Spettro Energas a Manfredonia, vent’anni di opposizione e referendum. Lipu: “Se necessario continueremo battaglia”

Nel novembre 1999 la società Isosar depositava il progetto di un mega deposito costiero industriale di Gpl sui pascoli steppici alle porte della città sipontini, già dilaniata dagli storici incidenti industriali

Venti anni di opposizione e terzo compleanno del referendum NoEnergas. Questa la situazione attuale denunciata da Lipu Capitanata in attesa della sentenza al Tar. “Se necessario continueremo a opporci per altri 20 anni – scrivono sulla pagina Facebook -. Nel novembre 1999 la società Isosar, oggi Energas/Q8, depositava il progetto di un mega deposito costiero industriale di Gpl sui pascoli steppici alle porte di Manfredonia, già dilaniata dagli storici incidenti industriali. La stessa area, però, era stata individuata Zps e Sic in ottemperanza alle direttive europee Uccelli e Habitat, determinando le contestazioni della Lipu che prima ancora l’aveva definita tra le Iba (Important Birds Area). Un anno dopo, la Valutazione di Impatto Ambientale si concluse con un parere negativo del Ministero Ambiente, innescando ricorsi amministrativi della società che ne ottenne l’annullamento.

In parallelo – proseguono gli ambientalisti -, l’industrializzazione su una parte di quel delicato contesto territoriale, tutelato dai massimi vincoli, indusse la Lipu a denunciare la situazione in sede comunitaria e a sostenere per anni la conseguente procedura di infrazione fino alla clamorosa condanna dell’Italia. Paradossalmente – continuano – la chiusura dell’infrazione e relative compensazioni ambientali del danno (a cui si prestarono alcuni ambientalisti ma che la Lipu contestò come insufficienti a garantire un vero deterrente per future aggressioni), spinsero proprio Energas a ripresentare a Via nel 2013 il progetto del 1999! Nel 2015 il parere Via positivo, malgrado articolate osservazioni della Lipu, quindi quelle del Caons (comitato associazioni operanti nel sociale) le proteste popolari e le manifestazioni studentesche”.

L’evoluzione. “Il progetto giungeva così al procedimento autorizzativo presso il MiSE ma in quella sede si aggiungevano altre contestazioni e il netto no del referendum, di cui ricorre il terzo compleanno. Intanto Lipu e Comune di Manfredonia, più Caons ad adjuvantum, proponevano ricorso contro il famigerato parere ambientale positivo espresso dal Ministero. Per contro, la società Energas aveva fatto ricorso allo stesso Tar Puglia contro il ritiro in autotutela del parere del Ministero ai Beni Culturali in seno alla conferenza autorizzativa del MiSE. I ricorsi sono stati oggetto di udienza al Tar di Bari il cui collegio si è riservato di determinare la sentenza che presumibilmente verrà depositata nelle prossime settimane”.

“Ad integrazione della mole documentale depositata con i ricorsi – afferma Cinzia Barbetti, legale per Lipu e Caons – insieme ai colleghi difensori del Comune di Manfredonia, nel dibattimento abbiamo evidenziato diversi elementi di attualità. Ad esempio, le politiche globali sulla salvaguardia della Biodiversità e sulla transizione Energetica che vanno in una direzione del tutto opposta ad un impianto industriale che sottrae prezioso territorio naturale e si basa sull’uso di un derivato petrolifero. Per altro il Gpl è in gran parte funzionale ai trasporti, settore fortemente responsabile di emissioni climalteranti e per questo oggetto di spinte programmatiche verso la de-carbonizzazione con obiettivi di riduzione nel consumo di questo idrocarburo, senza altresì considerare i gravi rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e di incidente, come quello accaduto a Viareggio il 29 giugno 2009. Anche il sopraggiunto risultato referendario costituisce una contraddizione nei confronti di una valutazione ambientale che dovrebbe tenere conto della accettabilità sociale, ormai vera e propria disciplina di valutazione sulle nuove opere in un procedimento aperto e partecipato. Inoltre deve invocarsi il principio di precauzione, quale criterio generale e riconosciuto dell’attività amministrativa, per cui le autorità competenti devono far prevalere le esigenze connesse alla protezione degli interessi in pericolo sugli interessi economici”.

“Le affermazioni minimaliste dell’avvocato di Energas intervenuto in sede di dibattimento – rimarca Enzo Cripezzi della LIPU – circa i rischi di incidente rilevante o le gravi conseguenze per biodiversità e habitat prioritari coinvolti o, ancora, l’incoerenza del Gpl con le politiche energetiche, ci hanno lasciato basiti. Siamo pronti a nuove azioni di contrasto in tutte le sedi per ulteriori vent’anni. Sappia Energas che non siamo isolati come nel 1999 e, qualunque sia l’esito di questa vertenza legale, saremo sempre presenti a centellinare ogni loro azione con una vertenza”. 

“A conti fatti l’opzione zero, la non realizzazione dell’impianto, è l’unica in cui ci guadagna tutta la collettività, come ribadito in udienza proprio da Barbetti, considerando anche solo il risparmio sulla sanzione certa, che ne deriverebbe in sede comunitaria a termine della nuova procedura attivata nel 2015. Un guadagno per tutti a parte i conti correnti di Energas”.