“Sesso nel Tribunale di Foggia”, manifesto choc in città. Cittadino indignato segnala relazioni ambigue e favori tra giudici e curatrici

Nel mirino di chi scrive ci sarebbe la sezione fallimenti del palazzo di giustizia. Parole al veleno e chiari riferimenti ad un’indagine

Fa discutere un manifesto comparso in queste ore sui muri di Foggia. Titolo eloquente “Sesso nel Tribunale di Foggia”. Nel mirino di un “cittadino indignato”, così si firma l’autore, ci sarebbe la sezione fallimenti del palazzo di giustizia. Parole al veleno e chiari riferimenti ad un’indagine che sarebbe in corso proprio su alcuni dei temi sollevati nel manifesto. Alcuni addetti ai lavori fanno spallucce, altri confermano timidamente le situazioni ambigue denunciate. Di seguito il testo.

A Foggia non uccide solo la mafia quando spara, ma uccido anche i giudici del tribunale, sezione fallimenti, quando emettono ingiuste sentenze di fallimento dichiarando il falso e travisando le prove. A Foggia si muore quando i giudici fanno fallire gli imprenditori anche quando i concordati preventivi vengono approvati dai creditori e commissari giudiziari, rovinando la vita degli imprenditori e arrecando gravi danni ai creditori. A Foggia si muore quando i giudici rigettano i concordati fallimentari senza chiedere ai creditori il parere di convenienza economica, arrecando ulteriore danno agli stessi creditori.

A Foggia si muore perchè i giudici hanno trasformato il tribunale, sezione fallimenti, in un bordello, in una casa di appuntamenti e luogo di malaffare.

È inaccettabile e vergognoso che i giudici di Foggia, sezione fallimenti, con metodi mafiosi ed esercitando un abuso di potere e d’ufficio inaudito e con premeditazione esasperata, facciano fallire le aziende e gli imprenditori per poi assegnare gli incarichi di curatori fallimentari a belle e disponibili avvocatesse con cui poter fare sesso a go-go, con ripetuti rapporti sessuali. Le indagini della Procura di Lecce hanno scoperto che i giudici del tribunale di Foggia, sezione fallimenti, in costanza di gestione dei fallimenti, hanno instaurato plurime relazioni sessuali con le curatrici a cui avevano assegnato gli incarichi.

Vergognoso che nessuno ravveda in tali plurime relazioni sessuali tra giudici e curatrici il reato della corruzione sessuale e di istigazione alla prostituzione.

Vergognoso che i giudici del tribunale di Foggia, sezione fallimenti, con premeditazione fanno fallire gli imprenditori per poi assegnare incarichi a curatori fallimentari, a ctu, a commercialisti, ad avvocati e altri professionisti incapaci ed incompetenti ma disponibili a modificare e falsare le loro relazioni e perizie su indicazioni e su pressioni dello stesso giudice da cui hanno ricevuto l’incarico.

Inaccettabile che il pm della procura abbia archiviato il reato di furto di un curatore fallimentare sorpreso a rubare in costanza di gestione fallimentare, reato accertato e verbalizzato dagli agenti di polizia.

Vergognoso che lo stesso pm, pur di non decidere e di non rinviarlo a giudizio, evidentemente pressato e consigliato con metodi mafiosi, ha pensato bene di inviare, per competenza, alla Procura di Lecce il fascicolo inerente al curatore ladro e in modo grottesco la Procura di Lecce ha rimandato a Foggia lo stesso fascicolo per incompetenza! Con la conseguenza che il curatore ladro, tuttora indagato, frequenta impunemente e liberamente il tribunale di Foggia senza che nessuno si attivi per sospenderlo dall’incarico.

Inaccettabile che alcuni giudici della sezione fallimentare, siano tuttora indagati per corruzione per aver accettato in regalo quadri d’argento, per abuso d’ufficio e altri gravi reati e alcuni curatori fallimentari siano tuttora indagati per corruzione avendo intascato mazzette in denaro e nessuno ha il coraggio di sospenderli dai loro incarichi.

Vergognoso che i giudici del tribunale di Foggia, sezione fallimenti, abbiano frequentazioni private con commercialisti e avvocati che ricoprono – a vario titolo – incarichi nell’ambito di procedure a loro assegnati (fatti accertati dalla Procura di Lecce).

Inaccettabile l’immobilismo del presidente del tribunale, del presidente della III Sezione Civile, del giudice delegato, del procuratore e del prefetto.

 

Firmato da un cittadino indignato

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