Giro illecito di loculi cimiteriali, obbligo di dimora per sindaco di Seccapriola. Procura di Foggia dà battaglia

I magistrati in una nota: “Il provvedimento di sostituzione emesso dal gip è stato impugnato dinanzi al Tribunale del Riesame di Bari e, pertanto, la fase cautelare del procedimento penale di cui trattasi non risulta ancora definita”

“Con riferimento alle recenti notizie pubblicate da diversi organi di informazione, in ordine alla sostituzione da parte del gip di Foggia della misura cautelare originariamente applicata nei confronti di Giuseppe D’Onofrio, sindaco del Comune di Serracapriola, appare opportuno precisare quanto segue”. Inizia così la nota stampa della procura di Foggia sul caso del primo cittadino D’Onofrio, arrestato il 20 novembre scorso dall’Arma dei Carabinieri.

“Nel disporre la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nel Comune di Serracapriola – continua la procura -, il gip di Foggia ha sottolineato la permanenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del sindaco D’Onofrio, evidenziando come gli stessi, a seguito degli interrogatori di garanzia, risultino ulteriormente rafforzati quanto alla sussistenza del delitto di abuso di ufficio, contestato a D’Onofrio nell’ambito degli accertamenti inerenti alla illecita compravendita di loculi cimiteriali“.

La Procura di Foggia fa sapere che, in ogni caso, “il provvedimento di sostituzione emesso dal gip è stato impugnato dinanzi al Tribunale del Riesame di Bari e, pertanto, la fase cautelare del procedimento penale di cui trattasi non risulta ancora definita. Quanto alle attività investigative, invece, il pm titolare del procedimento ha già emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Giova in ogni caso sottolineare che tutti i soggetti coinvolti nelle attività di indagine non sono da ritenersi colpevoli, in applicazione del principio cardine di cui all’art. 27 co. 2 della Costituzione Repubblicana, ai sensi del quale ogni cittadino è da considerarsi non colpevole fino alla condanna definitiva”.





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