Lo smaltimento dei rifiuti domestici contaminati al tempo del Covid. In calo la differenziata di umido, vetro e plastica

Nella sua lettera il professor Aldo Ligustro, che ha da poco sconfitto il Covid-19 dopo molte settimane di isolamento, ha acceso i riflettori su una criticità correlata al virus, ossia quella dei rifiuti contaminati

Nella sua lettera il professor Aldo Ligustro, che ha da poco sconfitto il Covid-19 dopo molte settimane di isolamento, ha acceso i riflettori su una criticità correlata al virus, ossia quella dei rifiuti contaminati.

“Dopo settimane di palleggiamenti tra diversi enti e istituzioni competenti, non riuscivo a venire a capo al conferimento dei rifiuti “speciali” delle persone e famiglie in quarantena obbligatoria. Un problema da non sottovalutare, perché il conferimento di questi rifiuti nei normali cassonetti pubblici potrebbe costituire un ulteriore veicolo di diffusione del contagio”, ha scritto l’accademico.

Come smaltire i rifiuti domestici in caso di quarantena obbligatoria? Il rifiuto zero in isolamento è da auspicare, ma quasi impossibile da attuare. L’Agenzia dei flussi dei rifiuti regionale, l’Ager, presieduta dall’avvocato Gianfranco Grandaliano, sta fornendo ausilio e suggerimenti per tutte quelle aziende di nettezza urbana che nei vari Comuni pugliesi dovessero essere in difficoltà. Secondo la circolare dedicata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il rifiuto Covid-19 è da assimilare al rifiuto indifferenziato e come tale va smaltito. Il malato di Coronavirus deve astenersi dal fare la raccolta differenziata e dal manipolare carta, plastica e vetro, ma è chiamato a mettere la sua monnezza domestica in tre buste differenti, in tre strati, per poi consegnarla ad una squadra speciale di operatori ecologici, che con i dispositivi di sicurezza devono prelevarla e portarla direttamente negli impianti senza ulteriori passaggi nei cassonetti indifferenziati, dove animali o uomini potrebbero rovistare tra i sacchetti.

In realtà questa pratica non viene segnalata dalle Asl. Le Asl pugliesi infatti non stanno comunicando ai Comuni, per ovvie ragioni di privacy, chi sono i quarantenati, sono i malati che devono auto-segnalarsi alle aziende di smaltimento e riferire i loro bisogni e la loro frequenza nel gettare i rifiuti.

A Bari, come argomentano dall’Ager, il sistema sta procedendo con buoni risultati. Nell’80% dei Comuni pugliesi tutto sta andando per il meglio. Le squadre portano i rifiuti infetti direttamente nei biostabilizzatori: una volta lì il virus, e per le ore ormai trascorse e per la mescolanza con altro materiale indifferenziato, dovrebbe essere sterminato. A meno di spiacevoli sorprese nella salute dei gabbiani e di altri animali che frequentano le discariche e sguazzano nel percolato. Quali misure ci saranno sulle falde acquifere e sui pozzi artesiani a Passo Breccioso? Questa è un’altra storia.

Di certo alla fine del mese, il Covid-19 avrà prodotto dei primi dati interessanti sui rifiuti pugliesi. Per la chiusura di mercati, ristoranti ed esercizi commerciali potrebbe ridursi sensibilmente la percentuale di differenziata, per le tre merceologie principali: umido, vetro e plastica.