“Mai più con Emiliano”. Scelta di campo di Leo di Gioia, che trattiene il gruppo “Emiliano sindaco di Puglia”

Che Leo Di Gioia si sia dichiarato capogruppo di un contenitore chiamato “Emiliano sindaco di Puglia” è un dettaglio tecnico. Un po’ paradossale, ma burocratico

È uscito allo scoperto l’ex assessore all’Agricoltura e oggi solo consigliere regionale Leo Di Gioia. Dopo l’articolo de l’Immediato, stizzito ha spiegato sui social, destando non poca sorpresa negli altri civici, la sua posizione.

“La solita dose di inesattezze e pensieri confusi. Per quel che mi riguarda mai più con Emiliano”, ha scritto in maiuscolo linkando il pezzo.

“È una novità, è bello sapere che abbia deciso- rilevano da Bari alcuni pisicchiani– anche se nel sottogoverno regionale ci sono ancora molte persone in ruoli apicali a lui vicine”.

Ovviamente che Leo Di Gioia si sia dichiarato capogruppo di un contenitore chiamato “Emiliano sindaco di Puglia” è un dettaglio tecnico. Un po’ paradossale, ma burocratico. Quella era la lista che lo ha eletto e non è certo colpa dell’ex assessore se gli altri colleghi del gruppo lo hanno abbandonato, lasciandolo solo e scegliendo altri rassemblement di nuova formazione consiliare come Senso Civico, ispirato dall’assessore Alfonsino Pisicchio o Italia in Comune che ha per leader Antonio Nunziante. Né Di Gioia poteva cambiare nome al gruppo, da solo.

Per formare un nuovo gruppo, come si sa, servono almeno 3 consiglieri. Neppure la Lega ai tempi di Andrea Caroppo, che aderì al salvinismo dopo, riuscì nell’impresa, non avendo nel 2015 eletto come simbolo nessun consigliere.

Di Gioia opportunamente ha mantenuto in vita il vessillo civico anziché aderire al gruppo misto, dove avrebbe perso il ruolo di capogruppo, che vale circa 1000 euro in più al mese, equiparato al compenso di un presidente di commissione, ma che soprattutto consente di partecipare alle scelte preliminari del Consiglio e di conoscere prima gli argomenti che devono andare in discussione.

In più un gruppo consente per ogni consigliere di spendere 54mila+5mila all’anno . Risorse che se non spese- in convegni, stipendi per collaboratori o costi di cancelleria- ritornano in bilancio.

In teoria un gruppo preesistente dà la possibilità di presentare alle elezioni la lista con lo stesso nome senza presentare le firme. Se volesse quindi Di Gioia oggi titolare di quel vessillo ha anche una importante veste giuridica sul brand Emiliano sindaco di Puglia. E potrebbe anche comporre la lista. Ma dal post che ha scritto, si guarderà bene dal farlo.

Intanto fa discutere il pressing di Emiliano per il voto a luglio.

“Non sto partecipando alle discussioni politiche, vengo sollecitato da tanti a candidarmi, ma oggi penso che votare a luglio con la situazione sanitaria non tranquilla e i tempi così stretti e brevi, sarebbe un errore. Chi andrebbe a votare a luglio? Una parte di cittadini avrà gravi difficoltà finanziarie e per forza di cose ci sarà un minore coinvolgimento e tanti altri giustamente cercheranno di andare in vacanza se sarà possibile. In autunno invece ci sarebbe una maggiore partecipazione. Se in autunno dovesse montare la rabbia, significherebbe che anche il Governo avrebbe fallito e sarebbe caduto. Serve invece immaginare un unico election day per regionali, comunali e referendum, ma capisco che i governatori oggi stanno al centro e pensano senza ipocrisia di avere un maggior consenso. Ma il ragionamento non può essere questo, ma deve riguardare tutti i cittadini. Stiamo vivendo un momento terribile, inatteso, che creerà un terremoto economico”, spiega Pino Lonigro, ex consigliere regionale socialista eletto all’epoca con Sel, il contenitore vendoliano.

Dal suo punto di vista Emiliano farà 5 o 6 liste civiche che affiancheranno il Pd. Ma la sinistra non correrà col vecchio vessillo “Sinistra per la Puglia”, presente oggi in consiglio regionale. “Quello è il nome solo del gruppo consiliare, ma non esiste più”, ratifica.





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