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Home - Un deposito di gas nella piana dove c’era l’Enichem, altro spauracchio per Manfredonia? Urge una nuova visione di sviluppo

Un deposito di gas nella piana dove c’era l’Enichem, altro spauracchio per Manfredonia? Urge una nuova visione di sviluppo

Di Gennaro Pesante
10 Marzo 2021
in Economia
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Cinque anni fa il 95% di oltre 25mila votanti hanno detto ‘No’ alla realizzazione di un deposito costiero di Gpl nel territorio di Manfredonia. Era il 2016. Le motivazioni erano soprattutto legate alla sicurezza, ma anche alla tipologia di insediamento. Dodici serbatoi da 60mila mc avrebbero deturpato un territorio che dovrebbe essere sì produttivo, ma non in quel modo. Ora, stando alle carte, la storia si ripete. Questa volta, però, ci spostiamo dall’agro della città verso sud alla famigerata piana di Macchia già teatro del Petrolchimico Enichem e della successiva reindustrializzazione. Senza giri di parole, nella relazione tecnica della proposta che sta circolando in questi giorni presentata dalla Seasif Holding ltd, si legge – tra le altre cose – che è “prevista la realizzazione di un impianto costiero di Lng (gas naturale liquefatto) per poter soddisfare le richieste navali di carburante a basso impatto ambientale e per la distribuzione entroterra finalizzata al trasporto delle merci”, cosa peraltro piuttosto scontata data la movimentazione che scaturirebbe dal progetto. Sì, un deposito di gas.

In realtà, Seasif propone due tipologie di attività: importazione di prodotti liquidi per produzioni industriali, con relativa logistica per la distruzione di Biocarburanti, e l’importazione di prodotti polimetallici e delle materie prime per la produzione di bentonite a uso civile e industriale. L’investimento, sempre stando alla relazione tecnica, sarebbe davvero imponente: 500 milioni circa, di cui ben 147 proprio per la realizzazione del deposito costiero di gas. Un fatto piuttosto singolare, perché nel testo questa parte del progetto appare secondariamente rispetto a tutto il resto, per poi diventare la voce di spesa più imponente. Per capirci, l’impianto per i combustibili costerebbe 98 milioni, quello per la bentonite 64. 

Ora, a voler essere pignoli, e tenuto conto della vicenda Energas che ha tenuto – e tiene ancora – col fiato sospeso una comunità che di brutte avventure ne ha vissute fin troppe nella sua storia, si potrebbe parlare di una proposta quantomeno poco pertinente per questo territorio. Per non parlare del palese errore di comunicazione, dove forse nel tentativo di rendere meno evidente la presenza del deposito di gas, si finisce per sortire l’effetto contrario. A voler dare per scontata la buona fede di chiunque desideri portare industria e occupazione a Manfredonia, e davanti all’ipotesi di un investimento così grande, viene molta voglia di chiedere: ma davvero non possiamo aspettarci che ci venga proposto prima o poi qualcosa di diverso? Davanti a prospettive di innovazione che guardano in modo sempre più sorprendente in tante direzioni, dalla robotica alle biotecnologie, per non parlare della medicina! Perché, anziché stare sui propri talloni ad aspettare la prossima proposta che potrebbe non piacere non ci si mette in moto alla ricerca di qualcosa che faccia davvero bene a questo territorio? E che sia largamente condiviso dalla cittadinanza senza che scateni legittime perplessità e ataviche paure? Non solo sarebbe ora. Sarebbe anche tardi.

Una postilla. Che cosa si può fare con 500 milioni? Secondo una classifica stilata da Wired.it un po’ di tempo fa, con la metà di quei soldi si potrebbero acquistare, tra le altre cose, la villa di Elon Musk, alcune isole a scelta in Australia, nella Polinesia francese o altrove, un viaggio nello spazio, diverse auto costosissime e una squadra di calcio di serie A. Quanto ai sogni, quelli restano gratis.

Tags: deposito di gasManfredoniaSeasif Holding ltd
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