“La più grande operazione antidroga tra Puglia e Albania”, 37 arresti. Beccato anche un carabiniere per documenti contraffatti

Volpe della DDA: “Da sempre avvertita l’esigenza di contrastare questa criminalità ‘globalizzata’ perché si avvale anche di manovalanza locale. Occorreva dunque globalizzare le indagini”

“Una grande operazione che ha riguardato un traffico internazionale di stupefacenti. Tonnellate di hashish e marijuana e grossi quantitativi di cocaina”. Così il procuratore nazionale Federico Cafiero De Raho ha commentato l’operazione “Kulmi” messa a segno tra Italia e Albania. Gli investigatori hanno sgominato un imponente business della droga “coast to coast” grazie ad uno stretto rapporto con le autorità albanesi, sottolineato dallo stesso Cafiero De Raho che ha parlato di “operazione più importante degli ultimi anni nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti” (ben 3,5 tonnellate di droga sequestrate e 37 arresti). Poi ha evidenziato che “anche in Albania abbiamo cominciato ad avere collaboratori di giustizia”.

La conferenza stampa

Arben Kraja, procuratore speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana ha sottolineato l’importanza del blitz, attraverso il quale sono stati sequestrati ingenti beni ai malviventi, per oltre 4 milioni di euro.

Il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe: “La DDA di Bari ha da tempo compreso che alcune forme di criminalità organizzata albanesi utilizzavano le sponde adriatiche della Puglia per trafficare in droghe, soprattutto marijuana e hashish ma anche cocaina. Da sempre avvertita l’esigenza di contrastare questa criminalità ‘globalizzata’ perché si avvale anche di manovalanza locale. Occorreva dunque globalizzare le indagini. Sono stati attinti da misure molti albanesi ma anche cittadini italiani, pugliesi. Ed è stata coinvolta anche una figura sintomatica della partecipazione in questi traffici di personalità deviate delle istituzioni“.

Un’operazione messa a segno da DIA di Bari e Autorità Albanesi, con l’ausilio internazionale delle Divisioni Interpol e S.I.Re.N.E. della Criminalpol, dell’Ufficio di Collegamento Interforze di Tirana e della Polizia Albanese, nonché con la collaborazione – in Italia – dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e della DIA di Foggia, Lecce, Bologna, Roma, Napoli e Catanzaro, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana – con il Coordinamento di Eurojust (L’Aja) diretto dal membro nazionale italiano.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip presso il Tribunale di Bari, a fronte delle indagini effettuate tra marzo 2017 e gennaio 2019, che hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di soggetti italiani e albanesi, appartenenti ad una potente organizzazione criminale, operante a Bari e provincia, con ramificazioni, oltre che in Albania, in Puglia ed in Basilicata.

La DIA, relativamente agli ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, ha monitorato l’approvvigionamento sempre in Albania, il trasporto internazionale, avvenuto sia “via mare” che “via terra” utilizzando gommoni oceanici, ovvero autocaravan appositamente equipaggiati sull’asse “Albania-Puglia”, lo sbarco programmato lungo la costa pugliese, il deposito ubicato in provincia di Bari, il trasporto sull’asse “Puglia-territorio nazionale”, effettuato “via terra” da corrieri italiani con “veicoli staffetta”, identificando anche i destinatari. 

Novità assoluta di questa indagine è rappresentata dall’attività svolta dagli investigatori italiani direttamente in territorio albanese, con il supporto delle locali Forze Speciali, allorché si è proceduto congiuntamente all’arresto a Saranda (Albania) di una coppia barese che, per conto dell’organizzazione criminale internazionale, aveva il compito di trasferire a Bari, transitando “via mare” per la Grecia, un camper turistico “imbottito” di mezza tonnellata di stupefacente destinato al mercato italiano. 

