La San Raffaele di Troia è un focolaio, “situazione grave”. 17 casi accertati ma numeri in rapida ascesa

Il sindaco Cavalieri: “Vi invito a non uscire, a non avere contatti con altre persone, ve ne saremo grati per tutta la vita. Aiutateci a combattere questo fantasma che cammina sulle nostre gambe” 

La situazione della Rsa San Raffaele “è grave”. Lo dichiara il sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri, che sta attendendo dall’Asl di Foggia i dati ufficiali degli oltre 50 tamponi effettuati a pazienti e personale sanitario. Al momento ci sarebbero 17 casi accertati. Ma l’ipotesi che sta avanzando in queste ore è quella di un nuovo focolaio potenzialmente esplosivo. Nella struttura, gran parte del personale è del territorio cittadino o dei Monti Dauni, ma ci sono dipendenti che arrivano dal primo focolaio di San Marco in Lamis.

“Purtroppo il numero dei contagiati è aumentato – dice Cavalieri –, in queste ore sono in corso ulteriori analisi dei tamponi effettuati sia sugli ospiti che sui dipendenti e collaboratori. È una situazione grave, ma che la Asl aveva assolutamente preventivato. La task force sanitaria ha applicato, come previsto, il protocollo dettato dal Ministero della Salute. Si continuerà in questi giorni con le procedure sanitarie. A tutti voi, chiedo di restare a casa!”.

Appello che ha inoltrato anche agli operatori coinvolti nella struttura sanitaria: “Vi invito a non uscire – ha precisato -, a non avere contatti con altre persone, ve ne saremo grati per tutta la vita. Aiutateci a combattere questo fantasma che cammina sulle nostre gambe”.  

M5S: “Revocare convenzione”

Intanto il M5S chiede chiarezza su quanto sta accadendo nella Residenza Sanitaria Assistita San Raffaele di Troia.

“Vogliamo capire come sia stata gestita la situazione – dichiarano la consigliera regionale del M5S Rosa Barone e l’eurodeputato Mario Furore – per questo chiediamo al Dipartimento di Prevenzione della Asl di Foggia di verificare l’applicazione dei protocolli di sicurezza da parte della struttura per limitare la diffusione del contagio dopo il primo caso accertato. L’aspetto che ci preoccupa maggiormente, oltre alla salute dei degenti, è la situazione degli operatori che lavorano e che ad oggi non ci risulta siano tutti forniti di DPI. Andrebbero sanificati gli ambienti ed eseguiti tamponi o test non solo a chi ha sintomi, ma a tutto il personale e ai degenti della struttura. Abbiamo anche chiesto una copia degli atti di affidamento della gestione e di eventuali proroghe. Qualora i provvedimenti presi fino ad ora non risultassero sufficienti per tutelare la salute pubblica, chiediamo che la Regione prenda una decisione forte e proceda alla revoca della convenzione e a tutti gli atti consequenziali”.

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