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Home - 390 unità di plasma salvano paziente di 56 anni a Casa Sollievo: “Aveva sindrome di Moschowitz e Covid-19”

390 unità di plasma salvano paziente di 56 anni a Casa Sollievo: “Aveva sindrome di Moschowitz e Covid-19”

Di Redazione
10 Marzo 2021
in Coronavirus, Sanità & Salute
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La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
La sindrome di Moschowitz, una malattia rara ematologica, è di per sé già una patologia complessa. Se a questa si aggiunge anche la malattia da Covid19, il quadro clinico diventa ancora più complesso. È così un 56enne di San Giovanni Rotondo ha dovuto affrontare in un sol colpo entrambe le patologie.
L’uomo, che a seguito di un peggioramento della capacità polmonare è stato intubato, ha ricevuto una terapia immunosoppressiva e diverse sedute di “plasma exchange”, una procedura di aferesi basata sullo scambio del plasma del paziente con plasma fresco congelato da donatore.
Nonostante le difficoltà, e un lungo ricovero di due mesi e mezzo, quell’uomo ce l’ha fatta. Ci è riuscito grazie alla sua forza di volontà e grazie al lavoro incessante delle unità di Ematologia, Anestesia-Rianimazione I e Centro Trasfusionale dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Soprattutto ce l’ha fatta grazie anche alle donazioni di sangue di centinaia di individui che, forse inconsapevolmente, gli hanno salvato la vita. Per guarire sono state necessarie 27 lunghe sedute di “plasma exchange” per infondergli circa 390 unità di plasma, emazie e piastrine. Quando si dice che “donare il sangue dona la vita”, non è affatto un’affermazione iperbolica. Il Centro Trasfusionale ringrazia tutti i donatori di sangue che non fanno mai mancare il loro supporto.
Tags: casa sollievoCovidMoschowitzplasmaSan GiovanniSan Pio
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