Una poesia contro i “mormoranti”: Michaela Di Donna sbeffeggia con i versi chi fa “critiche sterili” a Landella

Stavolta dopo l’attacco del Pd ad andare in soccorso alla maggioranza è la dirigente azzurra che in un lungo post social ha sbeffeggiato con una poesia in rima quelli che la maggioranza chiama i “mormoranti”

Al sindaco di Foggia Franco Landella da settimane non piace l’approccio di parte dell’opposizione, che continua ad attaccarlo con posizioni a suo dire “strumentali” e poco utili alla grave emergenza che sta vivendo il Paese e la città. “L’odio acceca più dell’amore, quando la politica è fatta di rancore”, è la consapevolezza.

Stavolta dopo l’attacco del Pd ad andare in soccorso alla maggioranza, è la dirigente azzurra Michaela Di Donna, che in un lungo post social ha sbeffeggiato con una poesia in rima quelli che la maggioranza chiama i “mormoranti”, “capre che belano”. “Un messaggio corale dovremmo lanciare in questo momento difficile da superare uniti per la collettività serve a rafforzare la nostra di dignità. Smettetela di contestare quando non ci sono proposte concrete da realizzare, giochiamo tutti nella stessa metà campo solo così potremo uscirne senza inciampo”, ha scritto nelle sue quartine libere.

E prima ha anticipato osservando: “Non commento quasi mai le critiche (tante volte sterili) e gli attacchi (molte volte pretestuosi) da parte di chi è, o peggio di chi vuole fare, opposizione. Per molti di loro vale la regola di lanciare il sasso per poi nascondere la mano o, ancora peggio, quella di nascondere gli scheletri nell’armadio. Oggi, però, ho letto comunicati pretestuosi e considerazioni inutili fatte da chi non si può neanche definire leone da tastiera ma sciacallo da marciapiede. Sciacalli da marciapiede sono quelli che nella vita reale incroci per strada e non hanno il coraggio di alzare lo sguardo quando ti salutano, quelli che augurano il peggio anche al loro miglior amico, quelli che non sanno esultare per le vittorie altrui proprio perché sono solo altrui. Quelli che credono che fare politica sia come essere in un’arena, dove un mercenario, che si sente un guerriero, istigato dalle urla di un popolo rabbioso, combatte senza regole e con il sangue agli occhi contro un nemico di turno. Non è quel combattimento a trasformare un mercenario in un guerriero, e non è quel combattimento a trasformare un guerriero in un eroe”.





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