La crisi di liquidità della mafia foggiana: “Difficoltà a pagare stipendi agli associati e mantenere detenuti”. La relazione in Corte d’Appello

L’analisi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “La criminalità organizzata in Capitanata mantiene la sua struttura federale a base familistica”. Le batterie in continua guerra

Il “caso Foggia” nella relazione del presidente della Corte d’Appello di Bari, Francesco Cassano intervenuto all’inaugurazione dell’anno giudiziario nel capoluogo di regione. In Capitanata emerge un quadro preoccupante ma allo stesso tempo il giudice fa notare le difficoltà dei clan, sempre più a caccia di liquidità a causa dei numerosi arresti effettuati negli ultimi mesi. Parole che sottolineano quanto già affermato a Foggia dal numero uno della DDA, Giuseppe Volpe.

“Un’annotazione particolare dev’essere riservata al dato foggiano – si legge nella relazione di Cassano –, che registra eventi che continuano a destare allarme e preoccupazione. La criminalità organizzata foggiana mantiene la sua struttura federale a base familistica, caratterizzata dalla coesistenza di più ‘batterie’, in conflittualità endemica tra loro. In capo agli esponenti del sodalizio mafioso foggiano grava sempre il dovere di corrispondere gli ‘stipendi’ agli associati, come il dovere di assistere economicamente i sodali detenuti, e le loro famiglie, con l’utilizzazione di una cassa comune. Ebbene, da quando la risposta dello Stato è intervenuta in modo severo, con arresti e con operazioni che hanno ristretto l’area di manovra delinquenziale, le necessità economiche delle batterie sono cresciute, per l’aumento dei sodali detenuti e delle famiglie da sostenere. La pressione della malavita sulla società civile si è fatta allora più stringente, con il ricorso continuo agli atti di intimidazione violenta cui stiamo assistendo”. Chiaro il riferimento all’escalation criminale di inizio 2020 contrassegnato da bombe ad attività commerciali, intimidazioni a imprenditori e l’omicidio di un pregiudicato.

“Quella attuale, nonostante le apparenze, si presenta come una fase delicata – è riportato nella relazione -, frutto anche di una maggiore vulnerabilità della malavita, in cui lo Stato e la criminalità si fronteggiano in una partita decisiva per il controllo del territorio e della società civile. Ai colleghi della procura distrettuale, a quelli della procura di Capitanata e alle forze dell’ordine va dunque la nostra solidarietà e la nostra vicinanza, per il prezioso lavoro svolto a tutela della legalità e per i risultati sin qui conseguiti”.





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