Imboscati del Covid, anche minorenni nelle liste pugliesi dei vaccinati. Aperte inchieste a Foggia e nel resto della regione

Il vaccino agli under 16 in Italia non è consentito, ora gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Ed è emerso che in alcune associazioni di volontariato ci sarebbe stata una corsa al tesseramento

Ci sarebbero anche minorenni tra le persone a cui è stato somministrato il vaccino anti-Covid. Almeno cinque casi di adolescenti (fra i 14 e i 15 anni) scoperti durante le verifiche in corso nell’ambito di un’inchiesta penale, affidata ai Nas, e di una amministrativa condotta dal Nirs, il Nucleo ispettivo regionale sanitario. Lo riporta Repubblica Bari.

La testata ricorda che la presenza di minori tra i soggetti che hanno ricevuto le dosi è questione delicata: il vaccino agli under 16 in Italia non è consentito, quindi la sua somministrazione è irregolare non solo sotto il profilo etico. Chi indaga va con i piedi di piombo e – riporta sempre Repubblica Bari – mira innanzitutto a chiarire se quelle date di nascita, che indicano 14 e 15enni, non siano errori.

In provincia di Foggia si sono registrate varie segnalazioni, dai Monti Dauni al Gargano. A Monte Sant’Angelo avrebbero “saltato la fila” anche rappresentanti delle forze armate ed ex dirigenti medici. Le verifiche procedono su più fronti – scrive ancora il giornale barese – e proseguiranno anche sulla strada indicata dal segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, che sarà ascoltato dalla Procura e, probabilmente, per una seconda volta dal Nirs. Lacarra il 4 marzo ha pubblicato un post su Facebook sulle somministrazioni ritenute illegittime. Ascoltato poi al telefono da un ispettore del Nirs (alla presenza di due colleghi e del presidente del Nucleo, Antonio La Scala) ha negato di conoscere i nomi dei fuori lista. Lacarra sarà sentito come persona informata sui fatti.

L’inchiesta è attualmente senza indagati né ipotesi di reato, ma fa il paio con indagini parallele aperte dalle Procure di Lecce, Brindisi, Trani e Foggia. Le verifiche svolte dai Nas sono nei centri vaccinali e nelle Rsa, dove pure sembra siano stati vaccinati molti abusivi. In tutte le province, inoltre, è saltata agli occhi di chi sta svolgendo le verifiche la presenza di un numero enorme di volontari, che non può corrispondere al numero (molto limitato) di persone che fanno volontariato durante la pandemia.

Pare che in alcune associazioni di volontariato ci sia stata una corsa recente al tesseramento: questo farebbe supporre che qualcuno abbia pensato di approfittare delle possibilità di vaccino offerte a coloro che lavorano a contatto con persone a rischio. Anche in tal caso, però, gli approfondimenti saranno tutt’altro che facili, visto che soltanto i presidenti delle associazioni possono chiarire quali soci svolgono attività reali e quali sono semplici tesserati.

Altre verifiche riguardano le aziende sanitarie, perché la categoria degli amministrativi in alcune circostanze sembrerebbe aver fatto rientrare un numero troppo elevato di persone. E se pure il governatore Michele Emiliano ha promesso che “coloro che si sono fatti vaccinare abusivamente saranno scoperti e puniti”, bisogna capire se non siano state alcune circolari regionali ad allargare troppo le maglie.



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