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Home - Fucilata al piede, foggiano rischia l’amputazione. Mistero su agguato in città: vittima trasferita a Casa Sollievo

Fucilata al piede, foggiano rischia l’amputazione. Mistero su agguato in città: vittima trasferita a Casa Sollievo

Di Redazione
19 Marzo 2020
in Cronaca
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Colpito da una fucilata al piede sinistro. Il 25enne Vincenzo Consalvo, ben noto agli investigatori, si è presentato intorno alle 2 di notte, in compagnia di un conoscente, presso il Pronto soccorso di Foggia con una grave ferita. I sanitari lo hanno subito trasferito a Casa Sollievo della Sofferenza. Il giovane rischia l’amputazione dell’arto. Consalvo non ha dato alcun dettaglio sull’accaduto. Al momento nulla è escluso, nemmeno possibili collegamenti con la criminalità organizzata. Sul caso indaga la squadra mobile di Foggia. Il 25enne fu arrestato a ottobre 2019 dai carabinieri nell’operazione “Start & Stop” con l’accusa di tentata estorsione.

“Start&Stop”

Pochi mesi fa i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia arrestarono 5 persone, tra cui anche un appartenente alla Polizia locale (Antonio Spiritoso, classe ’74) del Comune di Foggia. Gli altri erano Ivan Ventura, classe ’81, Giovanni Ventura, classe ’95, Pietro Russo, classe ’89 e Vincenzo Consalvo, classe ’95, tutti nati a Foggia.

Fu una complessa ed articolata attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Foggia e sviluppata dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia, il tutto a margine della nota maxi operazione antimafia “Decima Azione”. In particolare, l’attività d’indagine scaturì dal sequestro di contanti e assegni bancari, per un importo totale di quasi 70.000 euro, effettuato il 7 novembre 2017, sostanzialmente riferibili al cosiddetto cassiere della “Società Foggiana”, Rodolfo Bruno, ucciso tra l’altro successivamente il 16 novembre 2018. Gli accertamenti svolti permisero di appurare che parte dei titoli di credito erano stati emessi da alcuni degli indagati, due coniugi.

Dalle conseguenti investigazioni messe in atto dagli inquirenti, anche mediante l’utilizzo di indagini tecniche, a carico dei due coniugi in questione, emerse un evidente quadro indiziario a carico anche di ulteriori personaggi, responsabili – a vario titolo – di tentata estorsione, ricettazione, riciclaggio, furto e spaccio di sostanze stupefacenti. Nello specifico, le attività di indagine accertarono come uno dei maggiori profitti del sodalizio criminale smantellato derivasse dalla vendita di veicoli di illecita provenienza. Infatti gli indagati, dopo aver regolarmente acquistato le sole “carcasse” dei mezzi ed averne acquisito poi il relativo telaio, lo sostituivano e lo applicavano – in una seconda fase – su altre autovetture, questa volta rubate ed integre, in modo così da alterarne i dati identificativi, per infine immetterle nuovamente sul mercato e ricavarne illeciti profitti nei confronti di terzi acquirenti, risultati in buona fede.

Al termine delle investigazioni svolte, furono sequestrate complessivamente cinque autovetture che, sottoposte ad accertamenti tecnico-scientifici dalla SIS del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Foggia, fornirono pieno ed assoluto riscontro all’ipotesi investigativa iniziale. Un’ulteriore fonte di guadagno per gli indagati era rappresentato anche dal traffico di sostanze stupefacenti, in particolare del tipo cocaina. “È opportuno inoltre sottolineare – comunicò la Procura – che in questo specifico settore operava anche un agente della Polizia Locale del Comune di Foggia, tra l’altro parente di un altro soggetto elemento di spicco della cosiddetta ‘Società Foggiana’, arrestato sempre in ‘Decima Azione’ e, successivamente, anche nell’indagine convenzionalmente denominata ‘Gold Rush’”. L’uomo, Antonio Spiritoso, trafficava in particolare eroina e cocaina, anche dalla sua abitazione dove furono trovati grammi di droga e un bilancino di precisione.

Fu infine accertato anche un tentativo di estorsione perpetrato da alcuni degli indagati nei confronti del titolare di un’azienda agricola che, vittima del furto dei propri mezzi, si era poi rivolto a tali soggetti chiedendone la restituzione (“cavallo di ritorno”). Il successivo intervento dei carabinieri permise comunque il rinvenimento e la restituzione di tutti i mezzi, trovati in particolare occultati in un capannone in uso ad uno degli indagati.

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Tags: agguatoFoggiaVincenzo Consalvo
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