Trattative tra Chiesa di Cerignola e società in odor di mafia, ombre sull’accordo per il cimitero. Renna insorge: “Notizie infondate” ma il vicario fa mea culpa

In una lettera il vescovo ha replicato alle recenti news emerse dalla relazione di scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il caso delle lampade votive

Le trattative della Chiesa di Cerignola con aziende in odor di mafia. La questione tiene banco nel centro ofantino. Polemiche sul vescovo Luigi Renna e sulle confraternite, la cui attività è supervisionata dalla Diocesi.

Nello sciogliere il Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, il prefetto di Foggia Raffaele Grassi accende i riflettori sulla società che si occupa dei servizi cimiteriali. Il testo è pieno di omissis ma si parla della Gecoci, ritenuta legata a noti pregiudicati: “La Commissione di accesso – scrive Grassi – si è soffermata sull’appalto dei lavori per l’ampliamento del cimitero, aggiudicati nel 2015 alla società omissis per un importo pari a 15.710.426,51 euro. Con determinazione dirigenziale n.442/45 del 10 giugno 2016 si prendeva atto dell’avvenuta costituzione di una società di progetto denominata omissis, subentrata all’aggiudicataria. In quest’ultima società, costituta il 17 marzo 2016, partecipa, con quota di minoranza, la omissis (1% delle quote). Come già evidenziato, il rappresentante e socio della omissis è omissis e altro socio è omissis, coniuge convivente del segretario generale del Comune di Cerignola, omissis.

Omissis, risulta segnalato all’autorità giudiziaria per il reato di favoreggiamento personale, nell’ambito di una indagine condotta dalla DDA di Bari che ha coinvolto anche esponenti del clan omissis.

Tra i dipendenti della società in esame figura dal 26 ottobre 2016, con mansioni di guardiano, omissis. Quest’ultimo, già denunciato nel 1990 per associazione mafiosa, nel 2001 è stato tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare 6345/01 del Tribunale di Foggia, per l’ipotesi di reato di tentato omicidio con arma da fuoco, in concorso con omissis, in danno di omissis, già deferito all’autorità giudiziaria per associazione per delinquere di stampo mafioso. Il fratello di omissis, omissis, è stato tratto in arresto il 17 giugno 1994, nell’ambito dell’operazione Cartagine per il reato di associazione di tipo mafioso, quale elemento di vertice dell’organizzazione criminale denominata omissis, poi omissis. Inoltre, omissis risulta condannato con sentenza passata in giudicato il 9 giugno 2011 per estorsione continuata in concorso e lesioni personali, aggravati dal metodo mafioso. Risulta evidente che il segretario comunale è interessato, attraverso il consorte, in una società che svolge lavori per conto del Comune di Cerignola e che dà lavoro a soggetti gravitanti negli ambienti malavitosi”.

Le lampade votive della discordia

Al centro della vicenda la società Gecoci e le confraternite: il caso è scoppiato sulle lampade votive e sulla riscossione dei pagamenti. La Gecoci, titolare del servizio di riscossione, entrò in contrasto con le confraternite le quali espletano il servizio di gestione di lampade votive per il triennio 2018/2020 praticando una tariffa di 26 euro. Per gestire in autonomia il servizio, le confraternite vollero installare pannelli fotovoltaici sulle tombe di proprietà scatenando l’ira della Gecoci, contraria all’intervento. La società rivendicava il fatto di essere ormai titolare unica della gestione del cimitero. Lo scontro passò alle vie legali e le confraternite, pur di ottenere l’ok all’installazione dei pannelli, invitarono i cittadini a non pagare le somme dovute alla Gecoci spegnendo le luci nelle tombe. 

Infine, la trattativa con pace siglata sulla base di un canone che i privati avrebbero dovuto versare alle confraternite. Un accordo che a Cerignola ha destato sospetti, mai chiariti del tutto. Non si conosce nemmeno l’esito della denuncia per interruzione di pubblico servizio presentata da Gecoci.

La replica dei religiosi 

Nelle scorse ore è intervenuto il vicario, don Pasquale Cotugno che in una conferenza stampa ha detto: “Più volte il nostro vescovo e altri sacerdoti hanno denunciato la situazione del nostro territorio dove la cultura mafiosa è molto presente. Non si può accusare il nostro vescovo di silenzio. Le confraternite hanno una propria personalità giuridica, anche se operano con la nostra supervisione. Noi abbiamo rapporti con l’amministrazione che bandisce gare d’appalto. Non entriamo nel merito della scelta della ditta o dei criteri per l’aggiudicazione di una gara d’appalto”. Sui contatti con aziende vicine alla malavita ha ammesso: “In futuro ci informeremo meglio e ne faremo tesoro. Cercheremo di essere più trasparenti, in questo siamo stati manchevoli”.

In controtendenza il vescovo Luigi Renna che in una lettera ha replicato duramente alle accuse di essere stato troppo “morbido” sulla mafia cerignolana. Renna ha anche incassato la “solidarietà” del collega Moscone della Diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo-Vieste.

“Ringrazio i miei confratelli – ha esordito il vescovo di Cerignola prima di attaccare la stampa, dimenticando che le inchieste giornalistiche hanno contribuito a fare luce sulle questioni sollevate dalle commissioni d’accesso agli atti -. Creare odio e divisione, sulla base di notizie parziali e infondate – ha detto Renna –, è stata sempre un’azione volta a contrastare il bene che cresce, che tante volte non fa rumore. Esiste soltanto un antidoto alla superficialità di certo giornalismo e dell’opinione pubblica che viene disorientata: la capacità di fare discernimento”. 

Non una parola sul caso del cimitero e sul misterioso accordo confraternite-Gecoci. Chiusura a riccio anche sulla struttura per anziani da adibire presso gli edifici comunali “ex Stalloni”. Secondo il prefetto sarebbe in odor di mafia anche la società con cui la Chiesa gestì la gara di quel centro diurno. Una vicenda che analizzeremo meglio prossimamente



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