Un manifesto di solidarietà per l’Ual di Foggia da parenti, soci e volontari. “Accanto ai più fragili e solo per amore”

Oggi la situazione, dopo il focolaio scoppiato il 19 settembre, è quasi del tutto superata, chi è rimasto in Ual si è negativizzato, altri sono tornati nella struttura, altri ancora aspettano solo l’ultimo tampone negativo prima di fare rientro nella loro casa Ual.

È passato più di un mese da quel triste e duro 19 settembre, quando all’Ual di Foggia è scoppiato il focolaio da contagio Covid, seguito in brevissimo tempo dalla morte di un ospite, Fabio Lolli. Per tutta la struttura e per la presidente, la dottoressa Marisa Cavaliere, sono state settimane molto ardue, nelle quali insieme alla Asl si sono isolati i fragili ospiti positivi in un’ala dell’edificio di Viale Ofanto, dedicando loro personale ad hoc, che non contaminasse anche gli altri soggetti fragili che vivono l’Ual. Alcuni di loro sono stati ricoverati al Policlinico e dopo le dimissioni, non essendosi ancora negativizzati e non avendo più familiari che potessero accoglierli (perché l’Ual funge da vero e proprio Dopo di noi) sono stati trasferiti al Don Uva in un’area protetta, dal momento che, per precise prescrizioni dell’Asl, non potevano tornare in Ual, rischiando di attivare nuovi focolai. Oggi la situazione è quasi del tutto superata, chi è rimasto in Ual si è negativizzato, altri sono tornati nella struttura, altri ancora aspettano solo l’ultimo tampone negativo prima di fare rientro nella loro casa Ual. I protocolli e le regole sono rigorosissimi. Con test sierologici per gli operatori, tamponi ripetuti e percorsi di sicurezza.

Nel frattempo però, come è noto, c’è stata una denuncia penale da parte dei familiari dell’ospite deceduto e l’intera famiglia degli Amici di Lourdes è stata travolta da notizie e maldicenze infondate.

In queste ore i tanti soci e i parenti degli ospiti, i volontari hanno voluto rompere il silenzio con un manifesto. Sono 68 le firme dei volontari U.A.L. che lo hanno sottoscritto. si tratta di un “manifesto” di solidarietà predisposto al fine di sostenere e ringraziare la struttura e la dottoressa Cavaliere, in modo da incoraggiare tutti alla “infaticabile opera a tutela dei “piccoli” del Vangelo con lo spirito di servizio che contraddistingue la Associazione”. I volontari e i soci si dicono “indignati” per quella che hanno vissuto come una “strumentalizzazione di un evento dolorosissimo” a “fini esclusivamente destabilizzanti e delegittimanti”.

Il manifesto è stato condiviso dalle tante sezione Ual italiane e in particolare dalle sezioni di Augusta, Bitonto, Mattinata, Montalbano Jonico, S. Marco In Lamis, Troia, Manfredonia, Lavello e Lucera e da alcune associazioni cittadine come l’Inner Wheel Club di Foggia, il Lions Club International – Distretto 108AB, lo Sporting Club Siponto, il Rotary Umberto Giordano oltre che dalla Fondazione dei Monti Uniti. C’è stata anche la manifestazione di solidarietà sottoscritta da 33 cittadini “amici” dell’UAL e soprattutto alcune testimonianze di sostegno da parte di numerosi familiari di ospiti U.A.L.

“Dopo tanto silenzio nel rispetto della morte del nostro caro Fabio– si legge nel manifesto- abbiamo la necessità di far sentire anche la nostra voce, la voce di noi volontari firmatari di questo documento in dissenso alle accuse ingiustificate ed inaccettabili rivolte alla nostra amata U.A.L. “faro di solidarietà nel nostro territorio”. La nostra è una voce neutrale, la voce di persone che dedicano ore della propria giornata agli altri, ai più ”fragili” e solo per amore. Un impegno, il nostro, duro, faticoso e offerto con spirito di servizio con la consapevolezza di non aver dato nulla ma di aver ricevuto tanta gioia da un sorriso, un grazie e anche da una parolaccia”.

Per loro “destano stupore le accuse rivolte all’UAL”, perché, osservano, “noi volontari conosciamo, fin troppo bene, l’attenzione, l’amorevolezza e la delicatezza che la Struttura tutta pone nei confronti degli ospiti ed ancor di più, in questo periodo, in cui la vicenda pandemica ha provocato non poche difficoltà di gestione e di tutela apprezzando le misure e prescrizioni restrittive, introdotte sin dalla fine di febbraio che, giustamente, hanno inibito anche il nostro accesso all’interno della struttura stessa”.

Pazienti ed amici non possono entrare all’Ual ormai da febbraio, ben prima del lockdown del premier Conte. E infatti rilevano in chiusura: “Seppure da mesi non possiamo più garantire il nostro aiuto materiale …. NOI CI SIAMO per sostenere la nostra Presidente e tutto lo staff che, incessantemente ed ininterrottamente, con serietà e spirito di servizio, stanno combattendo questa tempesta che si è abbattuta sulla nostra amata U.A.L. con l’ egregio supporto della ASL di Foggia. Rinnoviamo, pertanto,alla nostra Presidente la più piena fiducia nel suo operato, ringraziandoLa di cuore per quanta fatica, quante preoccupazioni e quanta amarezza sta affrontando per amore dell’U.A.L. e di tutti noi”.



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