Mafia Bat, le “missioni di morte” del clan Gallone-Carbone. Invocati 22 anni di carcere nel processo “Nemesi”

Alla sbarra il boss Giuseppe Gallone e altri sette uomini, tutti fermati dai carabinieri nel giugno 2019. L’accusa è di porto e detenzione illegale di armi, con l’aggravante della mafiosità

Pene tra 2 e 7 anni per un totale di 22 anni di reclusione: queste le richieste della DDA per alcuni degli esponenti dei clan che da anni si fanno la guerra nella Bat, tra Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia.

Alla sbarra i gruppi Gallone-Carbone e Miccoli-De Rosa, entrambi trinitapolesi e i Valerio-Visaggio di San Ferdinando di Puglia. L’operazione “Nemesi” del giugno 2019 svelò i tentativi dei Gallone-Carbone di eliminare i membri degli altri due clan, facendo credere che fossero in guerra tra di loro. Piano sanguinario svelato in un’intercettazione: “Questo ci serve per far capire che la guerra è tra loro e loro… è morto uno a Trinitapoli, ora muore uno a San Ferdinando, e noi poi subito dopo un altro a Trinitapoli, di quelli che ci interessa a noi, e quelli dicono che la guerra è tra di loro”. 

Nei riquadri, Giuseppe Gallone, Cosimo Damiano Carbone e Pietro De Rosa; sulla sfondo, l’omicidio di Carbone

Le richieste della DDA

Quattro anni di reclusione chiesti per Giuseppe Gallone, 43 anni di Trinitapoli ma domiciliato a Milano. Sarebbe lui il capo dell’organizzazione criminale, forte dei suoi collegamenti con i Moretti di Foggia e con gruppi garganici come raccontato anche di recente da l’Immediato. Lo zio Cosimo Damiano Carbone è stato brutalmente ucciso sotto casa sua il 14 aprile 2019.

I magistrati hanno inoltre chiesto 2 anni e 4 mesi per Vincenzo Carbone, 37 anni di Trinitapoli e per il concittadino Ruggiero Del Negro di 44 anni; 2 anni la pena invocata per Cosimo Damiano Gallone di 39 anni e Raffaele Piazzolla, 43 anni, originario di Canosa di Puglia, residente a Trinitapoli.

E ancora: 3 anni e 4 mesi per Armando Presta, 48 anni di Trani; 3 anni e 8 mesi per Emanuele Sebastiani, 41 anni, catanese residente a Trani e 2 anni e 4 mesi per Giuseppe Sisto, 44 anni, originario di Trinitapoli e residente nel Milanese.

Il processo con rito abbreviato si sta celebrando a Bari, gli imputati sono accusati di porto e detenzione illegale di armi, con l’aggravante della mafiosità. Secondo i carabinieri che misero a segno il blitz “Nemesi”, l’operazione servì ad evitare altro spargimento di sangue.

“L’intento degli indagati, che pianificavano mirate azioni di fuoco in numerosi comuni pugliesi – scrissero i militari in una nota -, non giungeva alle estreme conseguenze solo grazie ai pressanti controlli del territorio organizzati, in accordo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dai carabinieri di Foggia e dai Comandi di Cerignola, Trani e Bisceglie. L’eccezionale attività di controllo delle forze dell’ordine ha consentito infatti di vanificare le numerose missioni di morte organizzate dagli indagati, così riaffermando la presenza dello Stato e interrompendo la lunga scia di sangue che ha tragicamente caratterizzato gli anni più recenti”. 

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