Il video per lanciare il rito di Pasqua, il “richiamo del dna” e lo scaricabarile per giustificare la folla in piazza. Il “caso” San Marco in Lamis al tempo del Coronavirus

Nel piccolo centro garganico si è consumata una vera e propria “commedia degli errori”. Proprio mentre Conte, a reti unificate, invitava gli italiani a restare a casa e chiedeva ulteriori sacrifici

“La commedia degli errori” di San Marco in Lamis si arricchisce di un nuovo atto, sempre fondato su una comicità elementare, se non fosse che da ridere c’è ben poco.

È di ieri sera la notizia di assembramenti davanti a una delle chiese del comune garganico, al fine di assistere al rito del venerdì santo, organizzato in piazza. Così, mentre Conte, a reti unificate, invitava gli italiani a restare a casa e chiedeva ulteriori sacrifici, proprio nel comune in cui lo stesso premier ha frequentato il liceo, molte persone si riversavano in strada per pregare e fare video con i cellulari.

Non è bastata, evidentemente, la diretta facebook organizzata e pubblicizzata sui social dal parroco, don Matteo. I sammarchesi – non tutti, ma circa 200 – volevano, dovevano esserci di persona.

Come facevano a saperlo? “Hanno sentito lo Stabat Mater e sono accorsi”, si giustificherà poi il primo cittadino Merla, omettendo però un elemento non di poco conto.

Poco prima delle celebrazioni, lo stesso sindaco aveva rilasciato un’intervista a qualche amico giornalista, giunto appositamente sul posto, per dare visibilità al rito e al suo organizzatore.

“Un minimo lo dovevamo fare – ha detto al microfono Merla, guardando in favore di telecamera; fascia tricolore e mascherina sul mento – perché la manifestazione delle fracchie con la madonna Addolarata sta nel nostro Dna. Per questo noi un minimo, un minimo stasera noi un ringraziamento lo faremo, assieme ai fracchisti. Lo faremo in forma minima: ci sarà lo Stabat Mater, ci sarà l’accensione di questa fracchia proprio perché vogliamo che questa tradizione non si interrompa”.

E, infatti, non si è interrotta, come dimostrano le immagini montate nello stesso video, con dribbling tra i sammarchesi che si assembravano in piazza. Come resistere al richiamo del dna, così sentito anche dal primo cittadino?

Che le uscite non giustificate da comprovate necessità non fossero legittime, sembrava essere diventato un dettaglio di poco conto, ieri sera, per molte decine di cittadini e per certa informazione locale. Poco importa che nel frattempo Papa Francesco stesse facendo una splendida via Crucis in una Piazza San Pietro deserta.

Un particolare questo che, però, non è sfuggito a tutti gli altri sammarchesi che, invece, rispettano con rigore le regole. Sono loro i commenti social più amari e agguerriti, contro una scelta dissennata ed, evidentemente, fuori legge.

Ciò che è accaduto dopo è un rincorrersi di giustificazioni, toppe e scaricabarile. Nuove dichiarazioni del sindaco che, questa volta, a poche ore dall’intervista di lancio dell’iniziativa, in grande spolvero, ammette di aver sbagliato.

Ma l’ammissione di colpa, attraverso i taccuini degli amici giornalisti, non deve essere sembrata sufficiente. Ecco, allora, la ricerca del capro espiatorio: la gente che si è riversata in strada senza controllo, il parroco a cui non ha saputo chiedere di interrompere il rito, i carabinieri che non sono intervenuti.

Perché ormai appare chiaro: in questa “commedia degli errori” l’unica vera colpa è solo del Dna.



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