I cinque arrestati portati via dalla Questura, procuratore Vaccaro: “Vite buttate. Giovanna e Francesco? Destino sa essere molto crudele”

Vaccaro ricorda Giovanna Traiano, vittima di femminicidio nel 2003 e sorella del titolare del bar rapinato il 17 settembre 2020

Prima Giovanna, poi il fratello Francesco. Entrambi morti brutalmente. “Alle volte il destino, da qui il nome dell’operazione, sa essere molto crudele”. Lo ha detto il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro ricordando Giovanna Traiano, uccisa dal marito nel lontano 2003. “Fui io il gup che si occupò della sentenza in abbreviato che condannò l’imputato (marito della vittima, ndr) all’ergastolo, pena poi sostituita con 30 anni di reclusione. Due familiari vittime di fatti così violenti. Il destino alle volte è molto crudele. Mi sono immedesimato nella vicenda umana dei genitori, tutti dovremmo immedesimarci. Ma penso anche alle famiglie degli arrestati; a queste giovani vite che si sono macchiate di un crimine così brutto. Vite buttate“. 

I 21enni Christian Consalvo e Antonio Pio Tufo, il 24enne Antonio Bernardo, il 22enne Simone Pio Amorico e il minorenne C., 17 anni sono i cinque arrestati del blitz “Destino”, messo a segno da Procura di Foggia e squadra mobile. Oggi lo Stato ha dato un segnale forte, dando una risposta concreta alla cittadinanza che da mesi chiedeva i nomi dei responsabili del cruento fatto di cronaca del 17 settembre 2020. Quel giorno, Bernardo, Tufo e il minorenne fecero irruzione nell’attività di Traiano per rubare i soldi presenti in cassa. I malviventi si scagliarono con violenza sul giovane titolare dell’attività. Il minore impugnava un coltello già dall’esterno, proprio ad entrare in azione. Proprio il più giovane della banda colpì Traiano a coltellate, conficcandogli quella letale al capo. Bernardo, invece, si accanì sulla vittima nonostante fosse già a terra esanime. Una brutalità inaudita tanto da costringere la polizia a censurare alcune parti del video della rapina. I malviventi avrebbero agito per procurarsi soldi da reinvestire nel mondo dello spaccio di droga.

Durante l’inchiesta, la polizia ha sequestrato dispositivi cellulari in uso agli indagati dalla cui analisi forense sono stati estrapolati ulteriori file e conversazioni che hanno permesso di ricostruire le fasi preparatorie dell’azione criminosa, il successivo incendio dell’autovettura usata per la rapina nella nottata tra il 17 e il 18 settembre, a distanza di 12 ore dal colpo, nelle campagne ove la stessa era stata abbandonata, nonché i futili motivi che hanno spinto il gruppo criminale a compiere l’azione delittuosa. Per quattro degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per il quinto la misura degli arresti domiciliari.

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