Le complesse indagini, effettuate con intercettazioni telefoniche, ambientali, video-riprese e servizi di osservazione, pedinamento e controllo, poi avvalorate dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, hanno permesso, tra l’altro, di arrestare “in mare” a Molfetta – con il supporto del Reparto Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari – due scafisti provenienti dall’Albania con oltre una tonnellata di marjuana, individuare a Savelletri (Br) un deposito all’interno del quale erano custoditi circa 700 chilogrammi dello stesso stupefacente (oltre a proiettili per Kalashnikov, centraline elettroniche per autoveicoli, documenti, passamontagna e chiodi in ferro a tre punte), intercettare a Palagiano (Ta) un corriere italiano mentre trasportava oltre 6 chili di marjuana destinata al mercato lucano, arrestare due donne albanesi con oltre 2 chili di marjuana a Bitonto (Ba), sequestrare alcune carte d’identità italiane contraffatte in Albania, intestate ad ignari cittadini pugliesi, utilizzate dagli albanesi per espatriare nel Nord Europa.

Relativamente a quest’ultimo riscontro è stata eseguita una misura cautelare, agli arresti domiciliari, nei confronti di un appartenente alle Forze di polizia italiane (un carabiniere all’epoca in servizio in una stazione della provincia di Bari) il quale, oltre a concorrere nel reato di fabbricazione di documenti di identificazione falsi, ha illegalmente fornito informazioni attinte dalla Banca Dati del Ministero dell’Interno.   

I provvedimenti restrittivi emessi dal giudice presso il Tribunale di Tirana completano le attività investigative – patrimoniali e personali – effettuate in Albania dalla Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana a seguito dell’Operazione SHEFI nel cui ambito, il 14 marzo 2018, la DIA di Bari aveva tratto in arresto 43 persone responsabili del reato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti dall’Albania all’Italia. 

La Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata di Tirana, con il determinante contributo della DDA e della DIA di Bari, ha raccolto anche gravi indizi di colpevolezza a carico di soggetti albanesi, appartenenti ad una potente organizzazione criminale, operante a Valona.

In particolare, a seguito di un sequestro – effettuato il 10 novembre 2015 in Albania – di oltre 800 chilogrammi di marijuana stipati su un potente gommone oceanico pronto a partire per la Puglia, sono stati effettuati accertamenti personali e patrimoniali che, in data odierna, hanno consentito di arrestare in Albania 10 persone, nonché di sottoporre a sequestro beni mobili ed immobili, per un valore di oltre 4 milioni di euro, tutti nella zona di Valona (Albania), tra i quali una fabbrica di produzione e commercio di caffè, una società di distribuzione di bibite ed alcolici, un’attività commerciale di prodotti alimentari, un ristorante-bar, 15 appartamenti, un terreno edificabile, nonché 7 autovetture di grossa cilindrata ed un’imbarcazione munita di potenti motori fuoribordo. 

Nel complesso sono state sequestrate circa tre tonnellate e mezzo di droga tra marijuana, cocaina ed hashish, sottraendo alle associazioni criminali proventi stimati in oltre 40 milioni di euro, per un totale di circa 7 milioni di dosi singole ricavabili dallo spaccio al dettaglio. Il gip del Tribunale di Bari, Giovanni Abbattista, accogliendo le risultanze investigative della locale DDA, nel riconoscere – tra l’altro – la sussistenza dell’aggravante della “transnazionalità” del reato, ha evidenziato “che la Puglia – per come già dimostrato dalla DIA con l’operazione Shefi – continua a costituire la principale base logistica delle organizzazioni criminali albanesi per smerciare sostanze stupefacenti in tutto il territorio italiano”. 

I provvedimenti cautelari – nei confronti di 10 italiani e 27 albanesi tradotti sia in carcere (25) che agli arresti domiciliari (12) – sono stati eseguiti tra Italia (nelle province di Bari, BAT, Roma, Lecce, Matera e Pesaro-Urbino) e Albania (in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale e di un Ordine d’Indagine Europeo).





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