Regionali 2020, il peso del voto disgiunto potrebbe risolvere l’incerta partita tra Emiliano e Fitto

Il governatore potrebbe avere almeno un punto percentuale in più rispetto alle sue liste, laddove invece sia Fitto sia Laricchia perderebbero circa l’1,4% rispetto alle loro coalizioni

Il sondaggio di Nando Pagnoncelli per le Regionali in Puglia fotografa un testa a testa clamoroso tra Raffaele Fitto e Michele Emiliano. Le intenzioni di voto al momento, pur in presenza di un 15% che si dice incerto e indeciso, danno Fitto al 41% ed Emiliano al 39,4%, con Pd e Lega che si contendono il posto di primo partito tra il 18% e il 17% e Antonella Laricchia addirittura al 15,6%.

Il dato interessante e prevedibile però rappresenta lo scarto tra liste e candidati presidente. La coalizione di Fitto raggiungerebbe secondo il sondaggio il 42,4% affermandosi come quella più forte grazie al traino dei due partiti sovranisti, mentre il Pd più le varie liste civiche di Emiliano si fermerebbero al 38,4%, ma il governatore potrebbe avere almeno un punto percentuale in più rispetto alle sue liste, laddove invece sia Fitto sia Laricchia perderebbero circa l’1,4% rispetto alle loro coalizioni.

È chiaro che tutto si giocherà su quanto e come sarà largo il voto disgiunto, chiesto dal Ministro Francesco Boccia all’elettorato grillino e non indifferente nel centrodestra, se è vero che tanti candidati a denti stretti continuano a ripetere che Fitto non entusiasma le masse popolari.

Proprio la Legge Tatarella ancora in vigore in Puglia sul voto disgiunto potrebbe affossare Fitto, che a Pinuccio ha dedicato la sua coalizione unita dopo anni di divisioni.

Quasi ininfluente Ivan Scalfarotto secondo Pagnoncelli, benchè anche il suo misero 1,7%, ben lontano dal 4% necessario e che farebbe archiviare per sempre il progetto riformista di Italia Viva (Renzi già pensa al ritorno nel Pd via Bonaccini), nel computo totale potrebbe sfavorire Emiliano.

Se ormai i pentastellati, anche di fronte alle richieste del premier Conte, si sono rifugiati in un ostile separatismo vocato alla sconfitta, è nel centrodestra che va sondata la lealtà al candidato presidente.

Fitto a l’Immediato ha dichiarato di essere convinto della lealtà di Matteo Salvini, del resto anche il sindaco di Foggia Franco Landella, tentato in un primo momento a vendicarsi per il trattamento subito dalla cognata Michaela Di Donna a cui Fitto aveva assegnato l’ultima lista, l’Udc+Nuovo Psi, è ritornato sui suoi passi e voterà secondo le indicazioni dell’apparato leghista dominato dal vicesegretario regionale Raimondo Ursitti, ossia Joseph Splendido+Fitto. Girano anche diversi messaggi dal tenone “il popolo di Landella sceglie Splendido”. La contropartita in caso di vittoria del leader di Maglie, supportata dalle pressioni leghiste, potrebbe essere un assessorato a Bari per lady Di Donna o una postazione importante nel sottogoverno regionale.

Alla domanda “come farete a far riconoscere il vostro voto leghista col voto sia al candidato della segreteria sia a Fitto?” il neo salviniano Consalvo Di Pasqua risponde laconico: “Vedremo, ci riconosceremo”.

Promette “totale lealtà” a Fitto il meloniano Bruno Longo, ma rileva col sorriso: “Se un piddino o un grillino mi vota e vuol votare il suo presidente, pazienza, io lo accetto”. Lo stesso afferma Danilo Maffei, che corre col pumo, ma spiega: “Il voto disgiunto nel mio caso è inutile, perché se lui non vince nella civica non scatta il seggio”.

È battagliero il sindaco di Apricena Antonio Potenza, grande elettore dell’imprenditore Paolo Dell’Erba, candidato nel pumo. “Noi stiamo facendo una guerra per far votare a tutti Raffaele Fitto. Noi voteremo solo centrodestra: Fitto presidente, la Puglia Domani e Paolo Dell’Erba. Questa è la nostra Bibbia. Non stiamo incontrando resistenze tra gli elettori, Fitto vince, non c’è partita, anche in presenza delle 15 liste di Emiliano e dei suoi tour. A breve il governatore inaugurerà anche i tombini della fogna bianca”.





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