successivo per comunicare che avrebbe assegnato la delega alla prof.ssa Barbara Cafarelli. L’università rivendica tutta la propria terzietà rispetto a queste scelte politiche del territorio. La collega è comunque stimatissima nella nostra comunità e tutti le riconoscono un alto profilo umano e scientifico. Mi spiace ovviamente che l’assessorato Cafarelli si sia avviato in salita, con un orizzonte drammaticamente incerto, in uno dei momenti più difficili per la nostra Città.