Il Covid manda in sofferenza i Centri Padre Pio, protesta delle mamme dei pazienti a Peschici. La fondazione: “Riorganizzazione per assicurare servizi”

La protesta delle mamme dei pazienti di Peschici ha sollevato nuovamente l’annosa questione della sostenibilità dei centri di riabilitazione con le attuali tariffe, non aggiornate da ben 13 anni dalla Regione Puglia. “Siamo stanche di segnalare i disservizi – scrivono in una missiva riferita al presidio gestito dalla Fondazione Centri Padre Pio Onlus -, è da anni che ci sono tagli su psicologi, neurologi, ortopedici e, adesso, anche sui terapisti. Abbiamo bisogno di risposte celeri per assicurare una assistenza dignitosa per i nostri pazienti, soprattutto bambini. Che fine faranno i nostri figli che hanno bisogno di una continuità di terapia? A noi mamme, al di là di tutto, interessa il ripristino di un servizio efficiente in tutto e per tutto, anche con altre cooperative-aziende, perché vogliamo una continuità costante, per il bene esclusivo dei nostri figli”.
Il tema è sull’agenda della Fondazione, come precisato dai vertici di San Giovanni Rotondo. “La Fondazione opera sul territorio della provincia di Foggia da 50 anni e in tutti questi anni ha messo sempre a disposizione dell’intera utenza ogni risorsa disponibile – commenta Giacomo Forte,  direttore dell’Area Strategica, Comunicazione & Marketing –In tutti questi anni, si è adoperata per assicurare uno standard di personale e di tecnologie ben al di sopra di quelle previste dalla normativa di accreditamento sanitario per offrire un servizio eccellente anche su territori difficili e impervi della nostra provincia come quello del Gargano e del Subappennino. Ricordiamoci che stiamo parlando di una delle 23 strutture sanitarie d’Italia accreditate a livello internazionale dalla prestigiosa Joint Commission International (JCI) e l’unica in Puglia e di gran parte del Centro e Sud Italia, tra pubblico e privato. I frati, finora, con grandi sacrifici, hanno messo a disposizione di questa opera, tutte le risorse che potevano, frutto della solidarietà cristiana.

Oggi, però, a causa dell’emergenza Covid-19, che non ha risparmiato alcuno, ma soprattutto a causa del mancato adeguamento delle tariffe di remunerazione delle prestazioni riabilitative da 13 anni, non è più possibile sostenere questi costi”.

“Senza considerare – prosegue – che durante tutto il lockdown, non si è interrotto il pagamento dei costi fissi: canoni di locazioni, manutenzioni, utenze e altro. Tredici anni di mancato adeguamento tariffario, significa, in pratica, un notevole incremento di costi di gestione (aumento del costo della vita, utenze, retribuzioni ecc) non remunerati che a lungo andare hanno determinato una grave sofferenza della Fondazione, ma anche di tutte le altre strutture che erogano le stesse prestazioni. Svariati sono stati gli appelli alla Regione, anche da parte delle stesse Associazioni datoriali ARIS e AIOP, soprattutto durante tutto il lockdown. Ad oggi, purtroppo, senza nessun riscontro. Anzi, queste strutture hanno dovuto far fronte anche alle spese ulteriori per l’acquisto di migliaia di dispositivi di protezione individuali indispensabili per poter erogare le prestazioni riabilitative in sicurezza.

A tal proposito – chiosa -, preme sottolineare che in Puglia sono in vigore le tariffe più basse d’Italia per quanto riguarda la remunerazione delle prestazioni riabilitative e per chi, come la fondazione arriva ad erogare diverse migliaia di prestazioni all’anno, anche un incremento di pochi euro a prestazione, da 13 anni, lasciano pensare che mancano all’appello milioni di euro”.

Una “premessa” che, secondo il management, non serve a giustificare l’attuale scenario: “Non resteremo fermi – precisa Forte -. Per cercare di continuare a offrire il servizio che da 50 anni assicura, restando sempre in attesa di attenzioni da parte degli organi preposti, sta riorganizzando la propria presenza sul territorio e lo sta facendo ideando modalità sostenibili per assicurare il servizio ovunque, anche su quei territori impervi succitati. Compreso, ovviamente, Peschici. La riorganizzazione che si sta ideando prevede alcuni passaggi necessari – conclude -, al fine di poter ascoltare le esigenze di tutti e, possibilmente condividerne il percorso: uno obbligato con una conferenza di servizi con Regione, ASL ed Enti locali a cui ci auguriamo partecipino anche gli utenti e le loro famiglie; un incontro con le organizzazioni sindacali e il rispetto della normativa nazionale e regionale in materia che, negli ultimi mesi, ha previsto notevoli cambiamenti nell’assetto e nell’organizzazione dei vari setting dei presidi territoriali di Riabilitazione. Anche in questo caso, però, manca la parte attuativa, ovvero la rideterminazione tariffaria che ci si augura arrivi presto a sostenere il ‘cambiamento'”.





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