Le verità di Michaela Di Donna e l’addio di Landella a Forza Italia: “Partito sessista”. Il salto in Lega stravolge casacche e postazioni

Un cambio di maglia al veleno per sindaco e cognata. Intanto, il leader del Carroccio a l’Immediato assicura: “Tornerò in Puglia altre 5-6 volte. Ci sarà modo di fare campagna elettorale con Fitto”

Il sindaco Franco Landella con il suo cambio di casacca a metà tra la vendetta e l’autoconservazione, consegna pezzi importanti della sua amministrazione alla Lega di Matteo Salvini, proprio mentre la Lega ha più bisogno di risalire i sondaggi e la fiducia dell’elettorato e il suo Capitano guerreggia non solo per la leadership del centrodestra con Giorgia Meloni ma anche in una battaglia interna contro chi, al Nord, vorrebbe affossare il suo piano di Lega nazionale. Tutto lo stato maggiore della Lega in Puglia e non solo era presente stamattina: gli onorevoli Rossano Sasso, Annarita Tateo e Vannia Gava, l’europarlamentare Massimo Casanova, il senatore Roberto Marti, il candidato vicepresidente in Puglia Nuccio Antieri, il segretario Luigi D’Eramo, lo spin doctor Andrea Paganella, il vicesegretario pugliese Raimondo Ursitti, il coordinatore provinciale Daniele Cusmai e con lui tutta la squadra, meno Cristiano Romani in attesa al porto di Manfredonia, della lista foggiana con Joseph Splendido, Luigi Miranda, Marco Trombetta, Costanzo Di Iorio, Camilla Tavaglione, Maddalena Di Natale, Marianna Natale.

Landella prima di presentare “la sua gioia” Salvini alla stampa e di pronunciare frasi folkloriche sul campanile con la bandiera leghista, ha lungamente descritto lo sfregio subito dal partito di una vita, chiamando in causa le “donnine” candidate a supporto dei maschietti, la “nomina calata dall’alto Tartaglione che rappresenta il territorio” pur essendo sconosciuta e originaria del Molise, e l’indagato. Forza Italia è “il partito del trasformismo e del sessismo”, ha detto.

Le parole di Landella

“Due sentimenti mi accompagnano oggi. Dolore e gioia. Dopo 26 anni di militanza in Forza Italia purtroppo sono costretto a lasciare questo partito, perché dopo l’ennesima umiliazione non posso continuare a subire le angherie di una classe dirigente di Forza Italia, che antepone gli interessi particolari rispetto al valore della coerenza, della militanza e del consenso. I miei amici, i consiglieri comunali che mi sono stati al fianco in questi giorni drammatici, nonostante la nota che hanno inviato al partito, sono stati umiliati perché non hanno ricevuto nessuna risposta sulla candidatura dell’avvocato Michaela Di Donna. Ma non è un problema personale è lo schiaffo all’intera classe dirigente locale”.

Gli assetti della maggioranza

Con Franco Landella, che l’ha ricevuta direttamente da Salvini, si appuntano la spilletta del personaggio mitologico nordico forse mai esistito Alberto da Giussano il capogruppo azzurro Consalvo Di Pasqua e i giovani coordinatori cittadini azzurri Pasquale Rignanese e Dario Iacovangelo, quasi 3mila voti in tre, lasciando così il gruppo di Forza Italia al solo Raffaele Di Mauro (ma si attende il passaggio anche di Leo Di Gioia, a meno che non voglia tenersi come in Regione Puglia ha fatto con Emiliano Sindaco di Puglia il suo gruppo Senso Civico per rimanere capogruppo). I tre ex azzurri si assommano ai due eletti leghisti, Concetta Soragnese e Salvatore De Martino, ribaltando così gli equilibri in consiglio. Restano nelle loro civiche Francesco Morese, oggi assente, Amato Negro, Paolo Citro, Lucio Ventura. Maffei e Fiore sono candidati nel pumo, mentre Di Fonso nell’Udc (anche se oggi era presenta Tonino Capotosto).

A seguire con pathos la conferenza, molti assessori della Giunta Landella. Il rimpasto per ora è rinviato a dopo le elezioni regionali. Per ora tutti fermi. Ma è chiaro che qualche testa dovrà cadere, tra quegli assessori che erano stati nominati in quota Forza Italia, sempre che non diventino leghisti anche loro. Sono ormai troppi: Antonio Bove, assessore al Bilancio, Claudia Lioia, Sonia Ruscillo all’Annona. Cinzia Carella anche presente era stata indicata in rappresentanza di Max Di Fonso, ma si sa che lui l’avrebbe sostituita da tempo. Solidi solo Sergio Cangelli di Foggia Vince e Anna Paola Giuliani della civica DestinAzione Comune.

Non è escluso che la Lega vorrà introdurre alcuni suoi uomini nell’esecutivo o che punti a far slittare la lista nominando Soragnese o De Martino, in modo da far tornare in aula il segretario cittadino Antonio Vigiano.

Manovre a livello micro, per la tenuta dell’amministrazione e il dominio della Lega. A livello macro, c’è il discorso di Salvini: “Sicilia, Campania e Puglia non possono essere i campi profughi d’Italia”. E Foggia insieme al suo sindaco rappresenta per il leader della Lega, che ha candidati sindaci ad Andria, Corato, Matera e Reggio Calabria, con Borgo Mezzanone, il Quartiere Ferrovia, il caporalato e le altre emergenze legalitarie una buona postazione per la sua narrazione e il suo rilancio sui temi dell’anti immigrazione e della sicurezza. I voti di Landella e dei suoi possono prefigurare un vantaggio consistente rispetto ai Fratelli d’Italia. Fitto, candidato di Meloni, può vincere ma solo se la Lega avrà un grosso risultato. Altrimenti per Salvini sarà debacle nel centrodestra.

A l’Immediato rispetto al fatto che nessun leghista si è accompagnato mai al leader di Maglie in questa campagna elettorale, neppure per sbaglio, è stato netto: “Tornerò in Puglia altre 5-6 volte. Ci sarà modo di fare campagna elettorale con Fitto”. Si vedrà.

Gatta, il dominus

Intanto Michaela Di Donna ha dato per la prima volta la sua versione dei fatti, dopo le tante ricostruzioni giornalistiche di questi mesi.

“A gennaio di quest’anno io e il sindaco di Foggia in qualità di esponenti di Forza Italia siamo stati convocati a Roma alla presenza di Tajani, dei segretari regionali, della struttura verticistica e di Giandiego Gatta. In quell’occasione per la prima volta Forza Italia comincia a parlare in maniera ambigua e a dirmi che non sarei stata candidata in Regione ma se avessi voluto potevamo ragionare per un collegio alle Politiche. Non era il caso, dissero, di candidare la Di Donna alla regionali. La sintesi del discorso era che per le Regionali sarebbe sceso Giandiego Gatta e la Di Donna poi vediamo. Un ragionamento ibrido, che non mi aspettavo. Non mi aspettavo di essere stata convocata in pompa magna dalla corte del partito per sentirmi dire di fare un passetto di lato. Non indietro, ma di lato. Sono una donna del territorio, mi piace fare le campagne elettorali. Non le devo fare per forza, non me lo ha prescritto il medico, ma ho voglia di impegnarmi per il mio territorio. Quelle parole mi hanno lasciato un po’ basita”.





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