Tangenti all’ex dirigente del Comune di Foggia, appello per Biagini e Laccetti. Il giallo del palazzo di Zammarano in Piazza Padre Pio

Fasi cruciali nel processo scaturito dal blitz di polizia del 2014. La partita si gioca sul ruolo assunto dal noto imprenditore edile

Iniziato nelle scorse ore, davanti alla terza sezione della Corte d’Appello, il secondo grado del processo a carico dell’ex dirigente del Comune di Foggia Fernando Biagini (5 anni e 4 mesi in tribunale). Imputato anche l’ex consigliere comunale Massimo Laccetti (5 anni). Il pg ha chiesto di sentire il noto imprenditore edile, Lello Zammarano, mentre i legali difensori hanno depositato le sentenze di primo e secondo grado relative alla controversia tra la Co.Im. di Zammarano e il Comune di Foggia. Sentenze che diedero torto al costruttore il quale chiedeva d’essere risarcito per il mancato rispetto dell’accordo con l’ente locale che avrebbe dovuto affittare un palazzo del costruttore in piazza Padre Pio per 800mila euro all’anno, destinato a succursale del Tribunale.

Secondo l’accusa, il costruttore Lello Zammarano fu costretto a versare 80mila euro in tre tranche tra novembre 2013 e febbraio 2014 all’allora dirigente comunale del servizio lavori pubblici Biagini, con Laccetti quale destinatario di parte della tangente. L’imprenditore – ricorda la Gazzetta del Mezzogiorno in un focus dedicato alla vicenda – avrebbe pagato per non far saltare la stipula del contratto di fitto del suo palazzo di piazza Padre Pio (era Biagini il funzionario delegato a rappresentare l’ente locale nella stipula dell’atto), affittato per quasi 800mila euro all’anno al Comune, che intendeva destinarlo a succursale del Tribunale; quel contratto peraltro poi saltò. Da Zammarano – oggi nel ruolo di grande accusatore – gli imputati avrebbero inoltre preteso ulteriori 20mila euro mai versati per sbloccare l’istanza con cui si chiedeva di realizzare parcheggi nell’area comunale vicina al palazzo. Nel frattempo, il palazzo di piazza Padre Pio, destinato a sede distaccata del palazzo di giustizia sarebbe finito ad ospitare private abitazioni. Come sia stato possibile è una delle questioni irrisolte di tutta questa vicenda. 

La controversia Zammarano-Comune di Foggia

L’azione di risarcimento andò decisamente male per la Co.Im. che perse in primo e secondo grado, e fu condannata a pagare circa 40.000 euro di spese legali al Comune di Foggia.

Queste sentenze dimostrarono che Zammarano non aveva alcun “diritto” alla firma di quel contratto, che garantiva un canone altissimo, privo del parere di congruità previsto per legge e senza l’ulteriore abbattimento del 15% previsto dalle norme specifiche.

Questo da un lato significa che la Giunta Landella sventò un vero e proprio abuso. Dall’altro, sembra di poter comprendere la linea difensiva: Zammarano non pagò la tangente perché “costretto” dal comportamento del pubblico ufficiale, ma perché interessato ad ottenere un proprio vantaggio.

Ma la difesa di Biagini non si è limitata a depositare queste due sentenze. I legali hanno anche approfondito il presupposto storico di quella locazione, ovvero l’edificazione di quel palazzo. E qui la vicenda si fa ancora più interessante. Il progetto del palazzo della Co.Im. fu inizialmente bocciato proprio da Biagini (dirigente del SUAP), perché del tutto incompatibile con la destinazione dell’area, su cui sorgeva un mercato. Dopo due mesi, altro ufficio comunale (SUE) approvò l’identico progetto. Per motivi inspiegabili, su un’area mercatale oggi sorge un palazzo con locali commerciali a piano terra e uffici (ma sembra anche abitazioni) ai piani superiori.

L’incompatibilità del palazzo con la destinazione dell’area (mai variata) emergerebbe chiaramente da altri atti: dal parere dell’Agenzia del Demanio dell’11 agosto 2014

e dalla stessa Delibera di Giunta Comunale del 19 dicembre 2014, che ha definitivamente annullato la gara.

Un palazzo con locali commerciali (supermercato) e uffici (ma forse anche abitazioni) non è assolutamente compatibile con la destinazione d’uso SP. In definitiva, come è possibile che nessuno abbia da ridire sull’esistenza stessa di quel palazzo?



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