Regionali 2020, Fitto e Cesa al lavoro per comporre lo “squadrone” Udc. Di Donna tentata, Riccardi&co verso una civica, Di Gioia in bilico

Un turbillon di incastri e candidature sta agitando il centrodestra, che in tutta Puglia deve arginare le smanie di protagonismo e i veti incrociati dei vari partiti. Tutte le ultime manovre

Un turbillon di incastri e di candidature sta agitando il centrodestra di Raffaele Fitto, che in tutta Puglia deve arginare le smanie di protagonismo e i veti incrociati dei vari partiti.

In provincia di Foggia tiene banco ancora il caso di Michaela Di Donna. Dopo il suo distacco con Forza Italia, il niet dei meloniani fittiani di Giannicola De Leonardis e Franco Di Giuseppe e l’approccio leghista consumatosi in Fiera tra il sindaco Franco Landella, Nuccio Altieri e Roberto Marti, la sua collocazione è ancora incerta.

Nella Lega a sbarrare il suo ingresso sarebbero i leader Massimo Casanova e Raimondo Ursitti, sebbene qualcuno invece faccia circolare la voce che è pronto l’ingresso di Michaela Di Donna tra i salviniani col patto di una poltrona da vicesindaco per lo stesso vicesegretario regionale leghista e segretario dell’Ente Fiera di Foggia.

Le strategie centriste

Stando ai rumors, però, Michaela Di Donna potrebbe far parte del rassemblement Udc che lo stesso Fitto sta mettendo su insieme a Lorenzo Cesa. Fitto, come si sa, è depositario del simbolo in Puglia dello Scudo Crociato, mentre è ormai tramontato il patto federativo dell’Udc con Forza Italia. Saranno 5 le liste di Fitto, che, a differenza di Emiliano pronto a spalmare il suo consenso su ben 11 liste, vuole creare dei contenitori altamente competitivi, tutti sopra al 4%, dove ogni candidato gioca per vincere e per arrivare a Bari.

Ebbene, accanto alle tre liste partitiche logate Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, ci dovrebbero essere quindi solo la civica Fitto Presidente, che accoglierebbe anche i movimenti IdeA di Gaetano Quagliariello, Noi con l’Italia di Maurizio Lupi e CambiAmo di Giovanni Toti, e la lista centrista Udc.

In provincia di Foggia, se sono vere le indiscrezioni, l’Udc, che hanno in mente Fitto e Cesa, potrebbe essere un vero e proprio squadrone, che metterebbe in campo Michaela Di Donna, Massimiliano Di Fonso, Angelo Riccardi, l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, un ex azzurro ascolano e altre due donne ancora da individuare. Che ne sarà allora, in questa lista di transfughi, come l’ha chiamata qualcuno, dell’unico vero uddiccino Napy Cera? Fonti bene informate lo raccontano ancora molto in dubbio su una sua candidatura in Forza Italia, dove punta a superare Giandiego Gatta, o nell’Udc, dove però ha posto il diktat di essere capolista e nome di spicco della lista.

Il feudo manfredoniano

Sia Cera sia la stessa Michaela, facendo i conti delle preferenze, pesano il valore assoluto di Gatta, che per la prima volta non affronterà la competizione regionale con la concomitanza delle comunali nel Golfo con la città commissariata per mafia. Non potrà fare l’ambidestro, come dice sorridendo qualcuno, alludendo al foedus che sempre esisteva tra la città partito dem e l’avvocato. Pur avendo recuperato l’avvocato Michelangelo Basta, il leonino tornato forzista, Gatta non potrà godere dell’affluenza decisa del 2015, quando andò a votare il 76% della popolazione. Alle scorse Europee votò circa il 38% dei sipontini, pari a 17mila persone. Forza Italia alle Europee ottenne 1700 voti, di cui 270 tributati a Cesa, quindi voti Udc.

