Donna perseguita e aggredisce ex marito ed ex suocera, pesante condanna del Tribunale di Foggia. “Finisce lungo calvario”

Una 41enne era accusata di maltrattamenti, atti persecutori e lesioni personali aggravate

Condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, al risarcimento del danno, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

Questa la sentenza pronunciata oggi dal Tribunale di Foggia in composizione monocratica, giudice Giuseppe Ronzino, al termine di un’articolata istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati ascoltati numerosi testimoni.

Imputata una donna di Apricena, N.D.A., classe 1979, accusata di maltrattamenti, atti persecutori e lesioni personali aggravate ai danni dell’ex marito e dell’ex suocera.

La singolare vicenda origina dalle diverse denunce sporte dal coniuge, M.M., difeso dall’avvocato Guido de Rossi, e dalla madre di quest’ultimo, F.A., difesa da Roberto de Rossi, in ordine alle varie condotte criminose poste in essere dalla 41enne dal febbraio 2018 al giugno 2019.

Secondo l’ipotesi d’accusa, che ha trovato riscontro nella pesante condanna inflitta oggi dal tribunale, quando l’uomo ha comunicato alla moglie la volontà di separarsi per una serie di incomprensioni e, soprattutto, per i disturbi alimentari e dell’adattamento da cui era affetta la donna, quest’ultima ha ripetutamente aggredito il marito sia verbalmente che fisicamente, minacciandolo espressamente che lo avrebbe ammazzato, anche alla presenza dei due figli minori.

“Tali comportamenti – spiegano gli avvocati De Rossi in una nota – hanno indotto l’uomo a trasferirsi presso la residenza della madre, F.A., indispettendo ulteriormente l’imputata, che ha intensificato le proprie condotte persecutorie e violente. In un’occasione, poi, la donna ha addirittura aggredito l’ex suocera, F.A., facendole sbattere violentemente la testa contro una parete e procurandole un trauma cranico”.

Su richiesta del difensore della donna, il giudice ha nominato un perito che ha confermato la piena capacità di intendere e di volere della donna.

“Nel corso dell’istruttoria dibattimentale – ricordano i legali De Rossi – è stato escusso anche uno dei figli dell’imputata, G.M., il quale ha descritto con dovizia di particolari il clima di terrore che ha vissuto in famiglia durante il periodo in contestazione, raccontando diversi episodi di aggressione fisica posti in essere dalla madre nei confronti del padre e, in un’occasione, ai danni della nonna paterna”.

“La condanna e l’entità della pena inflitta riflettono adeguatamente la gravità dei fatti. Non c’era e non c’è nel mio assistito alcun sentimento di vendetta, ma un legittimo anelito di giustizia anche e soprattutto nell’interesse dei figli”, ha detto Guido De Rossi.

Sulla stessa l’avvocato Roberto de Rossi: “Il teorema accusatorio ha trovato ampio riscontro nella condanna inflitta all’imputata, addirittura superiore alle richieste dell’organo d’accusa. Sono soddisfatto della pronuncia giudiziale, poichè restituisce dignità ai nostri assistiti, vittime di un lungo calvario”.