“Ci siamo trovati nella baraonda e siamo usciti, avevamo paura per i nostri cari”. Le uniche parole degli evasi in videoconferenza dal carcere di Foggia

Dichiarazioni spontanee di Scirpoli e Bonsanto dopo la cattura in una cava di Apricena. Per entrambi pende l’accusa di evasione aggravata da effrazione e minaccia a pubblico ufficiale

“Ci siamo trovati nella baraonda e, nel tumulto, siamo usciti. Avevamo paura per i nostri cari per via del coronavirus”. Queste, in sintesi, le dichiarazioni spontanee rese questa mattina dal mattinatese Francesco Scirpoli e dal sanseverese Angelo Bonsanto – 38 e 31 anni – collegati in videoconferenza dal carcere di Foggia. I due sono stati arrestati ieri pomeriggio; erano ricercati da oltre un mese, dopo l’evasione del 9 marzo scorso, giorno della clamorosa rivolta dei ristretti. Quasi certo un trasferimento nelle prossime ore in altro istituto penitenziario.

Su di loro pende l’accusa di evasione aggravata da effrazione e minaccia a pubblico ufficiale. Reati piuttosto gravi, giustificati tardivamente dalla preoccupazione per lo stato di salute dei propri cari ma che non spiegano la latitanza e la “consumazione di merende” con un ricercato come Pietro La Torre, sulle cui tracce le forze dell’ordine erano da oltre un anno. Latitanza consumata, comunque, lontano dagli affetti.

Oggi c’è stata la convalida dell’arresto ed entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, optando esclusivamente per una deposizione sommaria e spontanea.

Al momento, il pm ha chiesto il giudizio direttissimo solo per l’evasione aggravata; il prossimo 8 giugno si sceglierà il rito, molto probabilmente si opterà per l’abbreviato e non si esclude un patteggiamento. Discorso diverso, invece, per il 55enne Antonio Radatti di San Marco in Lamis, titolare della proprietà in una cava di Apricena, in cui la squadra mobile ha scovato e arrestato i latitanti. Per l’uomo, accusato di favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso, il procedimento sarà standard.

Elemento non trascurabile, un parente di quest’ultimo era custode delle armi di un gruppo di rapinatori sgominato, dai carabinieri, nel 2015. Il riferimento è alla operazione “Ariete”, scaturita dall’assalto fallito ad un blindato tra Mattinata e Vieste. E chi c’era tra gli arrestati dell’epoca? Proprio Scirpoli, insieme con Pietro La Torre e altri pregiudicati del Gargano, tra i quali Luigi Ferro di San Marco in Lamis.



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