A Foggia, Forza Italia nel 2015 con Gatta, Di Donna e Luigi Miranda ottenne il 19% con il manfredoniano quotato a 1700 consensi. Oggi però non ha dalla sua né Paolino La TorrePasquale Rignanese, né altri riferimenti della destra storica, tutti candidati nelle varie liste. Se a questo si aggiunge anche il calo fisiologico che sconta il partito di Berlusconi, stimato intorno al 10% in Puglia e all’8,5% a livello nazionale, i conti non sono rosei per nessuno di coloro che corre in Forza Italia, men che meno per Gatta che già dal 2010 al 2015 perse per strada 3700 preferenze.

Intanto a l’Immediato, l’ex sindaco di Manfredonia Riccardi, che insieme agli amici Rino Pezzano, Giuseppe e Salvatore Mangiacotti e Giuseppe Miglionico ha costituito il movimento politico #laltracapitanata, non nega di avere forti incertezze. “Noi stiamo aspettando, ci è stato proposto l’ingresso in una civica di Fitto, così come potremmo avere spazio nella lista principale di Michele Emiliano, CON. Ci vedremo venerdì e decideremo tra noi. Per la nostra storia non possiamo che collocarci in una lista civica”, spiega, facendo quindi capire tra le righe che non potrebbero accasarsi nell’Udc.

Quel che è certo è che l’Udc potrebbe non raggiungere il 4% a livello regionale, dal momento che Totò Ruggeri è alleato di Emiliano e che nel resto della Puglia è una sigla svuotata.

La civica di Fitto

Pertanto per Michaela Di Donna potrebbe essere una migrazione molto rischiosa, seppure agile e proficua perché le consentirebbe, qualora eletta, di passare subito con Emiliano se dovesse essere il gladiatore a vincere la sfida contro Fitto. Molti le stanno consigliando di restare nella sua casa politica azzurra.

“Non credo che a Landella convenga far entrare sua cognata nell’Udc, lui sta provando a mettere un presidio sul suo futuro in Parlamento e che futuro avrebbe con l’Udc? Fare un patto federativo con Forza Italia che è già il suo partito? Tentare la via centrista di Renzi?”, si chiede un vecchio conoscitore dei sistemi elettorali.

Chi avrebbe posto un altro veto su Di Donna sarebbe anche Annamaria Fallucchi, moglie dell’imprenditore Fabio Porreca. Si sprecano in queste ore le ironie sull’ex presidente della Camera di Commercio, che da essere il candidato del centrosinistra in pectore alle scorse amministrative comunali, si ritrova a fare oggi campagna elettorale per Fitto con la sua consorte i cui manifesti bucolici hanno invaso tutta la provincia.

Chi appare certo è invece Paolo Dell’Erba, che correrà insieme a Fallucchi, Alfonso Fiore e forse anche Cristiano Romani, i cui 6×3 sono senza simbolo della Lega, nella lista Fitto Presidente. Sta ancora decidendo, invece, Leo Di Gioia, che pure però dovrebbe stare in questo raggruppamento.

La doppia preferenza, se sarà approvata, potrebbe giovare sia a Fallucchi sia a Di Gioia che toglierebbero dall’imbarazzo tanto loro elettorato in comune. Si discute delle donne il 15 luglio, la questione arriverà in Commissione Affari Costituzionali. Potrebbe arrivare anche il disegno di legge, ancora non calendarizzato, della riforma organica della surroga dei consiglieri regionali nominati assessori.

La spesa con le 8 indennità per gli 8 consiglieri subentranti sarebbe minima: circa 60mila euro in più al mese, ma molti sarebbero i benefici dal momento che col consiglio a 50 gli assessori con la loro assenza fanno perdere la maggioranza o il numero legale nelle commissioni e in aula.

Un ticket Di Gioia/Fallucchi potrebbe aprire degli scenari inediti, con Fallucchi che potrebbe essere nominata assessore al turismo qualora arrivasse seconda o avesse un buon numero di preferenze. “La verità è che per diventare assessori occorre farsi eleggere, anche perché con la vicepresidenza a Nuccio Altieri, che non si candida un posto da esterno già è bruciato. Di sicuro alla Capitanata spetterà il turismo”, spiega un insider fittiano.

(In alto, Di Gioia e Riccardi; sotto, Di Donna e Fallucchi; in grande, Cesa e Fitto)





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