Coronavirus, l’esperienza del patron dei giocattoli Mazzeo. “A rischio il 50% degli affari, avevo il volo per Canton ma le fabbriche cinesi restano chiuse”

“Avremo difficoltà col materiale estivo per bambini, il 70% della merce è partita prima del Capodanno cinese, ma il 30% doveva partire per il 25 febbraio, ma ci hanno rinviato al 30 marzo. E per altra merce ci hanno dato addirittura la data del 30 giugno”

È addolorato l’imprenditore sanseverese Raffaele Mazzeo dell’omonima catena di giocattoli e consigliere camerale. Questa mattina doveva partire per la Cina per andare in una delle fabbriche di giocattoli e componentistica cinesi, ma l’Italia come si sa ha bloccato tutti i voli in entrata e in uscita per l’Oriente a causa del Coronavirus.

A l’Immediato il patron Mazzeo racconta con molta disponibilità la sua esperienza. Il suo gruppo così come tanti altri che commerciano giocattoli nei prossimi mesi rischia di perdere oltre il 50% degli affari, se, come appare ormai certo, la merce non arriverà più dalla Cina, per il blocco della produzione.

“Abbiamo diversi fornitori e molte fabbriche cinesi che ci riforniscono, ma sono tutte chiuse. Le linee produttive sono ferme e rimarranno ferme per tutto febbraio, ce lo hanno comunicato. Io dovevo partire per andare a Canton, potrei prendere l’aereo dalla Germania, dove comunque partono due voli diretti per Hong Kong ogni giorno da Monaco e da Francoforte, ma non ci vado. Perderò anche 700 euro di biglietto, perché la Lufthansa non lo rimborsa. Ho paura anch’io del Coronavirus per amore del cielo. Abbiamo stabilimenti sparsi in diverse zone della Cina, tutti chiusi. Canton è distante più di 1500 km da Wuhan, ma hanno chiuso anche lì. Non lavorano, stanno tutti in casa come ha ordinato Xi Jinping, che secondo me è un vero democratico, tutti rispettano il presidente. Ha detto non dovete uscire e tutti lo seguono”.

Che notizie ha lei che conosce così bene la Cina?

“I problemi ci sono, hanno chiuso tutti, io credo che tutto sia nato perché questo virus è capitato nel Capodanno cinese, erano tutti partiti per andare a trovare i familiari, per festeggiare e adesso o non riescono a tornare a casa o hanno paura. Le fabbriche si sono bloccate. Il mio agente mi ha detto che per tutto febbraio resteranno chiuse. Le fabbriche non aprono, non possono spedire niente e per tutto il mondo sarà un macello”.

È vero che il virus si attacca alle superfici?

“No, sono tutte stupidaggini, ho sentito della gente informata e rifiutano categoricamente che il virus che si possa attaccare alla merce. Il problema è che non arriverà merce perché non se ne produrrà. Anche la Fiat comincia ad avere problemi per la componentistica”.

Voi avevate già tutti i costumi di carnevale e altri giochi vero?

“Sì, quelli già da dicembre, ma avremo difficoltà col materiale estivo per bambini, il 70% della merce è partita prima del Capodanno cinese, ma il 30% doveva partire per il 25 febbraio, ma ci hanno rinviato al 30 marzo. E per altra merce ci hanno dato addirittura la data del 30 giugno”.

Questo significa che le cose sono più gravi di come le raccontano secondo lei?

“La cosa è gravissima. Questa gente ha paura di andare a lavorare, ma conoscendo i cinesi reagiranno, ho sentito stamattina che stanno sperimentando un antidoto, un vaccino sui topi. Ce la faranno”.

Che ne pensa delle misure italiane dello stop dei voli? I cinesi si sono molto infastiditi.

“I cinesi hanno ragione, è stato un brutto sgarbo istituzionale. Anche inutile, perché chi vuole viaggiare parte e arriva, dalla Germania, da Dubai. Da Istanbul. I cinesi vanno su Monaco, e da Monaco arrivano a Bari o a Milano. A mio avviso questa misura italiana non risolve nulla. Dalla Cina la gente arriva in Turchia, però i controlli che fanno agli aeroporti di Istanbul sono eccezionali. È un peccato che sia arrivato questo Coronavirus, mai come oggi gli affari tra Italia e Cina erano avanzati: è una mazzata enorme, ci sono tantissimi importatori. È pauroso quello che arriva e quello che non arriverà più nei prossimi mesi”.





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