Piangono deejay e musicisti bloccati dal virus, stagione compromessa. Bruno: “Vogliamo iniziare almeno all’aperto, chi ci dice che gli amici in casa non ballino?”

I dj sono da considerare operatori della ristorazione o vanno equiparati al segmento discoteche? Nel secondo caso potrebbero cominciare a lavorare solo dal marzo 2021. La rabbia di Antonio Bruno

Mentre quasi tutti – commercianti, estetisti, parrucchieri, ristoratori – ripartiranno il 18 maggio, restano per ora ancora al palo gli operatori della cultura e tutti coloro che si occupano di spettacolo, compresi i dj e i pianobar per matrimoni ed eventi.

I dj sono da considerare operatori della ristorazione o vanno equiparati al segmento discoteche? Nel secondo caso potrebbero cominciare a lavorare solo dal marzo 2021.

È allarmato il foggiano Antonio Bruno, cantante, dj con una band che comprende un sassofonista, un violinista, una ballerina e una voce femminile jazz.

“L’80% del mio lavoro è composto da matrimoni, feste, banchettistica, eventi. Sono un dj, cantante, mi occupo di musica a 360 gradi durante le feste, nasco come animatore per matrimoni. Da marzo a luglio avevo più di 50 matrimoni in tutta la provincia e altri in Salento, mi sposto anche fuori regione, sono stato a Modena. Lavoriamo molto col passaparola. Tutta la stagione estiva è persa. Altrettanto per i diciottesimi, molti eventi sono stati rimandati, ma non sappiamo se potremo farli. Gli eventi da marzo a luglio/agosto, sono stati rinviati all’anno prossimo, quelli di settembre e ottobre hanno ancora le date, ma abbiamo un punto interrogativo sulle nostre teste. Provo molta rabbia”, spiega Antonio a l’Immediato.

“Tutti iniziano a vedere la luce del giorno, intendo i negozi, i parrucchieri, invece il nostro settore, gli spettacoli e i ricevimenti sono ancora appesi, come in un limbo. Per il matrimonio è un po’ più complesso, capisco che gli sposi vogliano rinviare, ma almeno per la banchettistica e i compleanni, potremmo ripartire”.

Come evidenzia Antonio, al Sud la musica è sempre strettamente connessa al ballo, cosa che invece al Nord non esiste, perché c’è più l’idea della musica come mero sottofondo. “La tradizione nostra è che si balli, anche la festa più d’élite comunque prevede una ampia sezione di ballo dopo il taglio della torta. Nel barese era stato pensato e pianificato l’evento in un altro modo: una prima parte molto slim, senza il ballo tra una portata e l’altra con solo il sottofondo di musica d’ascolto. Avevano immaginato solo all’inizio il ballo degli sposi, per poi spostare tutto a fine festa, con ballo all’aperto, molto distanziati gli uni dagli altri. Secondo me così si poteva ripartire, anche perché hanno dato l’ok agli incontri tra amici, ma chi ci dice che non ballino in casa, in campagna o nei giardini? Chi li controlla nelle ville? Sono tutte leggi ad interpretazione”.

“Non sappiamo ancora se rientriamo nella categoria ristorante o in quella discoteche – prosegue -, se così fosse è un disastro, perché dovremmo stare fermi un anno. Io credo che si potrebbe iniziare sfruttando gli spazi esterni, per le feste private”.

Alla domanda se i ristoranti possano assoldare più musica dal vivo per attirare maggiore clientela appare dubbioso: “Mah, non credo che riuscirebbero a rientrare nei costi, se si considera che col distanziamento avranno meno tavoli e clienti. Sicuramente potrebbe essere un modo per incentivare il nostro settore. La musica è vita, è l’anima di un locale”.

Antonio che è rientrato nelle misure e nei vari ammortizzatori perché aveva le famose 30 giornate lavorative necessarie agli attori e agli operatori dello spettacolo non vede un futuro. “Non vedo una prospettiva nel breve periodo, è tutto rinviato all’anno prossimo, spero di poter ripartire ad agosto o settembre, almeno con un po’ di compleanni. La gente vuole ripartire, tanti mi hanno chiamato per sapere che tipo di festa potranno fare, ma io non so cosa rispondere: è una cosa nuova sia per i clienti sia per noi musicisti”.





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